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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Fise, lo spreco va al galoppo. La Federazione sport equestri in un buco milionario. Tra spese faraoniche e compensi d’oro
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    Fise, lo spreco va al galoppo. La Federazione sport equestri in un buco milionario. Tra spese faraoniche e compensi d’oro

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche26 Febbraio 2014Nessun commento4 Minuti di lettura
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    cavallo sport equestredi Gloria Riva. Favoritismi, stipendi d’oro e auto blu. Il cavallo della Fise, la Federazione Italiana Sport Equestri, rischia di non rialzarsi più, schiantato dai debiti. A fine luglio dell’anno scorso l’ente sportivo è stato commissariato dal Coni. Ma sette mesi dopo, il buco di bilancio, inizialmente fissato intorno ai 7 milioni di euro, potrebbe risultare ancora più vasto, superiore ai dieci milioni. Già a fine 2012 l’ultima presidente della Fise, Antonella Dallari aveva nominato una commissione mista Fise-Coni per indagare sullo stato patrimoniale della Federazione lasciatole in eredità dal suo predecessore, Andrea Paulgross, avvocato di Viareggio ed ex ufficiale dei Carabinieri a cavallo. A quanto pare, Paulgross puntava molto sulla televisione, tanto da aver stipulato un accordo con Class Horse Tv, uno dei canali televisivi del gruppo editoriale Class per mandare in onda gare di equitazione.

    L’avventura è costata 600 mila euro alla Fise. Altri 846 mila euro sono stati versati per chiudere una vertenza con la Infront, società che si occupa di diritti tv. Alla fine, dai documenti ufficiali si scopre che una somma da capogiro, pari a 1,9 milioni, è stata spesa per cause e contenziosi. Il vero buco nero, però, si chiama Equestrian Service. Ovvero la società controllata da Fise che gestiva il maxi centro equestre Pratoni del Vivaro, un’intera collina a sud di Roma, ampia come 22 campi da calcio, con cinque maneggi, due campi da dressage, giostre, piscine e tutto ciò di cui uno sfarzoso sport come l’equitazione necessita. Il centro, creato nel 1960 per le Olimpiadi di Roma, è di proprietà del Coni e assegnato in gestione alla Fise: la liquidazione della Equestrian, assediata da debiti e perdite, gli è costata oltre 1,7 milioni.

    Negli ultimi anni la disastrata società romana era stata amministrata da Marco Perciballi, consulente fiscale di alcune federazioni. Una specie di uomo ovunque, con incarichi anche nel ciclismo, nell’atletica, nel tennis. Pratoni del Vivaro si è rivelato un pozzo senza fondo, ma nonostante le enormi spese per la gestione la struttura è stata chiusa con il licenziamento di 17 persone che ci lavoravano. Non è ancora finita. L’attuale commissario della Fise, Gianfranco Ravà, già presidente della Federazione Italiana Cronometristi, sta indagando per ricostruire le altre voci che hanno prodotto il disastro.

    A suo tempo la presidente Dallari aveva già presentato una denuncia alla Procura federale e alla Corte dei Conti raccontando come la Fise spendeva i soldi che avrebbero invece dovuto essere destinati agli atleti. Ad esempio, l’ex presidente Paulgross avrebbe prelevato dalle casse federali (che ricevono un contributo annuo di oltre 4 milioni di euro dal Coni e altrettanti dai tesserati)un gettone da 100 mila euro l’anno, nonostante lo statuto non prevedesse alcun compenso per i dirigenti. Altri 500 mila euro se ne sarebbero andati in auto blu e soggiorni in alberghi a cinque stelle. Rilievi, quelli della Dallari, che non hanno sorpreso più di tanto il Coni che da tre anni continua a respingere il bilancio della Federazione, giudicato irricevibile.

    Non è finita qui. Il commissario Ravà nelle scorse settimane ha assoldato i revisori dei conti della società PricewaterhouseCoopers per valutare lo stato di salute dei comitati regionali della Federazione e qui stanno emergendo nuovi ammanchi che porterebbero il debito a oltre 10 milioni di euro. Ad esempio, lo scorso 31 gennaio la Fise dell’Emilia Romagna è stata commissariata, lo stesso è successo in Abruzzo. Come se non bastasse, anche l’ispettorato del lavoro si è messo a fare le pulci alla Federazione, scoprendo che decine di dipendenti sono stati assunti con contratti di collaborazione. E ora, per sanare quelle posizioni lavorative, la Fise rischia di sborsare un paio di milioni.

    L’Espresso – 26 febbraio 2014 

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