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Fmi, allarme longevità: vivere più a lungo mette rischio welfare

 La previsione «In bilico la sostenibilità di bilancio: il debito destinato a salire del 50%». Il rapporto. L’Italia è inserita nel gruppo di Paesi che «hanno compiuto passi per limitare il pericolo»

BRUXELLES. Le implicazioni finanziarie dell’allungamento dell’aspettativa di vita «sono molto ampie», tanto che le economie sviluppate rischiano di trovarsi di fronte a nuovi shock finanziari se non metteranno mano alle pensioni. Questo è l’avvertimento lanciato ieri dal Fondo Monetario Internazionale, con la pubblicazione di uno dei capitoli analitici del Global Financial Stability Report: «Se entro il 2050 la vita media dovesse aumentare di 3 anni di più delle stime attuali, i già elevati costi dell’invecchiamento aumenterebbero del 50%», si legge nel rapporto che il Fmi pubblica alla vigilia dei vertici delle istituzioni finanziarie a Washington della prossima settimana. Certo, che «le persone ora vivano più a lungo è molto auspicabile e ha migliorato il benessere individuale». Ma lanciando «l’allarme longevità», il Fmi chiede ai governi di agire in fretta, in parti-colare aumentando l’età pensionabile. I rischi legati all’incremento della durata di vita «potrebbero avere un ampio effetto negativo su settori pubblici e privati già indeboliti, rendendoli più vulnerabili ad altri shock e potenzialmente minando la stabilità finanziaria». Il rischio longevità «minaccia di minare la sostenibilità di bilancio negli anni e decenni a venire, complicando gli sforzi di consolidamento in risposta alle attuali difficoltà fiscali», dice il rapporto. L’esposizione dei governi all’invecchiamento della popolazione «potrebbe spingere verso l’alto la ratio debito Pil di più del 50% in alcuni paesi». Un secondo fattore è la possibile minaccia alla solvibilità degli istituti finanziari privati, soprattutto fondi pensioni. Il Fmi chiede ai governi di «riconoscere» la gravità della situazione e di adottare metodi per una migliore condivisione del rischio tra settore pubblico e privato e singoli individui.

L’Italia è nel gruppo di paesi che «hanno compiuto passi per limitare la loro esposizione al rischio longevità». Alcuni governi – come Finlandia, Germania, Giappone e Portogallo – lo hanno fatto collegando l’aumento medio della vita ai benefici previdenziali. Altri – come Danimarca, Francia e Italia – hanno trasferito alcuni dei rischi della longevità sugli individui, legando le aspettative di vita «all’età della pensione».

Ma nessuno è al riparo e, secondo il Fmi, è necessaria una «combinazione di misure»: un ulteriore aumento dell’età pensionabile, contributi previdenziali più elevati e una riduzione delle prestazioni erogate. «Una riforma essenziale è permettere all’età pensionabile di aumentare con l’aspettativa di vita», dice il rapporto: «Questo può essere imposto dai governi, ma gli individui possono anche essere incentivati a ritardare il pensionamento». L’aumento dell’età pensionabile permette di «aumentare il periodo in cui le risorse previdenziali si accumulano e ridurre il periodo in cui saranno usate», spiega il rapporto. In un altro capitolo del Global Financial Stability Report dedicato alle attività finanziarie sicure, il Fmi sottolinea che «non esistono più asset che possono essere considerati al sicuro». Rimangono i Buoni del Tesoro americani e i Bund tedeschi, ma gli investimenti considerati rifugio sono un bene sempre più scarso.

12 aprile 2012

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