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Giornata mondiale della Biodiversità, che cos’è e quanto vale. Ogni 22 maggio si fanno i conti sulle specie in via di estinzione e nelle liste rosse. In Europa la perdita costa 450 miliardi l’anno

Un leone in un parco frutta 500 mila dollari l’anno, un gorilla 450 mila, l’elefante vivo vale 76 volte di più di un esemplare morto. In Europa la perdita di biodiversità costa 450 miliardi l’anno: il 3% del Pil. È un’adolescente celebrata ma poco considerata. La Giornata mondiale della biodiversità (International Day for Biological Diversity) compie quest’anno 16 anni, proclamata nel 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity).

Ogni 22 maggio si fanno i conti sulle specie in via di estinzione, quelle nelle liste rosse, e i paradisi naturali assediati dal cemento, o i parchi a rischio piano regolatore per costruire centri commerciali. Sono stimate un milione e 700 mila specie ma si ipotizza che ce ne siano almeno altri dieci milioni ancora sconosciute, e abbiamo esplorato solo il 6 per cento dei mari.   

Quest’anno il Wwf ha compilato un dossier su quanto vale la biodiversità, in Italia e nel mondo, quanto vale economicamente: perché un parco, un’area protetta, un pezzo di agricoltura sostenibile può essere un modo per ridare vita e lavoro a intere zone del pianeta. Un esempio è il parco del Virunga nel centro Africa, che si estende nelle nazioni di Uganda, Ruanda e Congo. Le prime due proprio grazie al Parco, che protegge i gorilla Silver Back (schiena d’argento ne rimangono solo poche decine di famiglie), sono tornate frequentabili dal turismo che porta benessere alle popolazioni locali. 

IL PIL DELLA NATURA 

Robert Costanza è un economista ecologo tra i primi a dare un valore economico dei servizi ecosistemici con un lavoro del 1997 pubblicato da «Nature»: « la somma dei servizi offerti dalla natura crea un valore stimabile in circa 145.000 miliardi di dollari annui – dice Costanza -, circa il doppio del Pil mondiale. Insieme ai servizi essenziali offerti dai sistemi naturali (come ad esempio, la depurazione delle acque da parte degli ecosistemi umidi, le capacità di assorbimento del carbonio da parte delle foreste), c’è anche il valore natura della biodiversità per il turismo da parte delle specie animali». In tutto questo la parte maggiore la svolgono gli animali. Il leone vale 500.000 dollari l’anno per ogni esemplare, calcolando gli investimenti in indotto turistico nel Parco di Amboseli, in Kenya . Segue il gorilla (come già detto) la specie che il Wwf ha scelto come simbolo per la sua campagna contro i crimini di natura. Nel Parco Nazionale della foresta di Bwindi, in Uganda ad esempio l’osservazione di un solo gorilla dei 400 esemplari presenti nel parco da parte dei turisti frutta almeno 100.000 dollari l’anno che vanno nelle casse delle economie locali. In quest’unica area protetta il turismo generato dall’osservazione dei gorilla di montagna produce un reddito annuo di 15 milioni di dollari.

Nel Parco del Virunga, il valore di un solo esemplare sale addirittura a 450.000 dollari l’anno. I gorilla rappresentano per Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo un’importante fonte di reddito, stimata in almeno 20 milioni di dollari all’anno (oltre 14 milioni di euro). Secondo una ricerca commissionata dal Wwf all’istituto Dalberg per il Virunga, se l’ecoturismo legato alla presenza dei gorilla fosse gestito al meglio il parco (il più antico dell’Africa) potrebbe potenzialmente produrre un’economia di 235 milioni di dollari l’anno.

Un elefante vale di più? Sicuramente ma vivo: un elefante vale 76 volte più da vivo che non da morto. Il valore è stato calcolato sulla base del turismo dedicato all’osservazione degli elefanti secondo (valore calcolato sulla base di ricerche e dati condotti in Kenya, Tanzania, Zambia e Sud Africa) d ove un esemplare produce in un anno un ritorno economico di 23.000 dollari che se calcolato per la vita media di un elefante raggiunge un totale di 1,6 milioni di dollari. In Tanzania, uno dei paesi a crescita più rapida di tutto il Pianeta, la fauna selvatica rappresenta il 90% delle entrate turistiche che è a sua volta la quarta industria del paese. Ma oggi questo paese è il sanguinoso teatro di una delle più drammatiche stragi di elefanti degli ultimissimi anni ed è facile prevedere la molto probabile ricaduta economica.

Stesse ricerche per le specie marine: i benefici economici indotti dalle attività dei sub attratti lungo i reef degli arcipelaghi dall’osservazione degli squali grigi della barriere corallina delle Maldive vale 3.300 dollari all’anno. A Palau, invece, un singolo squalo di barriera può contribuire per quasi 2 milioni di dollari, nel corso della sua vita, all’economia dell’isola, come risulta da una ricerca dell’Istituto Australiano di Scienze Marine (AIMS) e della University of Western Australia. Nel rapporto del Wwf «Reviving the Ocean Economy: the case for action» (2015) e coordinato da un gruppo di illustri studiosi guidati dall’ esperto di coralli Hoegh- Guldberg, si documenta come gli oceani e la loro biodiversità generano benefici economici di almeno 2.500 miliardi di dollari l’anno.

Nel 2008, secondo l’ International Fund for Animal Welfare, 13 milioni di persone hanno generato – a livello mondiale – un fatturato complessivo di 2,1 miliardi di dollari per attività di whale watching, l’osservazione dei cetacei nel loro ambiente naturale, dando lavoro così a 13.000 persone. Anche le cernie nostrane rappresentano un’ autentica risorsa. Gli stessi pesci, se pescati, potrebbero fruttare poco più di 500 euro, con le 16mila immersioni fatte nel 2009 nell’Area Marina Protetta di Tavolara hanno prodotto, nel 2009, un fatturato di 23 milioni di euro, come da una analisi dell’Università di Sassari.   

IL PARADISO DI BIODIVERSITA’ ITALIANO 

In Italia secondo il rapporto Ecotour sul Turismo Natura del 2014, il turismo naturalistico nelle strutture ricettive all’interno delle aree protette ha superato quota 100 milioni di presenze, con un fatturato di oltre 11 miliardi di Euro. Il paese dove viviamo ha il più ricco patrimonio di biodiversità europeo: il 30% di specie animali (58mila) e quasi il 50% di quelle vegetali (circa 8.000). E purtroppo di tutto questo «oltre il 20% delle specie è a rischio estinzione» lo dice da tempo Legambiente.   

QUANTO VALE LA PERDITA? 

Lo dice Legambiente nel suo dossier sulla Biodiversità, 7830 specie vegetali, la metà delle esistenti, e un terzo delle animali vivono in Italia: 586 però sono a rischio estinzione. Camosci lupi e farfalle sono i nostri «tesori di biodiversità». Quanto vale la perdita di specie animali e vegetali? Se solo 28 mila cittadini europei hanno sentito parlare di Biodiversità (sondaggio Eurobarometro) e ancora meno sanno che cos’è, la perdita della diversità in natura costa all’Unione europea circa 450 miliardi l’anno, cioè il 3% del Pil, a causa dell’inquinamento di acqua e aria pulita e della diminuzione di terreno coltivabile e di cibo. A proposito di cibo, anche la biodiversità delle sementi è a rischio. Nell’ultimo rapporto di Assosementi il 21% delle specie vegetali è in pericolo di estinzione e il rischio è che «venga a ridursi un’ampia base genetica che possa garantire l’innovazione delle varietà: fondamentale per la biodiversità». 

QUANTO VALE LA PERDITA?

Lo dice Legambiente nel suo dossier sulla Biodiversità, 7830 specie vegetali, la metà delle esistenti, e un terzo delle animali vivono in Italia: 586 però sono a rischio estinzione. Camosci lupi e farfalle sono i nostri «tesori di biodiversità». Quanto vale la perdita di specie animali e vegetali? Se solo 28 mila cittadini europei hanno sentito parlare di Biodiversità (sondaggio Eurobarometro) e ancora meno sanno che cos’è, la perdita della diversità in natura costa all’Unione europea circa 450 miliardi l’anno, cioè il 3% del Pil, a causa dell’inquinamento di acqua e aria pulita e della diminuzione di terreno coltivabile e di cibo. A proposito di cibo, anche la biodiversità delle sementi è a rischio. Nell’ultimo rapporto di Assosementi il 21% delle specie vegetali è in pericolo di estinzione e il rischio è che «venga a ridursi un’ampia base genetica che possa garantire l’innovazione delle varietà: fondamentale per la biodiversità».

la stampa – 22 maggio 2016 

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