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Expo, Frigerio ammette: “Avevo l’ufficio a Roma nella sede di Forza Italia”. Paris interrogato per 5 ore: “Sì, manipolai le gare”

Una «due giorni» di interrogatori che possono cambiare molti destini. Ieri Angelo Paris, manager Expo, cinque ore e mezzo di botta e risposta. Drammatico a tratti, secretato, e non ancora finito. Riprenderà più avanti, forse a fine settimana. E oggi tocca a Sergio Cattozzo, ex democristiano di lungo corso, arrestato con tre foglietti con la lista delle mazzette (lui dice «consulenze») e noto tra i detective come la «longa manus » di Gianstefano Frigerio, il settantacinquenne faccendiere che amava farsi chiamare «professore» o «onorevole».

E proprio da quest’ultimo bisogna ancora ripartire per comprendere lo sviluppo di ieri: «Io dice in sintesi Frigerio nel suo interrogatorio di convalida dell’arresto (e senza possibilità di arresti domiciliari, come gli ha appena confermato il giudice delle indagini preliminari) avevo un ufficio a Roma, nella sede di Forza Italia».

È questo dunque il «contesto » di Frigerio, come ricorda anche l’unico costruttore sinora arrestato, Enrico Maltauro: Frigerio gli ripeteva che era Berlusconi il suo «referente politico ». Millanterie o meno, quando Frigerio decide di coinvolgere sempre più Paris, nel giro di 18

ore il manager assettato di carriera e impaurito dal peso delle responsabilità riceve effettivamente l’invito di andare a cena ad Arcore, con Silvio Berlusconi.

Che cosa poteva pensare dunque Paris di uno come Frigerio? Pressato e adulato, Paris era spesso al centro dei discorsi della «cupola» dell’ufficio mazzette (contrabbandato da circolo Tommaso Moro). E, di lui ormai abbindolato, si narrava che vedesse Frigerio come «la madonna ».

«L’ALLENATORE».

Ieri, a quanto trapela dal palazzo di giustizia, lo stesso Paris è frastornato: «Ho sbagliato», ripete. Molti gli sbagli, di certo, perché «ho sbagliato – dice – a lasciarmi avvicinare da Frigerio, ma non faccio parte del loro gruppo. Ho creduto potessi avere vantaggi di carriera, protezione politica». È un Paris, quello arrivato al quinto piano in manette, con alcuni libri a coprirle, jeans e polo blu notte, pallido e provato: davanti a Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio della pubblica accusa non ha esitato ad ammettere che le turbative d’asta ci sono state e che sì, sono passate attraverso di lui. Ma c’è un dettaglio importante. E va compreso sino in fondo.

Frigerio suggeriva a Paris di far crescere la situazione d’emergenza per accaparrarsi un intero settore, quello delle costruzioni dei padiglioni di alcuni Paesi stranieri. E lo incitava: «Prendete le più grosse (delle aziende), gli date dieci per una…!…semplifica!… Se è l’unica via… Con Sala (Giuseppe, l’amministratore delegato di Expo) insisti!». Il 26 marzo scorso, parlando del riassetto dei poteri in Regione dopo gli arresti dentro «Infrastrutture Lombarde », Sergio Cattozzo manda a Paris questo sms: “Ti vedo bene come allenatore”.

Il pressing non può affatto dare i frutti sperati. Proprio sull’appalto che riguardava i «paesi stranieri», a Paris mancava risulta a Repubblica – una notizia importante per la «cupola»: dopo aver verificato prospettive e beghe legali, l’Expo aveva deciso che no, non avrebbero mai appaltato loro i lavori per conto degli stati esteri. Ma Paris e Frigerio continuavano a contarci, a tentare. LA RETE Aumenta il numero di chi, citato nelle varie intercettazioni, sostiene di non aver mai avuto a che fare con la triade Frigerio-Primo Greganti-Luigi Grillo (ex senatore pdl). Eppure, la lettuda ra degli atti continua a mostrare le ramificazioni e i contatti: «Guarda che la capitale della Finmeccanica in Italia è Genova …non ti dimenticare …quando vuoi ti faccio un report di tutte le cose che ci sono a Genova» dice Luigi Grillo a Mauro Moretti, appena nominato ad proprio di Finmeccanica.

Sempre Grillo, passato da Berlusconi agli alfaniani, è in contatto con Giuseppe Guzzetti, antico dc, presidente della Fondazione Cariplo. Parlano di un manager su cui la «cupola» punta, Giuseppe Nucci, ex Ad di Sogim, che hanno portato anche a casa di Cesare Previti. E Guzzetti, uomo lontanissimo Previti, dice: «Io ho segnalato, ho insistito aspetto che mi dicano ».

Contatti davvero in mezzo mondo, che venivano «vantati» con i vari interlocutori, per tutti c’era una carriera da fare, una protezione da concedere. E persino in Rai il «professore» e «onorevole » Frigerio assicurava di poter arrivare: voleva «un contatto con Luigi Gubitosi», direttore generale, e sosteneva di poterlo ottenere attraverso il forzista Antonio Martusciello. E se uno ha l’ufficio in Forza Italia, al Ppe e manda bigliettini a Berlusconi, qualche santo in paradiso può averlo.

Repubblica – 20 maggio 2014 

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