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Fondi europei, Pd contro Ulss 20: manca la rendicontazione. Il Dg Bonavina: «Procedure corrette»

L’azienda sanitaria e il direttore generale sotto accusa dopo un’ispezione regionale. Migliaia di euro a rischio. Bonfante e Fasoli denunciano una mancata rendicontazione sui progetti. Replica: «Ero stata io a segnalare il caso nel 2008»

Il cielo sopra l’Ulss 20 torna a rabbuiarsi. L’azienda sanitaria, e soprattutto il direttore generale Maria Giuseppina Bonavina, vengono di nuovo messe sotto accusa dai consiglieri regionali del Pd Franco Bonfante e Roberto Fasoli. Stavolta, il motivo del contendere sta in importanti finanziamenti europei che sarebbero messi in discussione dalle inadempienze burocratiche dell’Ulss 20 in merito ai suoi progetti internazionali. Irregolarità evidenziate, tra l’altro, dal Servizio di vigilanza sul sistema socio-sanitario della Regione, in una relazione dai toni piuttosto duri a firma del dirigente capo Egidio Di Rienzo. È la seconda volta nel giro di pochi mesi che i vertici dell’Ulss 20 finiscono nel mirino del Pd veneto. La prima aveva riguardato la nomina, poi ritirata, dell’ex magistrato Maria Cristina Motta a direttore amministrativo dell’Ulss 20. Ma andiamo per ordine. Cosa sono i progetti europei dell’Ulss 20? Si tratta di studi, ricerche e applicazioni condotte dall’azienda sanitaria su grandi tematiche come la tutela dei disabili, l’assistenza agli anziani, la prevenzione degli incidenti professionali, domestici e sportivi. È molto raro che l’Ue eroghi contributi diretti a questi progetti. Occorrono non solo ottimi argomenti, ma anche una gestione e un rendiconto impeccabili degli ambiti operativi e amministrativi. Negli anni passati, l’Ulss 20 è riuscita ad aggiudicarsi i fondi, affermandosi come un’eccellenza del settore. Però ora l’ispezione regionale, attivata da Bonfante e Fasoli con un’interpellanza di ormai un anno fa, disegna un quadro molto diverso. Infatti, dalla relazione del Servizio di vigilanza socio-sanitario, relativa a una decina di progetti europei dell’Ulss 20, emerge «l’assenza di documenti fondamentali per una buona gestione amministrativa». Mancherebbero all’appello «il documento di chiusura contabile»; date chiare e precise del «passaggio di responsabilità tra i soggetti coinvolti»; e poi «la relazione dettagliata sui costi del personale assunto». Il Servizio di vigilanza socio-sanitario conclude la propria esposizione con un giudizio lapidario: «Le modalità di registrazione dei progetti risultano poco puntuali e talvolta lacunose, con ricorrente assenza di delucidazioni sulle numerose, e in alcuni casi rilevanti, discrepanze dei valori progettuali riscontrati tra quanto affermato dall’azienda e quanto rilevabile dai documenti forniti». La conseguenza? Bonfante e Fasoli rispondono: «La mancanza di una corretta rendicontazione ha portato la Commissione europea a quantificare un dovere di restituzione da parte dell’Ulss 20 di finanziamenti già incassati per un importo di 134mila euro. Adesso», aggiungono gli esponenti Democratici, «è da capire se la richiesta di rimborso rappresenta un fatto sporadico, che ha colpito un solo progetto, oppure se stiamo scoperchiando il vaso di Pandora, con altre centinaia di migliaia di euro a rischio». Ma la prima replica a caldo di Bonavina non riguarda dati e carte: «Mi sembra che il consigliere Bonfante stia conducendo una battaglia personale. E forse sia io sia lui sappiamo il perché». Il dg dell’Ulss 20 entra quindi nel merito della vicenda: «Viene contestata la documentazione relativa a un unico progetto. Non a causa di procedure errate, ma in merito a un foglio di presenze, definito time-sheet, relativo al 2007. Per quel lavoro vennero stipulati contratti co.co.co., una tipologia non riconosciuta dell’Ue, per cui stiamo fornendo i chiarimenti necessari nelle sedi competenti. Se manca qualche altra informazione, siamo pronti a fornirla. Il rimborso all’Ue? È una questione ancora aperta». Ma Bonavina rivela anche: «Fui io la prima, al mio insediamento nel 2008, ad attivare il processo di verifica». «Ora del caso se ne stanno occupando Corte dei conti e Procura», conclude Bonavina. «E i giudizi negativi ingiustificati sull’operato dell’Ulss 20 dovranno essere rimangiati in tutte le sedi». 

L’Arena – 2 ottobre 2013 

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