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Europa, valutazione rischio ai tempi del fiscal compact: cosa cambierà nei prossimi 3 anni?

I tagli economici alla valutazione del rischio colpiscono sia le autorità indipendenti UE che le finanze nazionali. Cosa cambierà nei prossimi 3 anni circa la valutazione del rischio? Spunti dal Management Board di EFSA

Non sarà facile per i prossimi anni mantenere gli attuali standard di bilancio, e saranno richiesti tagli: questo il pensiero che la direttrice di EFSA ha espresso in occasione dell’ultimo CdA (o Management Board) di EFSA lo scorso 27 giugno. Mentre il budget per l’anno 2014 non è stato ancora recepito da alcun accordo tra Parlamento Europeo e Consiglio dei Ministri UE. Paola Testori Coggi, in rappresentanza della DG SANCO della Commissione, ha chiarito come i tagli saranno complessivamente del 10% in 5 anni. E gli Stati membri potranno sperimentare un simile taglio, compreso tra il 5% ed il 25%.

La direttrice, Catherine Geslain-Laneèlle ha poi rivelato che EFSA, nel prossimo futuro, potrebbe non avere le risorse sufficienti per coprire aree connesse con la salute pubblica e la nutrizione. Paradossalmente EFSA dovrà rispondere prioritariamente alle industrie che le sottopongono dossier per la commercializzazione, in ragione dei tempi legali obbligatori di evasione delle richieste.

Il pensiero è netto e chiaro: e impegna ad una riflessione sul futuro stesso dell’Authority europea. Riuscirà a mantenere l’appoggio del Parlamento Europeo, già nel recente passato molto critico con EFSA su indipendenza e trasparenza, ed in grado di favorire un nuovo corso su rinnovate basi? Riuscirà a non inimicarsi troppo ambientalisti, consumatori e in genere, cittadini europei? Ricordiamo che EFSA vede il proprio budget autorizzato ora dal Parlamento Europeo. Sotto queste forche caudine deve passare.

La Direttrice ne è ben consapevole e rilancia: EFSA potrà diminuire il lavoro sui prodotti da immettere sul mercato a vantaggio dei temi di salute pubblica, la sua affermazione al Management Board.

Ma la partita non è facile. Già molti gruppi industriali stanno cominciando a mettere l’Europa in secondo piano come mercato di Ricerca e Sviluppo. Nel campo delle varietà vegetali e dei fitosanitari, le multinazionali -che possono decidere i mercati finali-, trovano più vantaggioso investire in macroregioni mondiali con una regolamentazione meno stringente, tempi di approvazione più brevi e ritorni più elevati in ragione di un aumento della produttività agricola ormai da tutti ricercato ( e dietro l’egida della FAO che ha dichiarato centrale una “sustainable intensification”).  Si sta facendo insomma in agricoltura (come ricordano alcuni economisti, Stiglitz in testa) quel che si faceva nel tessile negli anni ’90: si va alla ricerca delle zone con regole più lasche. E chi ha gli standard più elevati di sicurezza alimentare (come a suo tempo chi aveva standard più elevati nei diritti dei lavoratori) arranca. Ma siamo sicuri che è il mondo che vogliamo?

Formalmente, la motivazione è la strategia Europa 2020, fortemente incentrata sul mantra della crescita tramite l’innovazione e la ricerca. Crescita economica diventa un tutt’uno con la crescita scientifica: e spesso anche con una minore regolazione, favorevole ad una più ampia applicazione di mercato delle tecnologie. Ricordiamo che l’enfasi della strategia europea è il “recupero” del terreno perduto. Mentre la strategia precedente- Lisbona doveva rendere l’Europa  la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010.

Rete nazionale

Le autorità nazionali potrebbero diventare allora dei “centri di eccellenza”, autorizzati a emettere pareri del massimo grado scientifico poi autorizzati da EFSA su certi temi. E’ una delle ipotesi circolate per ovviare al problema dei costi. In realtà l’opzione non è piaciuta a tutti: il rappresentante finlandese, Kallio, ha affermato che il parere finale deve essere solo di EFSA: un parere insomma solo di livello europeo può essere percepito come credibile.

Tasse di scopo, tra 3 anni in agenda

In base a quanto rende noto Eu Food Policy, che ha ricevuto dichiarazioni direttamente di Catherine Geslain-Laneelle, il dibattito sulle tasse di scopo all’industria non scomparirà nel futuro: anche se attualmente è in sospeso. Ricordiamo che tali tasse, che dovrebbero coprire i costi di impegno richiesto ad EFSA per valutare la sicurezza di prodotti con beneficio di tipo privato (proprietà industriale), sono state al momento considerate inopportune. In ragione del danno di immagine all’indipendenza di EFSA in un momento così delicato.

Ma a detta della Direttrice, nel prossimo futuro bisognerà pragmaticamente fare i conti infatti con le richieste di salute dei cittadini. Che non potranno semplicemente essere messe in un angolo. Motivando così l’introduzione delletasse di scopo con la necessità di assicurare un equilibrio finanziario di EFSA, nell’interesse dei cittadini europei. Queste sembrano essere le parole chiave.

 “Vi sono tutta una serie di aree- dalle contaminazioni chimiche, alle zoonosi, fino allo sviluppo di nuove metodologie di valutazione del rischio- che possono essere finanziate solo dal budget europeo. E queste aree hanno un impatto immediato sulla salute dei cittadini europei” ha dichiarato Catherine.

Ci si attende per ottobre un accordo sul budget triennale al 2014. Ma rimane inteso che –dopo alcune iniziali promesse in tal senso- non sarà possibile aumentare il personale interno dedicato ai lavori dei panel.

Sicurezza Alimentare-Coldiretti  – 12 luglio 2013 

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