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Flat tax incrementale per i lavoratori dipendenti, il governo ci ripensa. “Costi troppo alti”. Nuove risorse dalla tassa sugli extraprofitti delle società energetiche

I tempi stringono e la manovra da 30 miliardi, di cui 21 per le bollette di famiglie e imprese, perde pezzi o si assottiglia nei tre capitoli forti: lavoro, fisco e pensioni. Ieri il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha messo le mani avanti sulla flat tax incrementale per i lavoratori dipendenti, una delle bandiere del suo partito, Fratelli d’Italia: «Difficile farla, i numeri sono robusti».
Un ragionamento ancorato alle esigenze di bilancio e alle poche risorse a disposizione. Anche se, dice Leo, «5-7 miliardi si possono recuperare dai fondi Ue 2014-2020 non spesi, ma li useremo per le bollette». E altri denari potranno arrivare dalla tassa sugli extraprofitti delle società energetiche che «va però calcolata sugli utili, potendo salire dal 25 al 33% come aliquota,in applicazione del regolamento Ue». Per adesso i soldi a disposizione per le misure non legate alle bollette sono 9 miliardi.
Di qui la girandola di ipotesi che di giorno in giorno diventano più mini. Con qualche frizione di coalizione. Ieri ad esempio il sottosegretario all’Economia, in quota Lega, Federico Freni non ha del tutto escluso la flat tax incrementale per i lavoratori dipendenti, nelle stesse ore in cui Leo sembrava depennarla: «Ci stiamo lavorando, le cose buone si fanno col giusto tempo ». Freni poi ha garantito che «l’avvio di Quota 41 è una certezza, con 61 o 62 anni». E di «sicuro nel 2023 non ci sarà più la legge Fornero». Difficile però che questo accada e non solo perché esploderebbe il bilancio dello Stato, ma perché Quota 41 sarà una finestradi un anno e riguarderà appena 40-50 mila potenziali beneficiari, meno del 10% del totale di nuovi pensionati in Italia. Sulle pensioni si inserisce anche Forza Italia, fin qui defilata sul tema: «Occorre adeguare quelle basse».
Per i lavoratori autonomi si conferma l’ampliamento della flat tax al 15% da 65 a 85 mila euro. Per i dipendenti, saltata la tassa piatta incrementale, il governo cerca di confermare la decontribuzione di 2 punti di Draghi in scadenza a fine anno, che vale 3,5 miliardi. E forse andare oltre: allargare la platea o tagliare più di 2 punti. Si discute poi se dare un terzo di questo taglio alle imprese, diminuendo il beneficio per il lavoratore. Di sicuro nel tempo avverrà. Non è detto che si inizi nel 2023: troppo impopolare. Il governo pensa invece di irrobustire le buste paga dei dipendenti non solo confermando i fringe benefit con tetto più alto (3 mila), ma anche detassando dal 10 al 5% oppure rendendo esentasse il salario di produttività fino a 3 mila euro che le aziende possono dare, in accordo con i sindacati, ai lavoratori. «Potremmo anche tass are sopra i 3 mila euro al 15%: vediamo», dice Leo.
Nel menù del fisco non manca poi la «tregua fiscale», spiega ancora Leo. Cancellate le cartelle fino al 2015, di importo fino a mille euro. Imposta evasa dimezzata e sanzione ridotta al 5% per quelle da mille a tremila euro. Ci sarà poi una rateizzazione generosa per tutti. E una revisione delle sanzioni sull’omesso versamento dell’Iva o la sua infedele dichiarazione.

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