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Fondi europei. L’ente siciliano per la formazione con sede a Buenos Aires. In dieci anni 4 miliardi, dal merletto al body dream massage

di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.  «Ma cosa addestrano: astronauti?!» sbottò uno degli ispettori europei. Neanche l’addestramento di un astronauta, però, sarebbe costato quanto quello d’un apprendista «formato» dal Ciapi di Palermo. Costo del progetto «Consulenza, Orientamento e Apprendistato»: 15.191.274 euro. Apprendisti avviati al lavoro: 18. Complimenti: 843.959 euro ad apprendista.

La relazione dei controllori mandati dall’Ufficio antifrode della Ue a indagare sulle anomalie del Centro interaziendale addestramento professionale integrato di Palermo fa accapponare la pelle. Perché è lì che vedi come, mentre a Roma a causa della crisi venivano avviati i tagli dell’84,8% ai fondi per il rischio idrogeologico o del 91% al Fondo nazionale per le politiche sociali, in Sicilia continuavano a mungere la Grande Vacca della «formazione» come se le casse traboccassero di soldi. (…)

Si pensi che per la «promozione, sensibilizzazione, informazione, diffusione» del progetto furono distribuiti 3.794.856 euro a due o tre figuri nei dintorni del discusso uomo d’affari Faustino Giacchetto non solo «senza espletare alcuna gara a evidenza pubblica o indagini di mercato», ma persino senza ricevute, tanto che fu risposto ai commissari che «non potevano essere esibiti tali documenti, perché non esistenti». (…)

Nel febbraio 2013, finalmente, dopo l’intervento della Corte dei conti, il bubbone scoppia. E vengono denunciati per finanziamento illecito 12 politici. Altri quattro mesi e l’Ansa titola: Mazzette e doni con soldi formazione, 17 arresti a Palermo. Viene giù il diluvio. Finiscono in manette il presidente Ciccio Riggio (cui vengono sequestrati 5 milioni di euro), due ex assessori pidiellini, Gianmaria Sparma e Luigi Gentile, un po’ di funzionari e soprattutto quello che viene accusato di essere il perno del comitato d’affari, il project manager Faustino Giacchetto. Contemporaneamente, il giudice denuncia un mucchio di politici, più o meno potenti, benedetti da un mucchio di «regali». (…)

La poltiglia politico-affaristica del Ciapi, che arrivò a dotarsi di una sede a Buenos Aires (azzardiamo: corsi di formazione al tango e alla milonga?), è però solo uno degli esempi del degrado della Formazione. Lo spirito iniziale che spinse a promuovere corsi che avrebbero dovuto insegnare un mestiere ai nostri ragazzi per aiutarli a inserirsi nel lavoro ha lasciato il posto a un gigantesco arraffa-arraffa del quale hanno approfittato in tanti. (…) I corsi di formazione sono diventati via via un ammortizzatore interessato più a distribuire stipendi ai formatori che a inserire i corsisti. O peggio ancora un sistema truffaldino studiato nei dettagli per fregare lo Stato. È lì che sono scoppiati gli scandali più grossi. (…)

Quanto sollievo ha dato «questa» formazione ai giovani meridionali disoccupati? Poco. Per contro, ha scritto Antonio Fraschilla, ha fatto sprecare centinaia di milioni in «corsi con uno o due allievi» o peggio in progetti per «formare più massaggiatori shiatsu che saldatori, più barman acrobatici che falegnami, più esperti in “regole del vivere civile” che elettricisti, più badanti che tornitori». Per non dire dei corsi di «internet e posta elettronica» (spericolata incursione avveniristica…) e poi di «body dream massage», di «problem solving», di «comunicazione e gestione dei conflitti», di «yacht designer» o «merletto macramè». (…)

Che il sistema non funzioni è difficile da contestare. Come ha scritto su «lavoce.info» Francesco Giubileo, dal monitoraggio Isfol e ItaliaLavoro «emerge chiaramente come gli enti formativi (prevalentemente privati “accreditati”) hanno puntato soprattutto a “riempire le classi” in corsi di inglese e informatica dagli esiti occupazionali incerti». E questo in tutta Italia. Ma è nel Mezzogiorno che la sgangherata locomotiva ha deragliato. Ed è in Sicilia che ha assunto le sembianze di un mostro. Capace di ingoiare nell’ultima decina d’anni 4 miliardi di euro. Il costo dell’abolizione dell’Imu. O se volete il prezzo sborsato dall’Italia per pagare tutte le multe sulle quote latte degli agricoltori padani difesi a spada tratta dalla Lega Nord. (…)

«Al mio insediamento gli enti accreditati erano oltre 1.600 con 2.200 sedi operative», scrive in una lettera al neoeletto Rosario Crocetta, nell’ottobre 2012, Ludovico Albert, il dirigente piemontese chiamato l’anno prima a Palermo da Raffaele Lombardo, disperato per i conti. Era l’albero della cuccagna, quello della Formazione. Solo che non era affatto difficile da scalare. Bastava metter su un ente e farsi accreditare dalla Regione che, non avendo voglia di controllare i profili di ogni new entry come chiedeva l’Europa, si accontentava di un’autocertificazione. Sufficiente per dare l’accreditamento provvisorio. Accreditamento che col tempo si consolidava senza che mai fosse fatto un controllo e men che meno decisa una revoca. (…)

Ogni anno la Regione dava appuntamento a tutti con il Prof, il Piano regionale dell’offerta formativa. A quel punto accorrevano sciami di enti seri e cialtroni, e c’era chi proponeva corsi per registi di cortometraggi e chi corsi per housekeeper (domestiche: ma in inglese suona tutto più manageriale), chi per «operatori olistici del benessere e del massaggio» e chi per «tecnici del trucco e parrucco dello spettacolo e cinematografico», chi per «artisti polivalenti» e chi per «esperti in scrittura creativa per i multimedia», chi per «istruttori di Pilates», un metodo «che incoraggia l’uso della mente per controllare i muscoli» o ancora per addetti «alle torrette d’avvistamento e spegnimento incendi» del parco delle Isole Egadi… «Ma il parco esiste?» chiederete voi. No. Un giorno o l’altro, però…

Corriere della Sera – 26 novembre 2013 

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