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Formulari, code, consulenti e rinvii. L’odissea per ottenere il Pin unico. Abbiamo provato a ottenere la nostra identità digitale, ci sono volute due settimane

Gabriele Martini. Un’ora appesi al telefono, rimbalzati tra un call center e l’altro. Due mattine in coda alle Poste. Una settimana di attesa, tra moduli da compilare online e tentativi a vuoto. Ecco quanto tempo occorre per ottenere il famigerato Pin unico, ossia l’identità digitale che permetterà a cittadini e imprese di dialogare online con la Pubblica amministrazione. A un mese dal lancio del progetto, procurarsi le credenziali non è così agevole. Anche se – conviene precisarlo – si tratta di un vero e proprio documento personale. Non che rinnovare il passaporto, ad esempio, sia meno impegnativo.

I «distributori» del Pin unico sono tre: Tim, InfoCert (società specializzata in servizi di certificazione digitale) e Poste Italiane. La buona notizia è che il servizio è gratuito. Ma non tutti i cittadini possono sbrigare le pratiche burocratiche via Internet. Tim richiede infatti la firma digitale o la carta d’identità elettronica. InfoCert offre la possibilità di andare di persona in sede (ma solo a Roma, Padova e Milano) e consente una modalità di registrazione via Internet con riconoscimento via webcam al costo di 15 euro più Iva. Per la procedura online tramite Poste occorre invece essere in possesso di almeno uno di questi strumenti: Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi, firma digitale, PosteID, lettore BancoPosta o numero di telefono certificato su carta Postepay. Essendone sprovvisti, ci resta una sola strada: recarci di persona in uno degli uffici postali abilitati allo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Sarà un percorso lungo e tortuoso.

L’inizio dell’impresa

La nostra iscrizione comincia sul sito di Poste, nella sezione dedicata. Compiliamo il formulario con dati anagrafici, indirizzo email e numero di telefono. Generiamo la password rispettando i criteri richiesti, ma misteriosamente otteniamo il via libera solo al quinto tentativo. Quindi accettiamo le condizioni generali del servizio e rifiutiamo invece di ricevere comunicazioni di carattere pubblicitario. Poste conferma l’avvenuta pre-registrazione e ci informa che ora possiamo «fissare un appuntamento con uno degli uffici abilitati» per identificarci e certificare il nostro numero di cellulare.

Il call center ignaro

Qui cominciano i problemi. Sul sito di Poste esiste una mappa degli uffici, ma scovarla è un’impresa. Nella email ricevuta ci viene consigliato di chiamare il call center. Dopo due tentativi a vuoto riusciamo a parlare con una centralinista: «Qui non ne sappiamo niente, non fissiamo appuntamenti». Insistiamo: è la procedura indicata nella email ricevuta da Poste. L’addetta consulta i colleghi: «Il massimo che posso fare è indicarle l’ufficio più vicino dove recarsi». Ma la ricerca è più complicata del previsto. «In Piemonte non risulta nulla, mi indica solo Venezia». Facciamo notare che sarebbe piuttosto scomodo. L’addetta chiede aiuto alla vicina di scrivania: «A te trova Torino? A me dà solo Mestre». Dopo 15 minuti di attesa abbiamo finalmente il nostro ufficio postale quasi sotto casa. «Ma – avverte la centralinista – c’è anche l’ipotesi che loro non ne sappiano niente di Pin unico perché potrebbero non avere ancora aggiornato i sistemi».

L’ufficio senza consulente

Il giorno seguente la coda alle Poste si rivela inutile. Scopriamo che sì, l’ufficio è effettivamente abilitato allo Spid. Ma l’impiegato ci informa che «oggi non c’è la consulente che si occupa del Pin unico, conviene telefonare e fissare un appuntamento». Così facciamo. La settimana seguente eccoci di nuovo in fila all’ufficio postale. Stavolta c’è l’incaricata che procede al riconoscimento tramite carta d’identità e certifica il numero di telefono, su cui riceveremo di volta in volta la password temporanea per accedere ai servizi. Finalmente, dopo una settimana, abbiamo il nostro «codice magico» composto da nome utente e password.

Cosa si può fare con il Pin unico? Ad oggi, non molto. Gli enti pubblici che hanno aderito finora sono Inps, Inail, Comune di Venezia e tre Regioni: Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. «Dal 15 aprile si aggiungerà anche l’Agenzia delle Entrate e sarà possibile accedere anche alla dichiarazione dei redditi precompilata», spiega Antonio Samaritani, direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Il governo ritiene che tre milioni di italiani si doteranno di Spid entro fine 2016. Presto partirà la campagna informativa. Ma le iscrizioni, per ora, procedono a rilento: sono 24mila, circa mille al giorno. Se la trafila è questa, non è difficile crederci. Ma potrebbe valerne la pena: si può accettare di fare una coda in più oggi, se servirà a evitare quelle di domani.

La Stampa – 12 aprile 2016 

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