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Gli Ordini compatti: «Giù le mani dall’esame di Stato»

Le categorie con albo vogliono partecipare al tavolo sulla riforma voluta dal governo, vista come troppo punitiva. Liberalizzazioni, i nodi: tariffe e barriere d’ingresso per i giovani

Lo scontro non accenna a diminuire. Il governo ha annunciato la volontà inderogabile a riformare e liberalizzare le professioni ordinistiche. Quest’ultime chiedono un confronto diretto e concreto perché le indiscrezioni e i progetti di cambiamento ipotizzati non piacciono per niente al mondo professionale. Un fronte compatto a cui hanno preso parte anche le professioni tecniche, quelle che si riuniscono nel Pat e che finora erano sembrate le meno agguerrite del gruppo.

«Noi siamo pronti all’innovazione tecnologica — spiegano nel loro testo congiunto — alla collaborazione interdisciplinare, a nuove forme di organizzazione del lavoro e promozione della qualità italiana nel mondo; siamo pronti a fare sistema con il mondo produttivo per la competitività del Paese; crediamo che le nuove generazioni di professionisti abbiano in mano il futuro. Noi continuiamo il nostro impegno diretto per la crescita del Paese attraverso il dialogo di architetture ed infrastrutture, ambientalmente sostenibili, tutelando il territorio: tutto ciò è possibile ma con noi, non contro di noi». II progetto Invece il disegno del governo sembra indirizzato verso obiettivi diversi: niente tariffari, abolizione dell’esame di Stato e qualcuno ipotizza perfino l’abolizione degli stessi Ordini professionali. «Oggi noi chiediamo con forza l’avvio di una riforma condivisa — afferma Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti — fondata sui due principi fondamentali della nostra storia e natura: la deontologia professionale e l’utilità sociale dei nostri mestieri. Questi due principi appartengono alla comunità ancor prima che a noi».

La riforma si farà, assicurano al governo, e per proporre un progetto efficace si avvarrà della consulenza di esperti provenienti dall’Ocse, dal Fondo monetario internazionale, dalla Commissione europea, un’apertura molto ampia che però non sembra prevedere (finora) la presenza dei rappresentanti degli ordini professionali. L’occasione «Perciò chiediamo al governo, al parlamento, alle forze economiche e culturali del Paese — continuano i professionisti tecnici — di discutere e condividere un vero progetto sul futuro delle professioni liberali che sono la testa pensante della crescita ordinata e sostenibile dell’Italia». Un progetto che però dovrà, verosimilmente passare da una concertazione e da un tavolo condiviso. Quello delle professioni ordinistiche infatti è sempre stato un campo difficile, pieno di veti incrociati e dai difficili equilibri. Mai come adesso si è ricompattato. Tutti chiedono un rilancio alla competitività e negano sbarramenti al libero mercato. Forse un momento di contrasti e confusioni come questo potrebbe essere quello giusto per una riforma attesa da decenni.

Corriere della sera Economia – 11 luglio 2011

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