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Gli animalisti: mangiare carne inquina la Terra, per due etti servono 25 litri acqua. La replica di Assocarni: luoghi comuni

1a1a1_1mucca--401x175Lo scenario è quello del Forum sull’ambiente di Rio in cui dal 20 al 22 giugno si è discusso di inquinamento industriale e da trasporto. A Roma, davanti al Pantheon, un tendone con buffet a base di verdure e carboidrati per richiamare l’attenzione su quella che viene indicata come la terza responsabile dei danni al pianeta: la carne. La denuncia era corredata stavolta da un dettagliato rapporto sui costi reali del suo ciclo di produzione curato da Lav, la Lega antivivisezione. Il presidente Gianluca Felicetti l’aveva anche consegnato al ministro Corrado Clini prima che partisse per il Brasile. Alimentazione vegetariana e rinuncia alle proteine nobili, dunque. Fare a meno di quei 56 miliardi di capi di bestiame ogni anno nel mondo (secondo la Fao) significa, sostengono gli ambientalisti, dare un importante contributo alla salute della terra dove abitiamo.

Lo slogan «i vegetariani vivono più a lungo se non li mangi prima» che campeggia sotto il simpatico muso di una mucca è sottoscritto da Michela Brambilla. L’ex ministro del Turismo, presidente della Federazione delle associazioni animaliste e ambientaliste, non assaggia polpette e fettine dall’età di 12 anni, da quando ha capito che fine facevano i maialini della fattoria vicino casa: «Tutti dobbiamo impegnarci. E possiamo farlo cominciando dalle piccole cose, dalla vita quotidiana. Purtroppo è ancora troppo scarsa nel nostro Paese la consapevolezza di quante ferite creano gli allevamenti intensivi per la quantità di emissioni di gas serra nell’atmosfera e per le risorse di acqua che vengono dissipate. Se non cambiamo i nostri stili di vita e scegliamo tecnologie pulite rischiamo di dover affrontare danni irreversibili del pianeta».

Il rapporto piazza al terzo posto la carne (in ordine di pericolosità bovina, pollame e suina) come fonte indiretta di CO2, ossia di anidride carbonica. Gli allevamenti sono responsabili del 12,6% di gas totali. Soprattutto di ammoniaca che contribuisce alle piogge acide e all’acidificazione degli ecosistemi. Per due etti di carne verrebbero utilizzati 25 litri d’acqua.

«Una sintesi dei peggiori luoghi comuni, priva di basi scientifiche seria – replica François Tomei, direttore generale di Assocarni -. Si fa confusione tra carni bovine, avicole e suine che hanno logiche completamente diverse. Il patrimonio bovino è in diminuzione da anni. Le emissioni aumentano».

Alla manifestazione del Pantheon ha partecipato come simpatizzante Marco Melosi, leader dei veterinari italiani (Anmvi): «Senza arrivare ad eccessi bisogna puntare alla riduzione dell’impatto sull’ambiente adeguando la produzione alla domanda. Eliminare dalla tavola le proteine nobili? Non esageriamo».

Il nutrizionista Giorgio Calabrese cerca l’equilibrio: «Tutti criticano la carne. Se non la mangiassimo avremmo problemi metabolici derivanti dalla carenza di ferro e vitamina B12. Poca, ma buona e magra».

tratto da un articolo di Margherita De Bac – Corriere della Sera – 9 luglio 2012

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