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Frenano i consumi, cala il gettito dell’Iva. Mancano 3,5 miliardi. La Corte dei Conti: troppe tasse. Rischio manovra bis

1a1a1_aaaaaaaaaaaaaaaaaeuro-banconote-calcolatrice-corbis--258x258La scure della crisi cala sulle entrate fiscali. Frenano i consumi, diminuisce il gettito dell’Iva, l’imposta sul valore aggiunto. Incassi sotto le previsioni: nel primo quadrimestre mancano 3,5 miliardi di euro. L’annuncio arriva mentre la Corte dei Conti, come già Bankitalia, lancia l’allarme sull’aumento della pressione fiscale che provoca «impulsi recessivi» sull’economia reale, allontanando gli obiettivi di gettito e provocando un «rischio di avvitamento. Più si aumentano le tasse più diminuisce il reddito disponibile». Il premier Monti incalza: saremo ancora più duri contro l’evasione. Per il governo, comunque, il 2012 «non è compromesso». La stangata del decreto Salva Italia e le nuove imposte potrebbero non essere sufficienti a mettere il Paese al riparo da un’altra manovra correttiva.

La stangata del decreto Salva Italia e la sventagliata di imposte potrebbero non essere sufficienti a mettere il Paese al riparo da un’altra manovra correttiva. Nei primi quattro mesi del 2012 le entrate tributarie sono state inferiori di 3,4 miliardi, ovvero i12,9% in meno rispetto a quanto previsto nel Def, il Documento di Economia e Finanza. È quanto rileva il Rapporto sulle entrate tributarie della Ragioneria e del Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia.

A queste mancate entrate si andranno a sommare gli effetti del terremoto con il prevedibile ulteriore calo di gettito, sul fronte Iva e Irpef. Senza contare l’aumento delle spese. Alla luce di questo scenario appare davvero remota la possibilità di evitare l’aumento dell’Iva previsto per ottobre prossimo «in assenza di misure idonee». Gli incassi attesi dall’aumento di due punti delle aliquote Iva del 10 e 21%, che scatterà dal 1* ottobre sono di 13,1 miliardi da distribuire nella parte finale del 2012 e nel 2013, che raggiungono a regime nel 2014 quota 16,4 miliardi. I tagli alla spesa realizzati con la spending review dovrebbero essere pari a 4,2 miliardi, ma su base annua ne valgono 7,2. Nel 2013 dovranno raggiungere quota 13,1 miliardi, se si punta effettivamente a sostituire l’intero gettito atteso dall’aumento dell’Iva.

Ma ora con i risultati delle entrate inferiori alle attese, tutto potrebbe essere rimesso in discussione. Tanto più che le stime di crescita continuano a essere in negativo. Nel Rapporto della Ragioneria si legge che le entrate del bilancio dello Stato sono state inferiori alle attese per 3,140 miliardi (-2,7 %) con il gettito Iva che riflette fattori di natura congiunturale. La lotta all’evasione non ha dato i risultati che ci si aspettava con gli incassi da ruoli che mostrano un confronto negativo di 93 milioni (-4,5%). Lo scostamento delle poste correttive è per -160 milioni (-2,2%) e delle entrate tributarie degli enti territoriali per 84 milioni di euro (-1,2%). In termini assoluti, nei primi quattro mesi, le entrate sono cresciute dell’1,3% a 117,030 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Al netto dell’imposta sostitutiva una tantum sul leasing immobiliare rilevata ad aprile 2011, c’è stata invece una crescita del 2,5%. Il Tesoro spiega che questo risultato è stato possibile grazie alle misure correttive. Le imposte dirette presentano una variazione positiva dello 0,5% ( 316 milioni di euro). Il gettito Ire in contrazione dello 0,5% (-280 milioni di euro). Cresce l’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale ( 554 milioni di euro pari a 26,7%) per il nuovo regime di tassazione delle rendite finanziarie. Le imposte indirette salgono del 4,6% ( 2.501 milioni) mentre cala il gettito Iva (-1,0% pari a -297 milioni).

In serata il ministero dell’ Economia in una nota che lo «scostamento fornisce solo indicazioni di larga massima» e che nei prossimi mesi «si evidenzieranno gli effetti delle manovre». Inoltre indicazioni «più puntuali saranno possibili solo con gli incassi dell’IMU e dell’autotassazione delle imposte dirette». Questi dati si sono aggiunti a quelli indicati dalla Corte dei Conti che nel Rapporto sulla finanza pubblica mette sotto i riflettori due temi: l’eccessivo peso della pressione fiscale che rischia di creare «impulsi recessivi» nell’economia reale, creando così un «pericolo di avvitamento» e la «piaga pesante» dell’evasione fiscale. La magistratura contabile sottolinea che gli interventi correttivi si sono concentrati sulle entrate che hanno contribuito per i due terzi alle maggiori risorse di bilancio. Il presidente, Luigi Giampaolino ha quindi sollecitato un «ampliamento della base imponibile, assegnando alla lotta all’evasione il compito di assicurare margini consistenti per un riequilibrio del sistema di prelievi». È infatti di oltre 46 miliardi il vuoto di gettito derivante dall’evasione dell’Iva (29,3%) edell’Irap (19,4%). Oltre al problema evasione c’è anche quello della corruzione che, dice Luigi Mazzillo, presidente di coordinamento delle sezioni riunite della Corte dei Conti, si annida soprattutto nella sanità.

6 giugno 2012 – riproduzione riservata

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