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Expo, Frigerio al Viminale “Andai dalla Cancellieri e mi parlò bene di Maltauro”. E cita contatti con Lupi

Il regista della Cupola cita contatti con l’allora ministro e con Lupi “Una tangente di 20 mila euro pagata fino a poche settimane fa”. TANGENTI ? Ma quali tangenti. I soldi che ho incassato erano «contributi volontari », al massimo «cene elettorali » pagate dagli imprenditori. La versione Frigerio secondo Frigerio va in scena il 12 maggio nel carcere di Opera.

IL «professore» è in cella da quattro giorni con l’accusa di essere il registra dello scandalo Expo. Associazione a delinquere finalizzata alla corruzione la principale accusa. E l’ex segretario provinciale della Dc, nonostante le disavventure e le condanne di Tangentopoli, continua a professare la sua innocenza. Esattamente come vent’anni fa. Nonostante le microspie posizionate all’interno del centro culturale Tommaso Moro di Milano, abbiano per mesi registrato passaggio di tangenti, accordi sottobanco, turbative d’asta per favorire soprattutto la società Maltauro di Vicenza, colosso nel mondo delle costruzioni — 1800 dipendenti — interessata soprattutto a mettere le mani sulla torta Expo.

Nessun favore, giura ora il professore, difeso dall’avvocato Manola Murdolo. Maltauro era un amico che, al massimo, «mi ha fatto un prestito (mai restituito, ndr) ». E spiega anche come è nata questa amicizia.

LA VISITA AL VIMINALE

«Nel 2012 — inizia a ricostruire la sua verità Frigerio al gip di Milano Fabio Antezza — mi telefonò Annamaria Cancellieri, che allora era ministro dell’Interno nel governo Monti, e che io conoscevo bene perché quarant’anni, o forse trent’anni prima io ero segretario Dc a Milano e lei era vice prefetto. Mi telefonò lei per dirmi che avevo scritto un libro molto bello. Non ricordo più quale fosse», finge di dimenticare il modesto professore. «Tornato dalle vacanze, era la primavera del 2012, andai a trovarla al ministero e lì chiesi alla Cancellieri se conosceva questa grande impresa veneta, perché sapevo che era stata prefetto anche a Vicenza. E lei mi disse che era un’ottima impresa, che era un’ottima famiglia. Dopodiché ne presi atto, era un consiglio in più che mi arrivava».

Ecco come nasce la vicinanza tra la società che più di tutte è stata avvantaggiata in Expo, e il “professore” Frigerio. Se l’episodio sia veritiero — ovvero che un condannato sia stato ricevuto al Viminale come nulla fosse — non è dato saperlo. Sorprende anche come il ministro dell’Interno possa definire «un’ottima impresa», una società guidata da un manager già coinvolto in Mani Pulite e condannato.

La verità di Frigerio secondo Frigerio spesso coinvolge il mondo politico attuale. A verbale, il capo della cupola con sede nell’anonimo palazzo di viale Andrea Doria a Milano ricorda anche come recentemente si sia interessato per lo smaltimento a Caorso di scorie nucleari. «Ho fatto un incontro l’altra settimana con il sottosegretario del governo Renzi, Reggi (probabilmente Roberto, sottosegretario alla Pubblica istruzione, ex sindaco di Piacenza, ndr) ». Il motivo dell’appuntamento? Frigerio su Caorso voleva solo «sollecitargli un problema grave».

E ricorda, quasi divertito, quando, solo poche settimane fa, durante un passaggio di una busta dalle mani di Maltauro, «con 20 mila euro all’interno di un giornale» all’albergo Palace di Milano, «lì di fianco » ci fosse il governatore lombardo Roberto Maroni. Che dopo averlo salutato gli avrebbe anche detto: «Vienimi a trovare ». Frase che subito Frigerio si affretta a bollare «solo di circostanza ».

I RAPPORTI CON LUPI

Ma i favori del “professore” verso Enrico Maltauro, lo avrebbero spinto a disturbare più volte anche l’attuale responsabile delle Infrastrutture, Maurizio Lupi (Ncd). Un ricordo di alcuni anni fa, per promuovere Maltauro per una strada da costruire in Libia, dopo un accordo tra il governo Berlusconi e il colonnello Gheddafi. Lupi è il politico in carica più citato in questo verbale. «Un politico», lo definisce Frigerio, «che io conoscevo bene, eravamo parlamentari fino al 2006». L’ultima volta che si sono incontrati? «Nel 2013, tre o quattro volte. Poi magari quando c’erano i convegni a Roma, che c’è il ministro, solitamente si fa la claque per i ministri giovani». Ma resta vago, il professore. Come sul rapporto con Silvio Berlusconi. Anche su questo punto, il professore sembra svicolare. «Lo conosco dal 1974», precisa, «ma negli ultimi due anni la frequentazione si è diradata, perché si è formata intorno una corte che non apprezzo molto». Anche se nelle carte dell’inchiesta, anche su questo punto, le versioni non coincidono e parlano di «pizzini», arrivati ad Arcore fino a poche settimane fa.

Repubblica – 7 giugno 2014 

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