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Sassari. Cane ferito intrappolato grotta, salvato dai vigili del fuoco

A Mara veterinari, vigili e barracelli recuperano in una grotta un cane ferito e consumato dagli stenti. Alla fine «Fido» è stato salvato e trasferito in una clinica veterinaria

SASSARI. Ha rischiato di morire di stenti e consumato dalle mosche, all’interno di una grotta sotterranea, ma alla fine, per un povero cane da pastore è arrivata la salvezza. Un salvataggio davvero spettacolare. Si è infatti mobilitata una vera e propria catena di solidarietà con il veterinario della Asl Andrea Sarria che ha coordinato le operazioni di soccorso. Con lui hanno operato i vigili del fuoco, i barracelli e gli operatori del Taxi Dog di Sassari.

Ieri, intorno alle 10, la speleologa Vittoria Marras faceva un’escursione con altri amici nella zona di Bonuighinu, nei pressi della grotta “Sa Ucca de su Tintirriolu”, nel comune di Mara. Ha avvertito qualche flebile guaito provenire da una piccola apertura nella roccia. È bastato porgere l’orecchio con maggiore attenzione, per capire che sotto quelle grotte c’era un cane che ancora riusciva a emettere giusto un fiato, quasi per chiedere aiuto. È quindi partito il tam tam del soccorso: a guidare gli operatori nella zona è stato il gruppo della compagnia barracellare di Mara (Giuseppe Ballone, Tore Mulas, Federico Marras e Giorgio Cossu), che battono la zona palmo a palmo per la tutela del territorio e che ne conoscono gli anfratti.

Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco del gruppo speleologi (Giovanni Dore, Giulio Morittu e Salvatore Lecis) pronti con i mezzi per imbragare il cane e tirarlo su. Nel frattempo, era già arrivato il veterinario Andrea Sarria che aveva allertato il titolare del Taxidog, Simone Franca, che ha raggiunto la zona insieme al collega Andrea Loriga, a bordo dell’ambulanza veterinaria. Un coordinamento perfetto, nonostante si sia in pieno agosto, e i vigili del fuoco siano in continuo allerta per gli incendi.

Ma la macchina dei soccorsi per il cane prigioniero all’interno di “Sa Ucca de su Tintirriolu” ha marciato di gran lena.

È stato difficile addentrarsi nella grotta, raggiungibile attraverso un cunicolo dove a stento si passava strisciando sulla terra: «Tra l’altro – dice Simone Franca – noi avevamo indumenti estivi e all’interno c’erano non più di cinque gradi. Il cane era all’interno della grotta alta sei-sette metri e dove c’era anche dell’acqua. Insomma, era difficoltoso muoversi. Il cane pastore era agitato, spaventato e naturalmente, pur debole, era pronto a difendersi con i denti. Quindi, siamo entrati con cautela; sappiamo come comportarci e abbiamo reso mansueto il povero animale». Che era in condizioni pietose, un battito basso, magro e con ulcere ovunque sul corpo. Le larve di mosca sulla ferita nella testa lo avrebbero consumato. «L’aria era irrespirabile – dice ancora Simone Franca -. Certamente, il cane era caduto dentro la grotta almeno cinque-sei giorni prima. I vigili del fuoco lo hanno imbragato e portato all’aperto, dove il dottor Sarria ha potuto prestargli le prime cure; nella nostra ambulanza c’è il necessario per il soccorso. Quindi, il veterinario ha somministrato fluidi, antibiotici, cortisone, consentendo al povero animale di reagire». Ora è ricoverato al pronto soccorso veterinario di Sassari.

L’Unione sarda – 20 agosto 2012

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