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Europa. Fat tax: Oms, presto sapremo se funziona davvero

Sono sempre di più i Paesi europei che stanno studiando nuove politiche da adottare sui prezzi dei prodotti alimentari, comprese le imposte sui cibi poco salutari.

E’ quanto afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I governi sarebbero infatti in attesa dei nuovi dati provenienti da Danimarca e Ungheria (tra i primi Paesi ad introdurre la tassazione degli alimenti non sani) al fine di valutarne l’impatto e decidere le misure opportune da adottare. Misure che potrebbero consistere non solo nell’introduzione di imposte sui cibi poco salutari ma anche in contributi volti ad incentivare il consumo di alimenti più sani. La stessa OMS ha annunciato la lista dei “punti di azione”  basati sui nuovi elementi di prova in materia di tasse alimentari che sarà disponibile entro i prossimi sei mesi. E sarà proprio il tema delle imposte sugli alimenti poco salubri al centro del meeting in programma il prossimo mese di marzo in Israele dove è prevista la partecipazione di rappresentanti di 51 Paesi. Anche se la tassa sui grassi saturi adottata dal governo danese è in fase di ritiro causa le pressioni esercitate dall’industria del settore, la Technical University di Copenhagen ne sta studiando l’impatto avuto sui consumatori ed i risultati sono attesi entro il prossimo maggio. Risultati che sicuramente andranno ad influenzare le future scelte di molti Paesi che guardano appunto con estremo interesse all’esperienza danese per trarne una valida indicazione. Gli esperti dell’ Oms ritengono la tassazione degli alimenti poco salutari una strada imprescindibile per ridurre le malattie non trasmissibili come l’obesità e di conseguenza uno strumento fondamentale per ridurre i costi relativi alla salute pubblica.

Sempre secondo l’Oms non vi sarebbe alcune prova concreta a sostegno dell’aumento degli acquisti transfrontalieri effettuati dai consumatori danesi in seguito alla adozione della tassa sui grassi saturi. I detrattori dell’imposta, avevano infatti più volte sostenuto come a seguito della nuova tassa fosse cresciuto notevolmente il numero di consumatori danesi che varcava il confine con la vicina Germania (dove invece non è prevista nessuna fat tax ) per acquistare prodotti alimentari a prezzi più favorevoli. L’effetto reale – dicono gli esperti dell’Oms- deve ancora essere provato.

Una relazione del Ministero della Salute ungherese ha invece dimostrato come le tasse sui cibi non sani abbiamo avuto effetti sulle vendite contribuendo a ridurne il consumo. Le imposte ungheresi sono state introdotte nel settembre 2011 sulle bibite, dolci confezionati, gelati e snack salati, zucchero, caffeina o sale contenuti al di sopra dei limiti stabiliti dalla legge.
Il governo ungherese ha inoltre recentemente modificato la definizione di una bevanda energetica per prevenire l’evasione fiscale.

Spagna, Grecia e Portogallo hanno invece aumentato l’IVA sulle bevande analcoliche.

A questo punto non resta che aspettare i prossimi mesi per conoscere i risultati del reale impatto della tassazione sui cibi poco salutari nei Paesi dove è stata introdotta. Solo così si potrà capire se effettivamente l’imposta adottata dalla Danimarca e da altri Paesi europei abbia apportato i risultati sperati in termini di miglioramento della salute o se invece sia necessario prendere in considerazione misure diverse.

sicurezzaalimentare.it – 9 gennaio 2013 

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