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Via libera del Cdm a fisco regionale e costi standard

Via libera del Consiglio dei ministri di oggi al Dlgs su «Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario».

Il testo per quanto riguarda la sanità non avrebbe subito modifiche rispetto a quello della bicamerale e le osservazioni proposte al Governo dovrebbero trovare posto eventualmente nel Dlgs sempre in attuazione del federalismo fiscale su premi e sanzioni.

Tra le novità del testo approvato, lo rcordiamo, il Dlgs dispone lo sblocco dell’addizionale Irpef in tre tempi. Alla parte fissa dello 0,9% (da rideterminare nel giro di un anno con Dpcm) le regioni potranno aggiungere: fino al 2013 lo 0,5%, nel 2014 l’1,1% e dal 2015 in poi il 2,1%. Solo il primo “scatto” si applicherà a tutti gli scaglioni di aliquota. Gli altri due varranno solo per i redditi superiori a 28mila euro. In aggiunta i governatori avranno anche l’intera Irap che potranno anche azzerare, sempreché non abbiano portato l’addizionale Irpef oltre l’1,4%

Allo stesso modo dei Comuni, anche le Regioni otterranno una compartecipazione all’Iva. Ben più ampia però di quella dei municipi visto che sarà del 44,7% fino a nuova determinazione. In una misura tale da garantire l’intero finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale. L’Iva sarà territoriale: si terrà conto dei consumi registrati con il quadro Vt delle dichiarazioni. Inoltre verranno presi in considerazione anche gli scambi degli enti non market (Pa e onlus)

Dal 2013 scompariranno i trasferimenti statali. Ogni Regione dovrà finanziare le proprie uscite con i tributi propri, le compartecipazione o addizionali ai tributi erariali e le quote del fondo perequativo. La perequazione partirà nel 2013 e servirà a garantire il finanziamento integrale (ma a costi standard) della spesa per le funzioni fondamentali: sanità, assistenza, istruzione e trasporto. Nelle altre materie, su input del Pd ridurrà le distanze del 75% tra territori ricchi e poveri

Definita anche la futura finanza provinciale. Gli enti di area vasta potranno contare su un’imposta provinciale di trascrizione (Ipt) che verrà riformata, sull’imposta sull’Rc Auto al 12,5% che sarà manovrabile da quest’anno in su o in giù del 3,5%, su una quota del bollo auto regionale e su una compartecipazione all’Irpef. Il tutto servirà a compensare il taglio dei trasferimenti statali e regionali. Le stesse imposte spetteranno (anche se in misura diversa) alle città metropolitane

Per quanto riguarda i costi standard saranno 3, scelte in una rosa di 5, le regioni benchmark per la determinazione di costi e fabbisogni standard sanitari regionali. Dovranno essere una del nord, una del centro e una del sud d’Italia, e una dovrà essere di «piccola dimensione geografica». Nessuna di esse potrà essere sottoposta a piano di rientro. L’anno di partenza sarà il 2013 sulla base dei bilanci di asl e ospedali del 2011. Se si partisse quest’anno le scelte cadrebbero su Lombardia, Toscana e Basilicata

Arrivano infine gli «interventi strutturali straordinari» per rimuovere le carenze infrastrutturali che riguardano principalmente il sud, ma in genere anche le zone montane e le piccole isole, e che hanno effetti sui costi delle prestazioni sanitarie. I ritardi strutturali saranno individuati sulla base di non meglio definiti «indicatori socio-economici e ambientali» – non dunque anche la deprivazione chiesta dal sud – ma in «complementarietà» con gli interventi straordinari per l’edilizia sanitaria già previsti

IL TESTO APPRODATO A PALAZZO CHIGI

Ilsole24ore.com – 31 marzo 2011

 

 

 

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