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Fondi Ue: il governo taglia i cofinanziamenti al Sud per 8-10 miliardi. Sarà ridotta la quota nazionale dal 50 al 26% per Campania, Sicilia e Calabria

Matteo Renzi e Graziano Delrio sono pronti a ridurre dal 50 al 26% il cofinanziamento nazionale ai fondi Ue 2014-2020 per le tre grandi regioni del Sud che sono in fondo alla classifica per capacità di spesa: Campania, Calabria e Sicilia. A consentire l’operazione sono i regolamenti Ue che per le aree “obiettivo 1 convergenza” prevedono un cofinanziamento nazionale minimo del 26%.

Tenendo conto solo dei due fondi principali, il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) e il Fondo sociale europeo (Fse), la dotazione di fondi Ue 2014-2020 è di 6.860 milioni per la Sicilia, 6.326 milioni per la Campania e 3.031 per la Calabria.

Il taglio al cofinanziamento significa un risparmio di 8 miliardi nell’arco dei sette anni (oltre 10 miliardi considerando i fondi agricoli) che consentirebbe anche per il biennio 2014-2015 una minore iscrizione nel bilancio statale di somme dell’ordine di almeno 1-1,5 miliardi. Un altro “tesoretto” (insieme a quello per la riduzione della spesa di interessi derivante dalla riduzione dei rendimenti sui titoli di stato) che tornerà utile al governo nella manutenzione dei conti pubblici 2014 per evitare di sforare il 3% di deficit-Pil, nella messa a punto della legge di stabilità 2015 e probabilmente anche per accrescere i fondi destinati a edilizia scolastica e dissesto idrogeologico. Alle scuole, d’altra parte, il Cipe ha già ridestinato 400 milioni non spesi della programmazione 2007-2013 e ieri Renzi, intervenendo all’Expo, ha detto chiaramente che «tutti i fondi non spesi dalle Regioni saranno destinati alle scuole». Una norma che è già andata in questa direzione, con particolare attenzione all’efficientamento energetico degli edifici pubblici, era già contenuta nel decreto competitività, ma il governo potrebbe accelerare ulteriormente in questo senso con il decreto legge sblocca- Italia del 29 agosto.

Ieri peraltro sia Bruxelles che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, hanno smentito che ci sarebbero ulteriori ritardi nella definizione dell’accordo fra Italia e Ue sulla programmazione dei fondi 2014-2020, come affermato dal quotidiano Repubblica. «I negoziati con Roma sull’accordo di partenariato per il 2014-2020 – ha commentato ieri la commissione – sono alla fine. Per questo non c’è rischio che l’Italia possa perdere i 41 miliardi di fondi Ue della programmazione».

Dal canto suo, Delrio, confermando che i fondi non saranno persi, ha ribadito la volontà del governo italiano di chiudere l’intesa con Bruxelles «a settembre, secondo il cronoprogramma già definito». A suggellare la posizione italiana anche le parole del premier: «Spendere meglio i fondi è obiettivo di questo governo».

L’articolo di Repubblica faceva riferimento alla lettera di osservazioni che la commissione Ue ha inviato al governo di Roma più di un mese fa: conteneva la seconda ondata di osservazioni all’accordo di partenariato italiano, dopo quella inviata a maggio. Si tratta di un documento largamente noto (si veda l’articolo di Beda Romano sul Sole 24 Ore del 10 luglio) che chiede correzioni per rafforzare la capacità di spesa delle amministrazioni italiane (ma anche la conferma dell’impianto generale, ribadito nella seconda versione dell’accordo inviato a Bruxelles dal governo). Note sono anche le principali risposte già date dal governo di Roma e in particolare dal Dipartimento per le politiche di sviluppo (Dps), che è al centro dello scambio tecnico di osservazioni e contromisure con Bruxelles: in particolare l’Italia punta sullo strumento del Pra, Piano di rafforzamento amministrativo, che tutte le amministrazioni titolari di fondi Ue dovranno adottare (si veda l’articolo di Giuseppe Chiellino sul Sole 24 Ore del 31 luglio). Oltre, ovviamente, al decollo dell’Agenzia per la coesione territoriale che interverrà sul fronte del «sostegno tecnico» alle amministrazioni titolari dei fondi.

L’annuncio del ridimensionamento della quota di cofinanziamento, che passa per un accordo con le Regioni interessate e per un sì formale della Conferenza Stato-Regioni, potrebbe arrivare dal premier già oggi nella trasferta che lo porterà a toccare il territorio delle tre regioni meridionali.

La norma, che dovrà modificare la disciplina dei cofinanziamenti al ciclo Ue 2014-2020 contenuta nella legge di stabilità 2015 (articolo 1, comma 6), potrebbe pure trovare posto nello sblocca-Italia di fine mese. Nell’accordo che Renzi si accinge a sottoscrivere con i governatori sarà comunque inevitabile una clausola che ridestini quelle risorse a interventi di investimento nelle stesse aree. Ma questo potrà essere fatto con modalità e tempi che consentano comunque un risparmio per i primi due anni del ciclo, tanto più che la nuova programmazione non potrà comunque partire operativamente, in termini di spese, che a 2015 avanzato.

Il Sole 24 Ore – 14 agosto 2014

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