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Giunta regionale, è partita la caccia alla poltrona. Zaia vuole “soldatini”. Undici posti da spartire, tra assessorati e presidenza del consiglio, e già le prime contese

Altro che dieci posti in giunta. Ne servirebbero almeno il doppio per soddisfare tutte le aspettative degli eletti in Regione Veneto. Ovviamente quelli della maggioranza di Luca Zaia, che, superato l’ostacolo dell’elezione, ora si aspettano di entrare nella stanza dei bottoni, in primis come assessori. Ma c’è anche chi accarezza l’idea di comandare l’altro Palazzo affacciato sul Canal Grande, il Ferro Fini, sede del Consiglio.

Il governatore Zaia non si sbilancia e pare orientato a prendersi tutto il tempo necessario per formare la squadra di “soldatini”: «Non accetterò alcun libero pensatore», ha detto poche ore dopo il trionfo, ricordando che il programma depositato in tribunale sarà il “vangelo” per i prossimi cinque anni. Sulla formazione della giunta pesano variabili territoriali e politiche. Rispetto al quinquennio appena concluso, la presidenza del consiglio regionale –  I’11esimo posto, fondamentale per far procedere i lavori ed evitare “insabbiamenti” – potrebbe restare in capo a un esponente della Lista Zaia, ma servirà qualcuno con provata esperienza.

Tra i papabili l’ex presidente della Provincia di Belluno Giampaolo Bottacin e l’ex sindaco di Jesolo Francesco Calzavara. Se così fosse, il ruolo di vicepresidente della giunta potrebbe toccare a un leghista, anche se Forza Italia non intende rinunciare al numero 2 di Palazzo Balbi. Ci spera Elena Donazzan, mentre per il suo collega Massimo Giorgetti era stato profilata la presidenza del consiglio. Troppi due posti per un partito che è crollato al 6%, senza contare che il rapporto dovrebbe essere un posto ogni tre eletti? Anche i Fratelli d’Italia si attendono un riconoscimento: Giorgia Meloni avrebbe già chiamato il governatore, ma sul nome del possibile assessore lo stesso partito è diviso. L’unico eletto di Fdl è Sergio Berlato, mister 10.422 preferenze («Senza contare le 2400 che mi hanno annullato perché scritte sul riquadro della Lista Zaia», dice l’interessato), in corsa per il posto di assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca. Ma preme anche il veneziano Raffaele Speranzon, non eletto in quanto “vittima” – dice – della lista civetta “Indipendenza Noi Veneto” che ha portato al Ferro Fini Ilaria Padoan con appena 80 voti. Speranzon aspira a diventare uno dei cinque assessori esterni: «Voglio sperare che Zaia tenga conto anche della territorialità: Venezia capoluogo non ha alcun rappresentante in consiglio regionale».

A proposito di assessori esterni, l’unico dato per certo è il trevigiano Federico Caner, capogruppo regionale uscente. Da statuto, Zaia può nominare cinque assessori interni e cinque esterni. E deve essere “garantita la presenza di rappresentanti di entrambi i generi”: non essendo state fissate soglie, per essere in regola con la legge basterebbe anche una sola donna. Quanto agli uscenti si avvia sicuramente alla riconferma Roberto Ciambetti, mentre sarà diffìcile un ritorno in giunta per Marino Finozzi.

Tra l’altro c’è il rischio di un ingorgo vicentino: oltre a Donazzan, Ciambetti, Finozzi, Berlato, aspirerebbe a una “valorizzazione” anche Nicola Finco, forte di 6.692 preferenze. Tra i veronesi c’è chi non esclude una Sanità bis al leghista Luca Coletto, ma aspira anche l’ex Udc che si è candidato con Zaia Stefano Valdegamberi. Nel frattempo, l’unico posto certo, anche se temporaneo, è quello di Fabiano Barbisan, eletto in Lista Zaia: è il più anziano dal punto di vista anagrafico e dunque toccherà a lui presiedere la prima seduta del consiglio regionale. L’assemblea sarà convocata entro dieci giorni dalla proclamazione degli eletti (proclamazione prevista per domani o al massimo lunedì), presumibilmente a metà mese.

Intanto gli esclusi ricorrono al Tribunale. È il caso di Otello Bergamo, il più votato di Forza Italia a Venezia. Va detto che le contestazioni registrate nei seggi del Lido di Venezia e di San Martino di Lupari non comporteranno variazioni nella ripartizione dei seggi: potrà cambiare il numero delle preferenze ottenute dai singoli, ma i seggi per ora non cambieranno. Confermato anche il calo di un consigliere – da 29 a 28 – della maggioranza: la somma dei voti a Zaia e alle liste a lui collegate è 1.086.536 che diviso per il totale dei voti validi presi dal tutte le Uste, 2.185.438, da 49,717%. In base alla legge elettorale il premio di maggioranza in questo caso è il 57,5% dei seggi, ossia 28 consiglieri su 49.

Il Gazzettino – 4 giugno 2015 

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