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Granarolo in pista per Parmalat. Dai fondi lista candidati cda

I fondi Skagen, Mackenzie e Zenit, azionisti di Parmalat con complessivamente una quota del 15,3%, hanno annunciato la propria lista di candidati per il rinnovo del cda del gruppo di Collecchio.

Capolista è Rainer Masera, indicato per la presidenza, seguito da Massimo Rossi, che in caso di vittoria in assemblea assumerà la carica di ad ad interim, «durante il periodo in cui il futuro cda valuterà l’opzione di nominare un altro amministratore delegato». Gli altri nomi in rosa sono quelli di Enrico Salza, Peter Harf, Gerard van Kesteren, Johan Priem, Dario Trevisan, Marco Pinciroli e Marco Rigotti. I fondi sottolineano che, «tenendo in considerazione l’intenzione dichiarata da parte di Assogestioni di presentare una lista di minoranza, al momento la lista di amministratori proposta include nove candidati».

Le altre liste entro il 18 marzo e la cordata italiana

Oltre alla lista dei tre fondi Skagen, Mackenzie e Zenit, Assogestioni presenterà una sua lista entro il 18 marzo (data ultima prevista). Inoltre in questi giorni si è vociferato di un’altra cordata per ricandidare Bondi come ad che sarebbe eventualmente capeggiata da fondi italiani di private equity, a cui starebbero lavorando come advisor Deutsche Bank e Merrill Lynch. In pista, pare, c’è anche Granarolo, ma solo nell’ipotesi di una cordata italiana.

La cordata italiana (con Bondi ad) guarderebbe con interesse eventuali operazioni future con la brasiliana Lacteos do Brazil e la francese Lactalis.

«Abbiamo confermato a tutti i tavoli in cui ci siamo incontrati che dove ci fosse la condizione per una cordata italiana noi possiamo essere un pezzo di quella cordata». Lo ha ribadito Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo. A margine del X congresso regionale di Legacoop Emilia-Romagna, Calzolari, che è anche presidente di Legacoop Bologna, ha aggiunto «ovviamente siamo consapevoli che la dimensione del problema è molto rilevante, quindi non è risolvibile con l’incontro di due aziende soltanto». Il numero uno della cooperativa ha anche però espresso «rammarico per un’azienda che è stata salvata in gran parte con i soldi degli italiani e che oggi rischia seriamente di andare in mano altrui» se non dovesse andare in porto il progetto. La presenza di un azionista comune, tra le due realtà del latte, Intesa Sanpaolo, «non è sufficiente per il buon fine dell’operazione. Il tema – ha concluso Calzolari – che parte un’iniziativa da parte di questi fondi, noi stiamo a vedere come si evolve, perché i tempi sono ormai rapidissimi».

Sulla stessa lunghezza d’onda, anche Giuliano Poletti, presidente di Legacoop: «Parmalat è una grande impresa italiana e sarebbe bene che rimanesse tale, anche perché c’è un problema di filiera dei produttori di latte oltre che di consumi». Riferendosi implicitamente a Granarolo, che fa capo alle cooperative, Poletti ha precisato: «Ae ci saranno le condizioni per essere coinvolti in una ipotesi che aiuti una filiera importante come quella del latte italiano, siamo disponibili a valutarla. I protagonisti di questa operazione però non possiamo essere noi, né tanto meno solo noi. Siamo interessati in chiave industriale – ha aggiunto – non da un punto di vista finanziario o di trading. Dunque ci vuole una volontà da parte di diversi soggetti economici finanziari e imprenditoriali».

Il presidente di Legacoop ha poi aggiunto: «Naturalmente bisogna rispettare il mercato e le regole. Quello di Parmalat è un problema complesso di un’azienda che viene da una crisi che ha un azionariato diffuso ed è ancora vincolata a norme di legge, quindi guardiamo con molta attenzione ma anche con molta cautela per evitare di turbare la situazione e per rispettare l’interesse dei cittadini azionisti».

Ilsole24ore.com – 11 marzo 2011

 

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