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Frodi al bilancio comunitario, la Commissione Ue pensa a un procuratore europeo

La Commissione ha presentato stamani un progetto legislativo che prevede la nascita di una figura nuova, quella di un procuratore europeo incaricato di lottare contro le frodi ai danni del bilancio comunitario.

La nuova istituzione lavorerà in collaborazione con gli stati membri: saranno i tribunali nazionali a giudicare le persone. Si calcola che 500 milioni di euro provenienti dalle casse europee vengano persi ogni anno a causa di operazioni fraudolente. «Con la proposta di oggi – ha detto il commissario alla Giustizia Viviane Reding in una conferenza stampa qui a Bruxelles –, la Commissione sta rispettando la promessa di avere tolleranza zero nei confronti dei tentativi di frode ai danni del bilancio comunitario. Quando si parla del denaro dei contribuenti, ogni euro conta, soprattutto nell’attuale clima economico». La signora Reding ha esortato quindi i 28 paesi membri dell’Unione ad appoggiare la sua proposta legislativa. Il progetto prevede la nascita di un procuratore europeo, che si avvarrà dell’aiuto della magistratura nei paesi membri. Saranno i paesi a processare le persone sospettate. Oltre a un procuratore capo, il collegio dei procuratori sarà composto da quattro vice e cinque delegati. In tutto dieci persone che dovranno assicurare regole comuni per tutti i paesi membri. Il bilancio europeo ha un valore di oltre 1.000 miliardi di euro su un periodo di sette anni. Attualmente, la lotta ai tentativi di frode al bilancio comunitario è affidata ai governi. La quota di procedimenti conclusi con una condanna varia da paese a paese; la media europea è del 42,3%. Nel 2006-2011 in Italia i casi presi in conto dalle autorità nazionali sono stati 112, di cui 37 oggetti di una decisione giudiziaria (pari al 33%) e 14 oggetto di condanna. In Germania, i casi sono stati 168, di cui 114 seguiti da decisione giudiziaria (pari al 67,9%). Il paese con il maggior numero di procedimenti è la Romania (225). Spesso in questo campo i casi superano le frontiere degli stati membri. La mancanza di collaborazione tra i paesi e le differenze nella procedura penale hanno ostacolato finora i procedimenti nazionali. L’obiettivo della Commissione è quindi di imporre attraverso la figura del procuratore europeo maggiore collaborazione tra i 28. La signora Reding ha ricordato ieri che la Danimarca ha l’opzione di non partecipare a iniziative di questo tipo. Lo stesso possono decidere la Gran Bretagna e l’Irlanda. In realtà, la questione di un procuratore europeo, che si avvarrà nella proposta dell’esecutivo comunitario dell’aiuto dell’Ufficio europeo anti-frode (OLAF) è tema controverso. Alcuni paesi vorrebbero una procura centralizzata, altri un sistema intergovernativo. La proposta della signora Reding è un compromesso, ma non si può escludere che i 28 optino per una cooperazione rafforzata. Si calcola che vi siano ogni anno 2.500 dossiers su casi di potenziale frode al bilancio comunitario.

Il Sole 24 Ore – 18 luglio 2013 

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