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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Farmaci carenti, picco di segnalazioni in Italia: +23% su marzo 2022. Alla fine del mese scorso 3.430 medicinali indisponibili, erano 2.822 un anno prima. Netto aumento post Covid, solo 30 prodotti vanno importati
    Notizie ed Approfondimenti

    Farmaci carenti, picco di segnalazioni in Italia: +23% su marzo 2022. Alla fine del mese scorso 3.430 medicinali indisponibili, erano 2.822 un anno prima. Netto aumento post Covid, solo 30 prodotti vanno importati

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati3 Aprile 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Il Sole 24 Ore. Sono attualmente 3.430 i farmaci che risultano carenti in Italia, un po’ meno rispetto al picco rilevato a fine febbraio (3.670) ma molti di più rispetto a quelli dichiarati indisponibili a fine marzo dello scorso anno, quando le segnalazioni nei report dell’Agenzia italiana del farmaco si fermavano a 2.822.

    Segnalazioni in crescita

    Il Sole 24 Ore ha potuto prendere in esame gli elenchi dei farmaci carenti pubblicati da Aifa ogni settimana dal 1° gennaio 2018 a oggi e l’aumento risulta evidente: nell’ultimo autunno-inverno (da settembre a marzo), periodo in cui si intensificano gli acquisti di medicinali per le influenze stagionali, sono state rilevate in media 3.463 carenze, il 22,6% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; l’85% in più rispetto alla stagione 2018-2019, prima della pandemia.

    L’indagine è stata condotta nell’ambito di un’inchiesta europea sul fenomeno promossa dallo European data journalism network, di cui il Sole 24 Ore è partner: l’istituto mediterraneo per il giornalismo investigativo (Miir) di Atene ha raccolto i dati sui farmaci carenti in nove paesi Ue dal 2018 al 2022 e sono emerse complessivamente 22.107 segnalazioni. Tra gli Stati che hanno preso parte al monitoraggio, l’Italia detiene il record con oltre 10mila farmaci segnalati almeno una volta come carenti nell’arco dei cinque anni.

    Dietro il record numerico, però, si nascondono diversi fenomeni, oltre che una maggiore propensione a segnalare da parte delle aziende del settore. Il 12,2% dei medicinali attualmente carenti in Italia, come emerge dall’elaborazione dei dati contenuti nei report dell’Aifa, riguarda cessate commercializzazioni (temporanee o definitive) decise dalle case farmaceutiche. Il 73% è indisponibile, invece, per elevata richiesta o problemi produttivi.

    Solo un decimo dei farmaci attualmente carenti, però, non ha alternative presenti sul mercato e «solo per una trentina è stato necessario autorizzare l’importazione», fa sapere Domenico Di Giorgio, dirigente Aifa.

    I picchi più recenti

    Che le carenze di farmaci siano in aumento è diventato chiaro a molti italiani questo inverno. «La maggiore incertezza internazionale ha avuto ripercussioni sulla filiera. Sempre più spesso mancano farmaci di uso comune», dichiara Di Giorgio. È successo, ad esempio, con l’ibuprofene a dicembre, una carenza la cui risonanza mediatica ha generato pure «un effetto rimbalzo» in seguito all’accaparramento del medicinale nelle farmacie.

    Il 15 dicembre 2022 l’Ema, l’agenzia europea per il farmaco, ha annunciato che quasi tutti i paesi dell’Unione europea stavano affrontando lacune nel rifornimento medico. «I paesi europei sono stati colti di sorpresa da un così grande disallineamento tra domanda e offerta, soprattutto per gli antibiotici», ammette il chief medical officer di Ema, Steffen Thirstrup.

    L’allarme strettamente legato al picco influenzale – che ha generato tensioni anche su antibiotici e antinfiammatori – oggi sembra rientrato, ma la maggiore incidenza di queste “crisi” (e la loro visibilità) impone di intervenire tempestivamente. «Oggi possiamo fare leva – spiega il dirigente Aifa – su molte alternative, dall’importazione fino alla farmaceutica militare. E possiamo contare sulla collaborazione delle filiere: ormai c’è un dialogo molto attento a queste situazioni tra amministrazioni, centrali e periferiche, e stakeholder».

    La pandemia ha già messo a dura a prova il sistema, con picchi imprevisti e imprevedibili. Nel 2020 ha fatto notizia la carenza di anestetici per rianimazione e si è dovuta sospendere l’utilizzo di idrossiclorochina. Poi è stato necessario sgonfiare la corsa “mediatica” alle bombole d’ossigeno, così come limitare l’uso del plasma, a fronte alla riduzione della raccolta.

    Le motivazioni

    Al netto della gestione delle emergenze, è sulle ragioni profonde del fenomeno che bisogna incidere nel lungo periodo. «Le carenze sono il sintomo e a determinarlo sono una serie di concause», spiega Di Giorgio.

    Innanzitutto il decreto legge n. 35/2019 ha reso obbligatoria la segnalazione da parte del titolare della vendita della carenza per elevata richiesta. E l’incertezza dei mercati post pandemia ha spinto sempre più aziende a dichiarare di non riuscire più a far fronte alla domanda. «In un contesto di mercato che ha dovuto fronteggiare restrizioni nei trasporti, difficoltà di reperimento di materiali per il confezionamento e forniture contingentate, preferiscono – aggiunge Aifa – preannunciare una carenza che essere sanzionate».

    A pesare, poi, è la dipendenza – in particolare per gli antibiotici – dall’importazione dei principi attivi da alcuni paesi asiatici (si veda l’articolo a destra) e il ritardo, tutto italiano, nella diffusione dell’uso dei farmaci generici-equivalenti, la cui quota si aggira intorno al 23% delle vendite (dato Egualia).

    Risultano in calo, invece, le mancate forniture ospedaliere, anche grazie ai tempestivi interventi resi possibili dalle segnalazioni della piattaforma DruGhost di Sifo, i farmacisti ospedalieri. «Alcune aziende partecipino a troppe gare e poi gestiscono il prodotto cercando di evitare penali», spiega Di Giorgio. I maggiori controlli sulla rete distributiva, infine, hanno quasi debellato il fenomeno dell’indisponibilità distributiva legata ai rastrellamenti, scatenati ad esempio da esportazioni non controllate.

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    Cristina Fortunati
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