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Governo, mancano le coperture. Ecco il piano d’autunno per recuperare 11 miliardi

L’esecutivo mette nel mirino spese della Pubblica amministrazione, agevolazioni fiscali, Iva per i beni non essenziali e tributi comunali. Il Pdl parte di nuovo all’attacco «Non ci stiamo più a tagliare le tasse con altre tasse»

Una spending review «atto secondo» su tutte le spese della pubblica amministrazione; una sforbiciata alla giungla delle agevolazioni fiscali e agli incentivi alle imprese; un trasloco di qualche bene meno essenziale dall’aliquota Iva agevolata del 4 a quella ordinaria del 21%; un frullato di Imu, Tares e Irpef comunale per alleggerire l’imposizione fiscale su chi non ha redditi alti e non possiede case di lusso.

Il tutto condito dalla speranza che il gettito fiscale, dopo mesi di fiacca, prenda a risalire, spinto da pagamenti dei debiti della Pa e dalle spese per le ristrutturazioni edilizie favorite da incentivi ed ecobonus.

Mentre nella maggioranza ancora infuriano le polemiche sulla copertura del rinvio Iva, composta per il 78% da maggiori entrate, al Palazzo di via XX Settembre guardano avanti e lavorano alla definitiva messa a punto del «piano d’autunno».

Quando il puzzle da sistemare sarà molto più complicato di quello risolto a fatica per l’Iva.

Si, perché entro fine anno bisognerà rastrellare e garantire in bilancio la bellezza di 11 miliardi.

L’Imu sulla prima casa vale 4 miliardi, altri 4 costa rinunciare in via definitiva all’aumento dal 21 al 22% dell’Iva, 1 miliardo vale la Tares che a dicembre sostituirebbe la vecchia tassa sui rifiuti e 2 miliardi costerebbe la rinuncia all’aumento dei ticket sanitari, che il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha giurato di voler scongiurare.

A prima vista una «mission impossible».

Tanto più che il Pdl lo ha già detto a chiare lettere: «non ci stiamo più a tagliare tasse con altre tasse».

Ma all’Economia hanno già in mente una strategia, che alla fine non porterà a rinunciare a tutti quegli 11 miliardi di nuove entrate ma sicuramente a una buona parte si.

«I nodi li scioglieremo a ottobre con la legge di stabilità, quando sapremo meglio se il negoziato con l’Ue ci lascerà qualche margine di manovra in più sui conti e quando potremo contare su un maggior gettito per effetto dei pagamenti della Pa e degli incentivi sulle ristrutturazioni», chiarisce il sottosegretario all’Economia in quota Pd, Pier Paolo Baretta.

Che accetta di scoprire le carte dei quattro punti cardine del «piano d’autunno» .

Primo, «siamo pronti a una seconda spending review, questa volta senza tagli lineari ma applicando i costi standard su tutte le spese della Pa.

Siamo già al 60% del lavoro, tra poco completeremo il comparto scuola e a fine settembre avremo definito i costi ottimali per tutto il settore pubblico».

Ricetta sicuramente gradita al Pdl, che proprio ieri per voce di Fabrizio Cicchitto ha chiesto all’Economia «di riprendere l’impegno sulla spending review e sulle ipotesi tecniche di abbattimento del debito».

Meno gradito al centro-destra è il punto due del piano. Quello che Baretta individua nella service tax o «tassa Ics», imposta casa e servizi, già messa nero su bianco nel testo del federalismo fiscale e che riaccorperebbe Imu, Tares, imposta di registro e addizionale comunale Irpef. Un unico tributo comunale che premierebbe i redditi più bassi e i proprietari di prime case non di lusso, ma che rischia di essere una cura peggiore del «male Imu» per chi ha alti redditi e immobili di pregio. Tanto più, come spiega lo stesso sottosegretario, «che la delega fiscale prevede anche una riforma del catasto per applicare l’imposta su valori più vicini a quelli reali di mercato».

Punto tre, la sfoltita alla giungla delle 720 agevolazioni fiscali delle quali beneficiano cittadini e imprese per ben 253 miliardi. La fotografia l’ha scattata la Commissione Vieri Ceriani, «anche se di quella massa di incentivi e detrazioni è aggredibile solo una manciata di miliardi», ammette Baretta. Detrazioni per coniugi e figli a carico non si potranno di certo toccare ma qualcosa si può racimolare alzando le franchigie per spese minori, come quelle veterinarie o per i figli in palestra.

Punto quattro, indica il sottosegretario, è il «Piano Giavazzi», quello ordinato a suo tempo dal Governo Monti per capire quanta parte di quei 33 miliardi di contributi che ogni anno lo Stato elargisce alle imprese fossero realmente spesi bene. Non più di due terzi, sentenziò l’economista Francesco Giavazzi. Poi quegli 11 miliardi male investiti si ridussero a tre e alla fine ne rimase solo qualche centinaio di milioni. Ora all’Economia dicono di aver riaperto la pratica. Un po’ per «coprire» Imu e Iva, un po’ per indirizzare le risorse verso cose serie, come il credito d’imposta a chi fa ricerca, piuttosto che incentivare Poste o Ferrovie che fanno già utili.

All’appello manca il quinto punto. Quello che dovrebbe garantire i due miliardi per scongiurare l’aumento dei ticket sanitari, già oggi alle stelle per visite specialistiche e analisi. La Lorenzin ha ingaggiato un braccio di ferro con Saccomanni, che quei soldi vorrebbe ricavarli imponendo una nuova spending sanitaria alle regioni. Che da tempo però faticano pure a garantire i livelli essenziali d’assistenza. Ma questa è una partita ancora tutta da giocare.

La caccia alle risorse

In autunno il governo dovrà trovare 11 miliardi così divisi: 2 mld per il nuovo regime dei ticket sanitari 4 mld per cancellare l’Imu prima casa 1 mld per cancellare l’aumento della Tares 4 mld per cancellare l’aumento Iva Possibili coperture: dal taglio agevolazioni fiscali per cittadini e imprese dalla tassa Imposta Casa e servizi dalla riforma del Catasto dalla spending review nella pubblica amministrazione Un maggior gettito fiscale potrebbe arrivare da: introiti Iva dai pagamenti alle aziende che incassano i debiti della pubblica amministrazione dal gettito legato al bonus sulle ristrutturazioni edilizie La pressione fiscale dal 1992 ad oggi Fonte: Istat (colore attribuito in funzione del governo che ha chiuso il bilancio annuale)

LE NOVITÀ

1 II Fisco Lotta all’evasione Attesi 10,2 miliardi Il Fisco punta ad incassare quest’anno dalla lotta all’evasione almeno 10,2 miliardi di euro. La crisi economica e l’allentamento delle norme sulla riscossione tengono più o meno fermi gli obiettivi e dal 2012 al 2013 il target di incassi sale solo di 200 milioni di euro. Anche se negli ultimi anni l’obiettivo di incasso è stato costantemente raggiunto e superato.

Nel 2011 il target era 8 mld e furono incassati 12,7 miliardi; nel 2012 l’obiettivo di incasso era di 10 miliardi e ne sono stati effettivamente messi in cassa 12,5. Il numero di controlli fiscali totali previsti quest’anno dall’Agenzia è pari a 1,6 milioni mentre gli accertamenti ai fini delle imposte dirette, Iva, Irap e imposta di registro a fine anno saranno 370.000.

2 Ristrutturazioni Arriva il bonus per frigo e forni Ieri le commissioni Finanze e Industria del Senato hanno dato il via libera ad alcuni emendamenti, di identico contenuto, che prevedono l’estensione del bonus previsto per i mobili «finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione» anche agli elettrodomestici.

Il provvedimento, come precisa una nota del Ministero dello Sviluppo Economico, vale solo per gli elettrodomestici da incasso e non, come sembrava in un primo momento, per tutti gli elettrodomestici.

Sulla base delle condizioni della commissione Bilancio, questa detrazione Irpef dovrà essere entro un tetto di 10mila euro, che dovranno essere ricompresi nel massimale di spesa di 96mila euro previsto per i lavori di ristrutturazione. 3 Sostituto d’imposta Rimborsi anche ai disoccupati Il Governo risolverà con un emendamento al «Dl fare» la questione dei 400 mila disoccupati che non possono ricevere i crediti fiscali che vantano dallo Stato a causa dell’assenza di un sostituto d’imposta.

Lo ha annunciato il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, rispondendo a un’interrogazione del capogruppo Pd in Commissione, Marco Causi. «È una soluzione – scrive Causi in una nota – che ci soddisfa molto, queste persone, già in difficoltà per la perdita del lavoro e di altre forme di sostegno al reddito, potranno contare immediatamente sui loro soldi».

L’Agenzia delle Entrate potrebbe accreditare i rimborsi direttamente sui conti correnti dei contribuenti a credito sulla base degli importi e delle coordinate bancarie comunicate da Caf o commercialisti.

4 Alimenti Distributori: l’Iva sale al 10% Le commissioni Finanze e Attività produttive del Senato hanno approvato il decreto sugli incentivi all’efficienza energetica e alle ristrutturazioni edilizie, modificando una delle coperture nonostante il parere contrario del governo.

Tra le coperture il governo aveva previsto l’aumento dell’Iva per le bevande e gli alimenti venduti nei distributori automatici dal 4% al 21%, nonché quello dei prodotti venduti assieme ai prodotti editoriali.

Entrambi i punti sono stati oggetto di emendamenti da parte dei senatori, ai quali il governo ha sempre risposto negativamente. Ieri le commissioni hanno comunque approvato un emendamento che riduce l’aumento dell’Iva sugli alimenti venduti nei distributori automatici al 10%. È stato invece ritirato per poter essere ripresentato per l’aula quello sull’editoria.

La Stampa – PAOLO RUSSO – 28 giugno 2013 

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