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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Focolai, record di contagi in Veneto: «In 24 ore 445, 145 solo a Treviso. Allarme anche a Venezia. I dati peggiori da aprile».
    Notizie ed Approfondimenti

    Focolai, record di contagi in Veneto: «In 24 ore 445, 145 solo a Treviso. Allarme anche a Venezia. I dati peggiori da aprile».

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati2 Ottobre 2020Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Il Corriere del Veneto. Appartiene al Veneto il record di contagi da Covid-19 delle ultime 24 ore: 445, dei quali 360 registrati ieri. Di questi, 145 sono attribuiti a Treviso, dove è esploso il focolaio interno all’ex caserma Zanusso, ora centro di accoglienza migranti, 66 dei quali contagiati e in isolamento. Altre 80 persone colpite dal coronavirus sono state individuate con i tamponi drive-in nell’area della Dogana: si tratta soprattutto di studenti e di soggetti infettati in famiglia. Infine un focolaio (per ora quattro alunni contagiati) è sorto in una classe di una scuola superiore di Asolo.

    Allarme anche a Venezia, che conta 91 nuovi casi, legati soprattutto al cluster isolato nel cantiere navale di Fincantieri (113 positivi al tampone da inizio settembre), dove sono stati colpiti un dipendente e gli operai di aziende esterne, in gran parte bengalesi che si frequentano anche fuori dal lavoro e infatti l’infezione ha raggiunto pure quattro mogli, neo-mamme. La maggioranza è però asintomatica. Allerta all’ospedale civile Santi Giovanni e Paolo, che in Medicina conta tre pazienti e due operatori contagiati. Dal 21 febbraio il Covid-19 è stato diagnosticato a 27.951 veneti e i morti sono 2186, cinque in più di mercoledì. I guariti sono 21.802 ma in isolamento restano ancora 9537 persone. Record di tamponi, che toccano quota 1.922.600. «Il quadro più critico dal 24 aprile», sottolinea il ministero della Salute. «Il 95% dei nuovi casi è asintomatico», ripete il governatore Luca Zaia.

    In questo contesto assume maggiore importanza, per evitare sovrapposizioni, la vaccinazione anti-influenzale. E’ iniziata ieri, e proseguirà fino al 12 ottobre, la distribuzione dei vaccini ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta da parte della Regione, che ha comprato 1.360.830 dosi, ampliabili fino a 1.567.000, per una spesa di 8.304.037 euro. Il Veneto è una delle dodici Regioni ad essersene accaparrata un quantitativo adeguato a proteggere il 75% degli over 60 e dal 13 ottobre potranno essere vaccinati 259.299 bambini dai sei mesi ai 6 anni, 312.414 veneti tra i 60 e i 64 anni e 1.122.005 over 65. Tutti questi 1.693.718 residenti hanno diritto alla vaccinazione gratuita, perché inseriti nelle categorie a rischio. Le dosi che avanzeranno saranno destinate al resto della popolazione, che potrà comprare l’anti-influenzale in farmacia (10 euro di media) e poi farselo inoculare dal proprio medico di base o andare al Distretto dell’Usl di appartenenza e pagare il ticket. La prima opzione quest’anno risulta ostica perché, secondo l’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni il 14 settembre, alle farmacie sarà consegnato solo l’1,5% delle dosi acquistate dai governatori, che in Veneto si traduce in 68.108 per 1.525 farmacie. Niente. E infatti se da una parte la Regione sta cercando di comprarne altre per raddoppiare la percentuale, dall’altra dal 3 al 16 ottobre nelle 600 farmacie associate a FarmacieUnite si raccoglieranno le firme per chiedere un’adeguata fornitura. «Non abbiamo l’anti-influenzale e non possiamo ordinarlo — dice il presidente dell’associazione, Franco Muschietti Gariboldi — siamo costretti a dire di no ai clienti che vogliono comprarlo o prenotarlo».

    E’ vero che lo scorso inverno si sono vaccinati 798.829 veneti rispetto alle 864.740 dosi disponibili (con una copertura del 54,2% negli over 65), ma quest’anno ci sono due variabili non da poco: la fascia a rischio si abbassa dai 65 ai 60 anni e poi c’è la paura di prendersi male di stagione e Covid-19, oltre alla difficoltà della diagnosi (sintomi simili). Da qui la corsa all’anti-influenzale. «Il problema è evitare assembramenti — spiega Domenico Crisarà, vicepresidente nazionale della Fimmg (medici di base) — e allora chi può dedica alle vaccinazioni il giorno di chiusura dell’ambulatorio, cioè il sabato. Chi invece non ha spazi si organizza all’aperto, davanti allo studio, o chiede aiuto a Protezione civile e sindaci per accogliere i pazienti nelle tende allestite in punti strategici della città oppure in strutture esterne». E allora per esempio a Cittadella e ad Abano Terme saranno allestite le tende, a Torreglia si ricorrerà al palasport come a Treviso, a San Giovanni Lupatoto sono stati stampati ottomila inviti per altrettanti utenti da vaccinare dal 19 al 30 ottobre, otto ore al giorno, nelle tende montate in tre piazze. A Isola della Scala si userà il Palariso, sul lago di Garda le palestre e i Consigli di quartiere.

    «Andremo anche a domicilio, dai pazienti che non si possono muovere — rivela Silvio Regis, segretario Fimmg di Vicenza — gli altri verranno in ambulatorio su appuntamento. Gli over 60 li chiamiamo noi». A Rovigo si pensa a stadi chiusi, scuole e alla modalità drive-in, mentre nel Bellunese si farà ricorso a strutture del Comune, con i volontari della Protezione civile a regolamentare gli accessi. «A Treviso abbiamo scelto insieme ai sindaci due giornate dedicate, 15 e 17 ottobre — annuncia Brunello Gorini, segretario Fimmg — chi può accoglierà i pazienti in ambulatorio su appuntamento, gli altri all’aperto e qualcuno in palestre e associazioni». A Venezia le vaccinazioni sono programmate sabato e domenica, in più l’Usl Serenissima mette a disposizione i propri Distretti.

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