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Formazione specialistica. Aspiranti medici, impegno Governo a cambiare

Più contratti per i medici in formazione specialistica e dal 2014 un concorso nazionale per l’accesso alle scuole. Con questo duplice impegno dei neoministri dell’università e della salute, rispettivamente Maria Chiara Carrozza e Beatrice Lorenzin, il nuovo governo si è preso carico dei medici specializzandi.

E lo ha fatto davanti a una platea di camici bianchi in formazione riuniti ieri (si veda ItaliaOggi di ieri) in un sit-in davanti a Montecitorio promosso dal Sigm, il Segretariato giovani medici specializzandi, e dal Comitato Pro-concorso nazionale, per chiedere «di riprogrammare la sanità e di adeguarsi all’Europa premiando il merito».

Nel mirino della protesta c’è stato innanzitutto il tema del concorso alle scuole la cui prova scritta è attualmente basata su un quiz di 60 domande scelte da un database che secondo la protesta non verifica l’effettiva preparazione, e della sua riforma già avviata dall’ex-ministro dell’università Francesco Profumo. E sul restyling, che prevede una valutazione a livello centrale (sia della prova sia del curriculum) e una graduatoria nazionale unica per la scuola di specializzazione, è arrivato l’immediato impegno del ministro Carrozza che si è fatta garante «della trasparenza nei vari passi che saranno necessari».

Tra i temi in discussione, poi, l’annoso problema della copertura delle borse di specializzazione, garantite ormai solo per il 50% di quanti si laureano ogni anno. Mentre, infatti, diminuiscono i contratti aumentano i concorrenti visto che il numero degli accessi alle facoltà di medicina e chirurgia è aumentato negli ultimi due anni di circa 2 mila unità. Una riduzione che, come hanno spiegato anche i promotori dell’iniziativa, non deriva da un taglio effettivo, bensì da una cattiva programmazione e, nello specifico, dal mancato adeguamento del capitolo di spesa dei contratti ministeriali a fronte dell’incremento della durata di un anno di quasi tutte le scuole di specializzazione, introdotto dalla riforma del 2005 dell’ordinamento didattico.

Un problema, come ha precisato il ministro dell’università, «che conosco e sul quale lavorerò con il ministro della salute perché si arrivi finalmente a una programmazione pluriennale che garantisca un’adeguata copertura». Tra i manifestanti, anche numerosi specializzandi dei corsi in medicina generale che hanno chiesto che il loro percorso venga equiparato a quello degli altri, sia a livello di formazione sia in termini di trattamento economico. Questi, infatti, non hanno un contratto come gli altri colleghi delle scuole di specializzazione, ma una semplice borsa del valore di circa 800 euro al mese.

E proprio per modificare la configurazione dei corsi in medicina generale, Luigi D’Ambrosio senatore del Pdl intervenuto durante la manifestazione ha fatto sapere di avere depositato proprio ieri in Parlamento un disegno di legge ad hoc. Rassicurazioni che hanno lasciato soddisfatti i promotori dell’iniziativa che, in ogni caso, alla conclusione della giornata si sono impegnati «a mantenere alto il livello di attenzione affinché gli auspici si traducano in atti concreti in tempi brevi».

ItaliaOggi – 16 maggio 2013

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