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Green Pass obbligatorio nella Pa: tutti i nodi al pettine nella Sanità in vista del 15 ottobre. Tra disposizioni contraddittorie e dubbi applicativi

Il Sole 24 Ore sanità, Stefano Simonetti. Il 15 ottobre prossimo con l’entrata in vigore dell’obbligo del green pass cambierà notevolmente l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni italiane e i problemi quotidiani che si creeranno saranno verosimilmente moltissimi. Da quando è stato adottato il DL 127/2021 è uscita una copiosa pubblicistica su tutti i giornali specializzati che ha affrontato tutte le criticità, incongruenze e le difficoltà operative della decisione governativa. Rispetto alla complessività del pubblico impiego, la Sanità sulla problematica rivela almeno due peculiarità: la prima è quella che il nuovo obbligo interessa meno del 20% del personale in servizio perché per tutto il personale sanitario e per l’altro a diretto contatto con il pubblico dallo scorso mese di aprile vige già l’obbligo di vaccinazione, che riveste aspetti del tutto diversi.

La seconda è quella che l’art. 1, comma 2 del decreto prevede che l’obbligo della certificazione verde coinvolge anche «tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni» e questi soggetti nelle aziende ed enti del Ssn sono nettamente in numero superiore a quello riscontrabile nelle Pa degli altri comparti: specializzandi, tirocinanti, studenti dei corsi di laurea, volontari delle Misericordie, personale delle ditte di manutenzione, pulizie, ristorazione, del bar e dei negozi interni, gli addetti al rifornimento dei distributori automatici e quant’altro.

Ai limiti della bizzarria è la previsione dell’esonero dell’obbligo per gli utenti ma non per i loro accompagnatori. In buona sostanza, in Sanità la quantità di personale da controllare è nettamente minore ma è ampiamente compensata da una rilevantissima presenza di esterni nei confronti dei quali i controlli non sembrano davvero semplici.

Nelle linee guida si precisa che sono soggetti all’obbligo anche «le autorità politiche o i componenti delle giunte e delle assemblee delle autonomie locali e regionali»; per dire, se il Presidente Zaia o il Presidente Zingaretti vanno in visita istituzionale in una Asl devono esibire il green pass (a chi ?) ma ancor più singolare appare la situazione in cui il controllo non avvenga e allora ci si chiede chi scrive al Prefetto per l’applicazione delle sanzioni.

Più complessa – e realistica – appare la situazione delle direzioni aziendali, sicuramente destinatarie dell’obbligo. Premesso che la competenza nei confronti del Direttore generale è della Giunta regionale mentre per i direttori coadiuvanti il datore di lavoro è il Direttore generale, sono evidenti le criticità di tali controlli. Per la legge dei grandi numeri si può anche pensare che su quasi 1.000 soggetti ce ne sia qualcuno che, pur non essendo un no vax militante, sia refrattario o incerto sul green pass. Ebbene, chi gestisce i controlli e le correlate procedure ? Inoltre rimane qualche perplessità nei riguardi del Collegio sindacale ma non dovrebbe essere difficile far rientrare l’organo aziendale nell’ambito di “tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa …».
L’intera operazione deve essere attuata «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica», secondo quando disposto dal comma 13 dell’art. 1. Tuttavia è da ritenere che si riscontreranno costi diretti emergenti (ad esempio, materiale e applicazioni informatiche) e costi indiretti quali il tempo lavoro di tutti gli uffici che saranno coinvolti nei controlli e nelle procedure connesse.
Da parte dei diretti interessati ai controlli sono già numerosi i dubbi applicativi:
come si riuscirà a garantire i servizi non sapendo fino all’ultimo su quale organico si può contare?
• il personale assente ingiustificato può essere sostituito?
• come si farà quando il dipendente assente ingiustificato appartiene a un profilo infungibile?
• come dimostra il dirigente che ha effettuato i controlli se non è consentita la raccolta dei dati esibiti né la conservazione della documentazione?
• come fa una azienda sanitaria a nominare il Mobility manager con i requisiti previsti dal decreto interministeriale del 12 maggio 2021?
• perché le esenzioni per motivi di salute per il personale obbligato alla vaccinazione sono “attestate dal medico di medicina generale” mentre quelli tenuti al green pass avvengono “sulla base di idonea certificazione medica” non meglio precisata?
• le linee guida sono estremamente vaghe sulla metodologia dei controlli, ad esempio sul concetto di verifica a campione e se l’accertamento debba essere fatto al momento dell’accesso al luogo di lavoro o anche dopo.

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