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Freno al taglio delle tasse. I risparmi di Cottarelli prima copriranno la spesa. La delusione del commissario

C’è chi ora ricorda a Carlo Cottarelli, terzo commissario alla spending review , le parole del ministro dell’Economia (e amico), Fabrizio Saccomanni quando, due settimane fa, la Commissione bilancio di Montecitorio dette via libera alla risoluzione sul Fondo per ridurre il cuneo fiscale che avrebbe dovuto accogliere automaticamente le maggiori entrate provenienti dal taglio delle spese, rispetto a quelle destinate al miglioramento dei saldi di finanza pubblica.

«È troppo presto per dire se le risorse individuate dalla spending review possano essere usate per ridurre il cuneo fiscale…» commentò allora con la consueta prudenza Saccomanni. Che ne sapeva di più. Perché in effetti la formulazione del subemendamento, che ha modificato all’ultimo istante la lettera della legge di Stabilità, provocando lo scontento delle imprese, recita che al Fondo per il taglio del cuneo fiscale è destinato l’ammontare dei risparmi derivanti dalla razionalizzazione della spesa pubblica, al netto della quota già considerata nella Stabilità, ma soprattutto «delle risorse da destinare a programmi finalizzati al conseguimento di esigenze prioritarie di equità sociale e di impegni inderogabili».

Ma quali sono queste «esigenze prioritarie di equità sociale» e questi «impegni inderogabili»? Dicono che a Carlo Cottarelli, che di bilanci pubblici ne ha sfogliati abbastanza per leggere tra le righe, quella formula non sia piaciuta affatto. Dicono che l’abbia tradotta automaticamente in «spesa corrente» e che ne abbia tratto l’amara conclusione che tagliare 32 miliardi di euro in tre anni, coordinando 25 gruppi di lavoro e assumendo l’impopolare veste del «signor no», sia un compito troppo gravoso se poi i tagli della spesa corrente finiscono per finanziare altra spesa corrente. Perché nessuno finora ha negato che tra le esigenze prioritarie di equità sociale potrebbe esserci, ad esempio, quella di stanziare altri fondi per la cassa integrazione in deroga. E che certo non si possono lasciare i militari italiani in missione senza un euro, e quello di sicuro è un «impegno inderogabile».

Del resto Saccomanni, si spiega in via XX Settembre, non ha dubbi sul fatto che vada ridotta la pressione fiscale su imprese e lavoro ma ha anche la consapevolezza che per il 2014 questo intervento, sia pure molto contenuto, rappresenta un’inversione di tendenza. E mentre si vorrebbero ampliare le risorse destinate al taglio del cuneo, tuttavia «siamo in un sentiero stretto» in cui il governo si è posto tre obiettivi: rilanciare la crescita e rispettare il criterio del deficit e quello del debito. L’emendamento così formulato, si spiega, consentirebbe a chi governa «un’opportuna flessibilità nella gestione del bilancio», insomma di «non impiccarsi a un unico obiettivo». Peccato che Cottarelli sin dal primo momento abbia voluto legare la spending review a un obiettivo chiaro come il taglio delle tasse, proprio per renderlo popolare. «Certo, il suo lavoro sarebbe stato più semplice — si osserva — ma non possiamo consentirci alcun automatismo nella destinazione delle risorse. Il commissario ne è consapevole».

Antonella Baccaro – Corriere della Sera – 19 dicembre 2013 

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