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Fondi Ue, un miliardo per il lavoro. Al via la riprogrammazione da 6,2 miliardi. Nuove risorse il sostegno alle imprese

Il governo potenzia gli incentivi per assumere giovani, donne e over 50 e accelera sulle misure per favorire il ricollocamento di disoccupati, fruitori di ammortizzatori sociali (anche in deroga) e Lsu (i lavoratori socialmente utili).

Una fetta consistente dei 6,2 miliardi di fondi Ue, legati al ciclo 2007-2013, riallocati ieri dal consiglio dei ministri, vengono indirizzati a sostegno dell’occupazione, essenzialmente nel Mezzogiorno, per il biennio 2014-2015. Si tratta di 700 milioni, a cui vanno aggiunti altri 300 milioni destinati a rafforzare il «Sia», la sperimentazione dello strumento per l’inclusione attiva per contrastare la povertà (secondo gli ultimi dati Istat i poveri in Italia sono circa 4,8 milioni, di cui oltre il 40% al Sud).

I 6,2 miliardi “mobilitati” dall’esecutivo (che provengono per 2,2 miliardi dalla riprogrammazione del Fondo Sviluppo e coesione, per 1,8 miliardi dal Piano d’azione coesione e per 2,2 miliardi da programmi di fondi strutturali 2007-2013) saranno utilizzati anche per rifinanziare interventi a sostegno delle imprese (credito e nuova imprenditorialità, specie giovanile) e delle economie locali attraverso misure di riqualificazione urbana con lavori rapidamente realizzabili (per i dettagli si vedano gli altri servizi in pagina). L’obiettivo è dare un contributo «per alleviare le difficoltà economiche e occupazionali del Sud – ha sottolineato il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia – ma che avranno un effetto positivo sulla domanda pure per le regioni del CentroNord». In totale da maggio 2013 sono stati riprogrammati oltre 7 miliardi di euro.

Il piatto grosso dei fondi Ue “salvati” ieri andranno al lavoro, in particolare al rafforzamento degli incentivi all’occupazione previsti «e che in questi 5 mesi hanno già creato 35mila posti di lavoro in più», ha evidenziato il titolare del Welfare, Enrico Giovannini. Centocinquanta milioni confluiranno sulla misura di decontribuzione per l’occupazione giovanile prevista dal Dl 76, e già finanziata, fino al 2016, con circa 800 milioni (di cui 500 milioni per le regioni del Mezzogiorno). Questa misura prevede la decontribuzione per un valore pari a un terzo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per un periodo di 18 mesi a sostegno dell’occupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Con i nuovi fondi in arrivo, quindi, si rafforza; e allo studio, da quanto si apprende, ci sarebbe anche l’ipotesi di allungare l’incentivo a 24 mesi (dai 18 mesi attuali). E, come richiesto anche dal parlamento in sede di varo del decreto Giovannini, si starebbe valutando pure l’ipotesi di ampliare la platea dei beneficiari, innalzando l’età da 29 anni a 34 anni. In ogni caso, per realizzare questi interventi, servirebbero modifiche legislative, fanno sapere dal ministero del Lavoro.

Con 200 milioni di euro poi si rafforza l’incentivo della legge Fornero che prevede uno sgravio del 50% della contribuzione dovuta in caso di assunzione di donne e lavoratori over 50. Anche qui si ipotizza di estendere l’attuale previsione temporale del beneficio (18 mesi per contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato; 10 mesi per contratti di lavoro dipendente a termine). Si alimenta poi con 350 milioni il fondo per le politiche attive istituito dalla legge di stabilità. Questo fondo servirà a svuotare, al Sud, il bacino dei disoccupati storici e dei sussidiati con sole politiche passive di sostegno al reddito. «È una grossa sfida – ha commentato il sottosegretario Carlo Dell’Aringa – visto che crediamo che al Sud si possa ricollocare, e farlo bene, attraverso incentivi mirati». La misura infatti si propone di favorire la ricollocazione in imprese di produzione di beni e servizi con un abbattimento degli oneri sociali e il sostegno a percorsi di formazione legati alle esigenze specifiche delle aziende che assumono. Un intervento «che interessa anche una larga fetta di precari della Pa – ha reso noto il ministro Gianpiero D’Alia – che ora le regioni potranno formare e spostare nel settore privato».

Secondo Giovannini, con questi interventi, ci sarebbe un taglio del cuneo fiscale per il 2014 di 4,2 miliardi. Il ministro però somma gli 1,2 miliardi di fondi Ue riallocati quest’anno (700 milioni ieri, 500 milioni a maggio), e che abbasseranno il costo del lavoro solo alle imprese che assumeranno con questi incentivi, con i circa tre miliardi di euro di sgravi generalizzati a imprese e famiglie previsti dalla stabilità. Giovannini ha detto anche che per il 2014 le risorse per combattere la povertà sono in totale 810 milioni. Dopo l’ok dell’Economia i grandi comuni erogheranno il «Sia» alle prime 50mila persone in stato di povertà. Ma l’obiettivo è completare da aprile i bandi in tutt’Italia ed erogare il contributo a 400mila-450mila persone.

Il Sole 24 Ore – 28 dicembre 2013 

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