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Forme contrattuali. Riforma lavoro, arriva salario base per co.co.pro

Emendamento al ddl lavoro presentato in Senato prevede il concetto di giusta retribuzione e un assegno di disoccupazione

Arriva una sorta di «salario base» per i co.co.pro e un assegno di disoccupazione. È quanto prevede l’emendamento dei relatori al ddl lavoro dei relatori Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl) presentato in commissione al Senato e concordato con il governo. Il provvedimento si compone in tutto di 16 punti che propongono modifiche anche sulla flessibilità in entrata e restrizione dei parametri per identificare le false partite Iva (quelle che hanno un reddito annuo lordo inferiore a 18 mila euro).

I NUMERI – I lavoratori parasubordinati in Italia sono 1 milione 422 mila: il 46,9% (pari a 676 mila) sono collaboratori a progetto (co.co.pro) e hanno un reddito medio di 9.855 euro l’anno. Lo comunica l’Isfol che stima anche che 35,1% dei co.co.pro ha un’età inferiore ai trent’anni e il 28,7% tra i 30 e i 39 anni. L’84,2% dei co.co.pro. è caratterizzato da un regime contributivo esclusivo e non ha quindi un’altra occupazione: si tratta di 569 mila lavoratori, il cui reddito medio scende a 8.500 euro.

GIUSTA RETRIBUZIONE – Con gli emendamenti di Treu e Castro, per i co.co.pro arriva il concetto di giusta retribuzione che sarà definita sulla base della media tra le tariffe del lavoro autonomo e dei contratti collettivi di lavoro. È un «salario di base» dice Treu. Questa è la novità principale sul fronte delle modifiche della flessibilità in entrata e pare compensare le altre novità richieste dal Pdl che riducono la stretta sui contratti a tempo determinato e alle partite Iva.

18 MILA EURO – E proprio sulle partite Iva, l’emendamento considera «vere» solo quelle che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro. Sopra questo reddito non saranno valide presunzioni per far scattare l’assunzione. Con le nuove norme sulle partite Iva «in Rai non si salva più nessuno a meno che non le paghino bene. Dovranno cambiare ‘trucco e parrucco’» ha detto Treu.

UNA TANTUM – Si rafforza l’attuale una tantum per i parasubordinati. Lo prevede un emendamento dei relatori al ddl lavoro. Si puntava ad una mini-Aspi, ma al momento non è possibile. Si parte con una fase sperimentale di 3 anni: ad esempio se si lavora 6 mesi come co.co.pro si prenderanno circa 6mila euro. Poi ci sarà una verifica e la mini-Aspi.

RIDOTTO LO «STACCO» – L’intervallo tra due contratti a tempo successivi scende a 20 e 30 giorni, rispetto ai 60 e ai 90 previsti dalla riforma Fornero. La riduzione può avvenire, nei casi in cui l’assunzione a termine avvenga «nell’ambito di un processo organizzativo determinato, dall’avvio di una nuova attività, dal lancio di un prodotto o di un servizio, dal rinnovo o dalla proroga di una commessa consistente».

VOUCHER – Imprese commerciali e studi professionali potranno usufruire del lavoro tramite voucher con un tetto di 2mila euro a favore di ciascun committente. Contro ogni abuso, sul voucher dovranno essere indicati data, importo orario e durata. «In agricoltura – spiegano i relatori Treu e Castro, non può esservi fatto ricorso quando il lavoratore sia già iscritto negli elenchi».

CONTRATTI A CHIAMATA – I contratti a chiamata, vengono «liberalizzati» per gli under 24 e gli over 55. Anche in questo caso per «contrastare gli abusi», l’emendamento prevede che il datore di lavoro sia «tenuto a comunicarne la durata con modalità semplificata alla direzione provinciale del lavoro» mediante fax, posta elettronica certificata o, questa la novità, via sms. Un messaggino servirà per un incarico di massimo 30 giorni e per la stessa attività. In caso di violazione di questi obblighi viene fissata una sanzione tra 400 e 2.400 euro.

ARTICOLO 18: NORMA ANTIFRODE – Sull’articolo 18 arriva la norma antifrode, quella cioè che evita il blocco dell’efficacia del licenziamento disciplinare e quindi del ruolo della conciliazione. «Se il lavoratore è un po’ biricchino e si mette in malattia rischia di bloccare tutto» dice Treu. Il testo prevede che il licenziamento abbia efficacia dalla comunicazione, salvo i casi di maternità e infortuni sul lavoro.

APPROVAZIONE – I 16 emendamenti presentati sono «frutto di un’intesa raggiunta tra i tre partiti della maggioranza e il governo» spiegano i due relatori sottolineano la portata del lavoro di sintesi. Castro e Treu hanno riferito che i gruppi di maggioranza hanno assunto «l’impegno politico» a sfoltire «drammaticamente» gli emendamenti dei propri parlamentari: in tutto ne sono stati presentati 1.048. Anche grazie a quest’operazione di sintesi, la Commissione Lavoro del Senato inizierà martedì sera il voto sugli emendamenti, a partire da quelli dei relatori depositati giovedì.

corriere.it – 11 maggio 2012

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