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Home restaurant, in discussone alla Camera la legge che colma il gap normativo. Ecco le regole per disciplinare un settore che ormai fattura oltre 7 milioni annui

Massimo 10 coperti, 8 eventi al mese e 80 nell’arco dell’anno; uso della casa di residenza o domicilio, l’attestato Haccp per la somministrazione di alimenti e il regime fiscale per attività saltuaria. Queste, in sintesi, le caratteristiche dell’attività di home restaurant individuate dalla prima proposta di legge che si propone di disciplinare un fenomeno sempre più diffuso in Italia: quello dell’attività di ristorazione nelle abitazioni private.

“La nostra proposta di legge vuole andare a normare il fenomeno dell’home restaurant – spiega la deputata del Movimento 5 Stelle Azzurra Cancelleri – L’analisi della proposta di legge è stata avviata in Commissione Attività produttive alla Camera il 7 aprile di quest’anno e in queste settimane si andrà avanti con la sede referente all’interno della Commissione, in cui tutti i partiti discuteranno la proposta avanzando le modifiche che riterranno più opportune”. “L’idea – continua Cancelleri – nasce dalla necessità che ormai si avverte nel Paese di andare a colmare un gap normativo. Il fenomeno dell’home restaurant, infatti, si è molto diffuso in Italia, ma senza alcuna regolamentazione. Per andare a colmare questo gap, nasce la nostra proposta di legge, che è stata condivisa con gli iscritti al blog del Movimento attraverso il nostro portale e che ha tenuto conto delle audizioni che la Commissione attività produttive ha tenuto in merito a una risoluzione sul tema”.

Un fenomeno imprenditoriale in crescita, che però va distinto dal settore della ristorazione vero e proprio. Secondo uno studio del Centro studi turistici (Cts) per Fiepet Confesercenti, l’universo degli home restaurant, solo nel 2014, ha fatturato 7,2 milioni di euro in Italia e ha contato 7mila cuochi ‘social’, 37mila eventi di social eating, una partecipazione di circa 300mila persone e un incasso medio stimato, per singola serata, pari a 194 euro.

“Io ho un’opinione positiva del fenomeno dell’home restaurant, sia perché rientra nella cosiddetta sharing economy, che in un momento storico e sociale come quello che stiamo vivendo rappresenta un valore aggiunto, sia perché l’home restaurant ha, tra le sue finalità, quella di diffondere la cultura enogastronomica del nostro Paese che è una delle ricchezze che possediamo”, spiega la deputata 5 Stelle.

“L’unico neo che intravediamo – sottolinea – è quello di essere avvertito, da chi fa ristorazione classica, come un fenomeno di concorrenza sleale: da un parte, i ristoratori carichi di norme e burocrazia, dall’altra questo fenomeno che non sottostà a nessuna regola. Volevamo quindi colmare queste differenze e togliere questo aspetto negativo all’home restaurant, lasciandolo come opportunità per diffondere la tradizione enogastronomica e anche permettere a chi ha questa passione di riuscire ad arrotondare facendo fruttare un hobby”.

Civonline – 12 maggio 2016 

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