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Fronte comune dei sindaci contro i tagli alla sanità La protesta di Treviso e Vittorio Veneto con le amministrazioni di centrosinistra. «Penalizza le fasce deboli»

«Macelleria su sociale e su fasce deboli». «Scelte che penalizzano Treviso e la Marca, mentre si premia San Donà». «Territorio massacrato, in controtendenza rispetto alla stessa riforma della Regione, che sul socio sanitario ha voluto confermare i vecchi ambiti territoriali per essere più vicini alle comunità».

Così parlarono ieri i sindaci e gli assessori al sociale del centrosinistra, in una riunione convocata da Manildo per far fronte comune sulle linee guida aziendali dell’Usl 2 di Marca e sugli effetti della riforma Zaia. C’erano 12 sindaci dell’hinterland, di fatto il distretto Sud di Treviso, ma anche Tonon (Vittorio Veneto) e i suo colleghi di Ponzano e Maserada.,

Chiedono un’immediata audizione in Regione, si mobiliteranno nelle conferenze dei sindaci, e vogliono coinvolgere categorie e associazioni (comitati, ordini professionali, terzo settore, volontariato, partiti e associazioni). «Vogliamo essere convocati in tempi brevissimi in Regione», hanno detto i sindaci compatti all’uscita, «siamo fortemente preoccupati per le scelte dell’Usl sul sociale, e per le decisioni della Regione che penalizzano fortemente la Marca». Ed ecco i numeri; l’Usl di San Donà (220 mila abitanti) passa da 18 a 23 unità operative complesse, la Marca, con 900 mila residenti, da 71 a 33. E poi, il sociale. «Si taglia sul territorio, saranno penalizzate le persone più fragili», accusano i primi cittadini del centrosinistra. E già altri esempi: un solo direttore per le cure primarie (medici di base e assistenza), un solo direttore per i settori infanzia, adolescenza e famiglia (oggi 4, uno per distretto) . E poi la funzione territoriale che doveva rimanere in capo al direttore dei servizi sociali (ora tre), da discutere con i sindaci delle rispettive conferenze. «Invece viene tolta», lamentano i sindaci, «con un atto d’imperio e data a un direttore di distretto scelto dal direttore generale, che coordinerà gli altri». Come dire: la filiera si sposta dalle comunità alla struttura, sempre più verso Venezia e la Regione. Infine, le nuove strutture ospedaliere territoriali. «A Treviso e provincia», insistono i sindaci, Manildo & Co, «dovevano partire sei ospedali di comunità: finora è stato autorizzato solo Valdobbiene, e l’Israa di Treviso ci ha rimesso 2 milioni di mancata autorizzazione. E le unità di gruppo? Tutte in ritardo». E ancora: «Le scelte in questo campo dovevano essere di competenza dei sindaci, e invece sono tolte ai rappresentanti del territorio. Intanto a Castelfranco e Vittorio chiudono reparti..,.» fanno osservare i sindaci. «Ma per l’Usl 2 un solo dirigente dovrebbe firmare tutte le carte, dal Grappa a Roncade e da Mogliano al Cansiglio, su questioni come l’assistenza di base e i medici curanti?» E sulla questione interviene anche il Pd provinciale, con la segretaria Lorena Andreetta: «No a una riforma pasticciata, siamo al fianco dei sindaci per la salvaguardia della dimensione distrettuale e dei diritti dei trevigiani, cogliamo la forte preoccupazione dei nostri amministratori sulla riforma Zaia e sui ritardi del piano socio sanitario prorogato al 2018, nonché alle funzioni sociali in capo ai comuni e delegate adesso alla neonata ULSS 2», sostiene la numero uno dei dem, «Quel che non è stato fatto entrare dalla porta rientra ora dalla finestra? Va subito aperto

un confronto per migliorare la Sanità veneta e trevigiana, il disimpegno di Regione e Usl sul sociale è una scelta che punisce i bisogni di territori su prevenzione, assistenza agli anziani, salute mentale, infanzia, adolescenza e famiglia». (a.p.)

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