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Fazio: “Senza condivisione Stato-Regioni non si governa la sanità”

“Dal 2001 è difficile fare grandi leggi di riforma, al massimo è possibile fare leggi spezzatino e questo perchè senza la giusta condivisione tra Stato e Regioni non si riesce a governare la sanità”.

Così il ministro della Salute al convegno La sanità in Italia – Organizzazione, governo, regolazione, mercato, promosso dalla Fondazione Astrid per presentare il volume “La Sanità in Italia”. Presenti, tra gli altri, Sergio Dompè, presidente Farmindustria, Sergio Pecorelli, presidente Aifa e l’ex ministro della Salute Livia Turco.

“La complessità del quadro normativo è data dal sistema sanitario universalistico spalmato sulle Regioni. Per questo motivo legiferare sulla sanità non è come legiferare su altre materie, occorre avere il benestare delle Regioni in modo che i provvedimenti non risultino antitetici”. Così il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenendo al convegno La sanità in Italia – Organizzazione, governo, regolazione, mercato, promosso dalla Fondazione Astrid. “Dal 2001 – ha spiegato il ministro – è difficile fare grandi leggi di riforma, al massimo è possibile fare leggi spezzatino e questo perchè senza la giusta condivisione tra Stato e Regioni non si riesce a governare la sanità”.

Occasione dell’incontro è stata la presentazione del volume “La Sanità in Italia”, autori Claudio De Vincenti, Renato Finocchi Ghersi e Andrea Tardiola, edito dal Mulino nell’ambito della collana dei Quaderni di Astrid, la Fondazione presieduta da Franco Bassanini. Il libro ha lo scopo dichiarato di offrire al lettore lo stato dell’arte compiuto dell’attuale situazione della sanità e di fornire anche le ricette giuste per aggredire i nodi più controversi venuti alla luce nelle ultime stagioni. Quindi federalismo e sostenibilità del sistema su tutti.

A proposito di sostenibilità del Ssn, questa secondo il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé, è la vera sfida “in una società che invecchia rapidamente” (anche grazie ai farmaci) in quanto la “domanda di salute di un over 65 è più del doppio della media”. La farmaceutica quindi svolge un ruolo positivo per la crescita economica del Paese e dei territori. “Dal 2000 al 2010 – ha spiegato Dompè – l’export ha determinato l’85% della crescita della produzione. Nel 2010 senza la crescita dell’export (+15%) la produzione sarebbe scesa di un punto percentuale”.

Dompè ha anche ricordato il ruolo positivo della farmaceutica per il controllo dei costi e la sostenibilità del Sistema: “Un euro speso per la vaccinazione può equivalere a 24 euro per curare chi si ammala”. Ma dal presidente di Farmindustria è arrivato anche un monito: “L’italia, tra i Paesi Oecd, è quello con la più alta quota di spesa in-patient. La spesa procapite è più bassa del 15% rispetto alla media dei Big Ue e la spesa privata è quasi integralmente out-of-pocket, mentre negli altri Paesi ha un ruolo maggiore la sanità integraativa”.

Sul criterio di governance del sistema complessivo e regionale è intervenuto Romano Colozzi, coordinatore degli assessori al Bilancio delle Regioni, ricordando come “la riforma del Titolo V ha dato il giusto ruolo alla sanità nel territorio consentendo la gestione della salute in modo diretto, dando più strumenti idonei. Certo non tutte le regioni sembrano aver colto quest’oppurtunità”.

“Il mio punto di vista – ha aggiunto Colozzi – è che la sanità in Italia funziona, ma serve un Patto di trasparenza e responsabilità fra le istituzioni. Ci sono aree del Paese dove la sanità è al top e altre invece che devono affrontare ancora la sfida dell’efficienza e della lotta agli sprechi, ma nel complesso il sistema sanitario italiano è fra quelli meno costosi d’Europa. È dunque necessario un grande accordo per la trasparenza dei bilanci. Unico principio che ci deve ispirare è: ogni euro incassato con le tasse deve andare nei servizi ai cittadini”.

Per Sergio Pecorelli siamo di fronte ad un quadro fatto di “sfide culturali”, dove ricerca e sviluppo, valutazione della performance e prevenzione “hanno un impatto sulla qualità della vita e sulla tenuta dell’economia”. Il quadro è inoltre complesso “perchè spesso non sono chiare le regole del gioco”. Secondo Pecorelli in questo libro “ci sono spunti fondamentali per il Paese. Il tutto è una sfida culturale perchè bisogna avere ben presente qual è la posta in gioco conoscendo la materia: è dunque necessario avere la cultura del dato, della misura dei fenomeni. Dobbiamo mirare a stare bene il vero punto è l’investimento nella cultura della prevenzione”.

“Il libro però non è soltanto di rigore scientifico – ha ricordato Livia Turco, protagonista del periodo a cui fa riferimento il volume, quando era ministro della Salute – ma c’è un pensiero che rielabora l’esperienza offrendo una visione compiuta d’insieme. Questo libro ha significato rileggere la mia esperienza che credo sia stata di buona politica”. Turco rivendica la sua opera di ministro ricordando come “Efficienza, equità ed efficacia sono state garantite con il Patto per la salute e i Piani di rientro, scelte politiche chiare orientate da valori chiari e trasparenti”. E poi un attacco all’attuale Governo e alla gestione della sanità: “Ai miei tempi la politica della salute si faceva al ministero della Salute e non all’Economia. Adesso vedo un rischio arretramento quando il vincolo del bilancio è prevalente sui bisogni di salute”.

Quotidianosanita.it – 27 maggio 2011

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