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Etichette e tasse sul cibo, l’Oms si mette ancora contro le conclusioni Onu

Mentre al Palazzo di Vetro sono in corso i negoziati sulla risoluzione presentata dai sette Paesi del gruppo Foreign Policy e Global Health, che ritira fuori la questione dei “cibi buoni” e dei “cibi cattivi”, con la proposta di tassare e di porre obbligo di etichette di alert sui cibi con alto contenuto di grassi, zucchero, sale – posizione che mette “fuori legge” di fatto gran parte del food made in Italy – sulla quale si dovrebbe arrivare a un voto a metà dicembre, a Ginevra l’Oms ha appena diffuso un rapporto del direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, in preparazione del Consiglio esecutivo dell’Oms in programma a fine gennaio, in cui l’organizzazione per l’ennesima volta ripropone delle conclusioni diverse – un falso dunque – rispetto a quanto deciso dai capi di stato e di governo all’Assemblea generale Onu del 27 settembre scorso.

Dichiarazioni opposte a quelle ufficiali dell’Onu con lo stesso linguaggio fuorviante del comunicato stampa successivo al vertice Onu di settembre, che era stato emendato a seguito delle pressioni dell’Italia.

Onu, agroalimentare sotto accusa: olio e grana come il fumo

«È un fatto di nuovo molto grave», dice l’ambasciatore italiano a Ginevra Gian Lorenzo Cornado, che ha denunciato il nuovo capitolo della storia che è «indice della volontà dell’Oms di prescindere dalla volontà degli stati membri e di perseguire una propria agenda». Sotto accusa più che il direttore generale africano è il segretariato dell’organizzazione, lo staff che continua ad andare avanti come se niente fosse, senza tenere conto delle conclusioni dei capi di stato e di governo all’Onu. La Rappresentanza italiana a Ginevra ha appena diramato una nota ufficiale per denunciare l’accaduto. «Abbiamo chiesto all’Oms – dice l’ambasciatore italiano – di cessare queste campagne di disinformazione, oltretutto sprovviste di solide basi scientifiche».

L’auspicio è che il documento venga corretto prima del Consiglio esecutivo di fine gennaio. E comunque che venga fatta chiarezza al più presto da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla posizione ufficiale perché questo documento se fatto circolare tra le delegazioni, soprattutto quelle dei paesi meno strutturati del sud del mondo, rischia di condizionare i delicati negoziati in corso a New York. Di mezzo c’è la tutela di un settore economico importantissimo per l’Italia che è l’agroalimentare.

Il Sole 24 Ore

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