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Giovani medici, salgono a 9mila i posti per chi vuole specializzarsi. In legge di bilancio l’aumento di 1.200 borse. Resta l’imbuto formativo: in coda ci sono 10mila aspiranti

Il Sole 24 Ore. Per chi sogna di specializzarsi dopo aver incassato la laurea in medicina e l’abilitazione ci saranno dal prossimo anno 1200 borse in più. A portarle in dote è l’ultimo vagone entrato nella manovra, grazie al maxiemendamento approdato ieri al Senato che ha trovato le risorse per mille borse in più da aggiungere alle 217 aggiuntive.

A conti fatti si potrebbero finalmente superare i 9mila posti a bando per le scuole di specializzazione mediche, dopo le 8mila borse dell’anno scorso a cui si sono aggiunte le 800 regionali. Una quota che praticamente equivale per la prima volta al numero degli iscritti a Medicina che non si troverebbero così, una volta laureati, esclusi dal percorso di specializzazione e quindi dalla possibilità di diventare medici a tutti gli effetti. È dunque?l’addio al famoso imbuto formativo che ha tenuto tanti giovani aspiranti lontani dal camice bianco? Ancora no, perché ci sono due variabili “impazzite” che non fanno tornare i conti: innanzitutto ci sono 9mila – esattamente 9.036 secondo un recentissimo monitoraggio dell’associazione liberi specializzandi (Als) – i medici laureati e abilitati rimasti esclusi dalla formazione specialistica o in medicina generale perché in passato le borse per accedere a una delle scuole di specializzazione erano troppo poche. Per anni si è andati avanti con una media di 6.000-6.500 borse l’anno a fronte di oltre 9mila laureati e così si è creato questo piccolo esercito di giovani professionisti – il 76% under 35 – rimasti fuori per colpa dell’imbuto formativo.

Ma c’è anche la seconda variabile: quella dei “ricorsisti” che hanno conquistato l’ingresso a Medicina da cui erano stati esclusi a causa del numero chiuso – l’accesso agli studi avviene come noto con un test d’ingresso nazionale a quiz – grazie ai ricorsi al Tar vinti. Sono 1800 quelli entrati 6 anni fa e che si aggiungono ai circa 9mila iscritti ordinari. I laureati che quindi proveranno a vincere i 9mila posti a bando potrebbero superare quota 10mila. Un numero, questo, che lieviterà a oltre 16mila candidati l’anno successivo visto che nei test per Medicina 2014/2015 ci furono quasi 9mila ricorsisti a fianco dei 9mila iscritti. Insomma l’imbuto formativo rischia di non essere aggirabile ancora per diversi anni.

«Credo che il Governo abbia fatto l’anno scorso e quest’anno uno sforzo che va riconosciuto – avverte Mirko Claus, presidente di Federspecializzandi -, ora sono le Regioni che devono garantire tante borse in più destinando una quota degli aumenti del fondo sanitario che hanno incassato dalla manovra». Per il presidente di Federspecializzandi c’è una soglia minima di posti da mettere a bando che andrebbe raggiunta: «Se si saturassero al massimo le scuole di specializzazione si potrebbe raggiungere un numero di 11mila specializzandi l’anno. È da questa cifra che bisogna partire per provare a superare finalmente l’imbuto formativo».

Lo sforzo del Governo in effetti inizia l’anno scorso quando partendo da 6200 borse statali (a cui vanno aggiunte poi quelle regionali) l’ex ministro Giulia Grillo ha aggiunto 900 posti e ulteriori 900 – dopo le verifiche con il Mef – recuperando risorse dalle borse non utilizzate raggiungendo così 8mila contratti. Per il 2020 si parte da 8317 contratti di cui 7100 dai fondi della manovra dell’anno scorso e altri 1217 dalle risorse trovate quest’anno, grazie al pressing dei Cinque Stelle e del vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri. Se si replicasse l’operazione “recupero”dell’anno scorso superare quota 9mila non sarà difficile: «Restano da recuperare i contratti abbandonati negli ultimi due concorsi, quello della medicina generale del 2018 e delle specializzazioni del 2019», spiega Claudio Cappelli dell’Associazione liberi specializzandi (Als). «Abbiamo calcolato – aggiunge – che nell’ultimo anno si è avuta una perdita di oltre 900 borse che devono essere recuperate per colmare il gap tra il finanziamento atteso e quello realmente in essere». Anche Cappelli conferma: «Bisogna sfruttare al massimo la capacità delle scuole che possono arrivare a 11500 posti e poi bisogna lavorare sul modello dei teaching hospital per fare formazione lavoro non esclusivamente nei Policlinici».

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