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Grandi stazioni, il mistero del palazzo che la Regione ha comprato a 70 milioni: il doppio del suo valore

1a1a13_grandi_stazioniSarà anche vero che i palazzi sul Canal Grande non hanno prezzo. Idem per le case con vista sul Colosseo e per una miriade di edifici storici sparsi in tutta Italia, ma a volte i conti non tornano lo stesso. Ne sa qualcosa il senatore del Pdl Riccardo Conti, che ha comprato per 26,5 milioni il palazzone di via della Stamperia vicino alla Fontana di Trevi, rivendendolo poche ore dopo a 44,5 milioni all’ Enpap, l’ ente di previdenza dei psicologi. Ma qualcosa di simile è successo anche a Venezia un po’ di tempo fa, giusto davanti al nuovissimo ponte di Calatrava, dove la Regione del Veneto ha acquistato da Grandi Stazioni per 70 milioni di euro (69,5 per l’ esattezza) un immobile che si affaccia sul Canal Grande.

Un affare? Anche qui come a Roma tutti dicono di averci guadagnato. L’ unico fatto certo è che le Ferrovie cedendolo a Grandi Stazioni in un pacchetto che comprendeva anche altri edifici lo aveva valutato 70 miliardi di lire – ovvero 35 milioni di euro -, la metà dei soldi sborsati dalla Regione. Ma la cosa più curiosa è che nelle trattative per entrambi i palazzi in questione, spunta il nome della medesima persona. Valea dire Massimo Caputi, protagonista della vendita del palazzone romano attraverso “Idea Fimit”, che nei primi anni Duemila, in veste di amministratore delegato di Grandi Stazioni, aveva avviato la trattativa per la vendita dei 20 mila metri quadri del palazzo che oggi ospita gli uffici della Regione. «Un grande risultato per la Regione», a sentire l’ ex governatore Giancarlo Galan, che riuscì a portare in un’ unica sede 600 dipendenti, un’ impresa effettivamente non semplice in una città come Venezia, pagando alla resa dei conti 3.300 euro per metro quadro un palazzo restaurato sul Canal Grande, al quale bisogna aggiungere i magazzini retrostanti che presto diventeranno anch’ essi uffici. Un affare per Galan, ma certamente di più per chi ha venduto un immobile al doppio di quanto era stato valutato. La vicenda è complicata, inizia nel 2001 con Caputi che dall’ alto di Grandi Stazioni non vuol saperne di chiudere la trattativa al prezzo con cui aveva rilevato il mega-edificio dalle Ferrovie (70 miliardi di lire). Non vende, ma affitta, facendo nascere però poco dopo un contenzioso con la stessa Regione che lo trascina in tribunale per inadempienze contrattuali. Nel frattempo Caputi paga comunque la prima tranche di una ricca consulenza all’ amico Michele Gambato – oggi presidente di Sistemi Territoriali, società di progettazione della Regione – per avergli agevolato la trattativa. Dal contenzioso con la Regione riparte la trattativa per la vendita del palazzo, intanto Caputi non è più però in Grandi Stazioni. L’ affare va comunque in porto per 70 milioni grazie anche a una nuova stima certificata dall’ Agenzia del Territorio. Gambato può così incassare il totale della provvigione, pari a 1,6 milioni. Vicenda chiusa? Nemmeno per sogno. I dipendenti prendono possesso degli uffici, la Regione può così risparmiare 2 milioni all’ anno di affitti, ma parallelamente si apre un fronte giudiziario. Perché nel 2010 la Procura di Roma mette sott’ inchiesta per truffa, oltre al “mediatore” Gambato, gli ex amministratori di Grandi Stazioni. Ma non è tutto, in quanto la Procura veneziana contestualmente apre un fascicolo per concussione. Entrambi i procedimenti si sono però persi per strada.

NICOLA PELLICANI – Repubblica – 8 febbraio 2012

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