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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Falda inquinata e Pfas, nuovo esposto Greenpeace: «Ci nascondono i dati». L’associazione contro la Regione. Martedì videochat dell’Usl 8 sul problema
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    Falda inquinata e Pfas, nuovo esposto Greenpeace: «Ci nascondono i dati». L’associazione contro la Regione. Martedì videochat dell’Usl 8 sul problema

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche27 Febbraio 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Pfas, sulla contaminazione della falda Greenpeace presenta un esposto al Tar contro la Regione Veneto: «Manca la trasparenza, non ci forniscono i dati sulle acque potabili». E mentre l’Usl 8 programma una videochat (martedì alle 13, sulla pagina Facebook dell’azienda sanitaria) in cui un esperto risponderà ai dubbi dei cittadini, l’azienda Miteni critica la diffusione dello studio del dottor Enzo Merler sulla mortalità dei lavoratori dell’industria. «Ricerche definite parziali e incomplete, che giungono a conclusioni errate» è la posizione dell’azienda di Trissino.

    Greenpeace lo scorso 30 novembre ha presentato alla Regione richiesta formale dei dati sulla presenza di Pfas nelle acque destinate al consumo umano, nella zona dove la falda è più contaminata, dal 2013 al 2016. «A distanza di quasi tre mesi e dopo una serie di rimpalli di competenze che hanno coinvolto l’area sanità, l’Arpav e le Usl venete, ad oggi è stata fornita solo una parte dei dati. Nulla è arrivato dall’Usl 8. Si viola così la norma sulla trasparenza della pubblica amministrazione» attacca Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Detox per l’eliminazione dei composti polifluorati e perfluorati dalle produzioni. L’associazione lamenta come i dati forniti da Venezia siano parziali, relativi alle aree contaminate del Veronese ma non del Vicentino: «Di fatto oggi, almeno per i dati più recenti pubblicati nel sito della Regione, è quasi sempre impossibile risalire alla presenza di Pfas nell’acqua potabile del proprio Comune» dichiarano gli ambientalisti.

    Intanto dalla Miteni (l’industria di Trissino indicata da Arpav come origine dell’inquinamento), si replica a quanto diffuso in relazione a uno studio dell’epidemiologo Merler presentato nei giorni scorsi, inerente una maggiore mortalità dei dipendenti della fabbrica e la presenza di Pfas nel sangue migliaia di volte superiore alla media. Per Miteni «non c’è nessuna patologia correlata ai Pfas. È grave creare allarme con ricerche parziali, stanno provocando grande preoccupazione fra i lavoratori. Con numeri così piccoli un singolo malato in più o in meno cambia completamente il risultato, e dai risultati indicati non è giustificata alcuna conclusione circa una più elevata mortalità». Il tema Pfas del resto continua a tenere banco. Ieri è intervenuto il consigliere regionale Andrea Zanoni (Pd): «La Regione deve far chiudere la Miteni, bonificare il sito contaminato e promuovere una causa civile per il risarcimento dei danni». Concorda sulla chiusura dell’industria anche la deputata dei 5 Stelle Silvia Benedetti, «è davvero folle che continui ad operare. Ed è gravissimo che il governo non abbia considerato la proposta di legge che ho depositato sui limiti, pari a zero, di Pfas nelle acque».

    Andrea Alba Il Corriere del Veneto – 27 febbraio 2017 

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