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Scherzano tra i malati in coma, medici sospesi

Immagini di sanitari che scherzano e compiono atti goliardici nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Misericordia e Dolce di Grosseto online, scoppia il caso

Foto di sanitari che scherzano e compiono atti goliardici nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Misericordia e Dolce di Grosseto sono state pubblicate su Facebook. Le immagini, riportate dal quotidiano Corriere di Maremma, documentano il personale che fuma nel reparto e gioca fasciandosi con garze, bende, cerotti. È stata una lettrice a scoprire per caso su Internet le foto che documentano scherzi fatti nel reparto, dove ci sono anche pazienti in coma.

«Sono indignata – ha scritto la lettrice che ha segnalato la vicenda al giornale – per il solo fatto che malati inconsapevoli possano esser stati scherniti con così tanta scioltezza. Per il senso civico ritengo opportuno rendere noto questo fatto tanto increscioso affinchè non accada mai più». Evidenziata anche la mancanza di «rispetto per la sofferenza altrui». «È stata calpestata la privacy – ha aggiunto la lettrice – È stato scambiato l’ospedale per una sala da biliardo con tanto di sigarette accese e il reparto di rianimazione, con i pazienti in coma, per un ridicolo Carnevale». Le foto apparterebbero all’album di un dipendente dell’ospedale che poi le ha pubblicate sul suo profilo su Facebook.

La Direzione generale dell’Asl 9 di Grosseto «ha provveduto immediatamente ad attivare le procedure disciplinari, decidendo la sospensione cautelativa dal servizio degli operatori sanitari coinvolti». Lo riporta una nota della Asl. Sono un medico e tre infermieri gli operatori sanitari dell’ospedale di Grosseto già sospesi cautelativamente per la vicenda delle foto su Facebook. Lo ha precisato il direttore sanitario dell’Asl di Grosseto Danilo Zuccherelli. «La nostra sensazione – ha commentato – è che si tratti di un episodio singolo e che non ce ne siano stati altri. Inoltre non c’è stata nessuna ripercussione nè sui pazienti, che non sono stati coinvolti, nè sull’operatività del servizio». Parlando dei provvedimenti in corso Zuccherelli ha detto che «è scattato il procedimento disciplinare e che è stata aperta un’indagine interna. Oggi e nei prossimi giorni verranno sentiti tutti gli interessati; cercheremo anche di procurarci le immagini». Il dirigente ha anche precisato che «le sospensioni cautelative già scattate riguardano per ora un medico e tre infermieri» e che «comunque gli accertamenti disciplinari sono ancora in corso». Le immagini su Facebook compaiono sotto il profilo denominato «Quelli della rianimazione».

«Dai primi accertamenti svolti – riferisce ancora la Asl maremmana che ha avviato un’indagine interna -, l’episodio è riconducibile a circa un anno e mezzo fa e sono da escludere coinvolgimenti diretti dei pazienti ricoverati anche se i fatti rappresentati rivestono comunque caratteristiche di gravità inaudita». Nella stessa nota la direzione dell’Asl 9 di Grosseto «esprime stupore e indignazione per quanto appare dalle immagini. Il fatto è giudicato gravissimo e offensivo per i pazienti e per l’impegno che, in maniera professionale, il complesso degli operatori della rianimazione e, in senso ancora più ampio, dell’intero ospedale Misericordia, prestano quotidianamente ai ricoverati e ai cittadini».

«Quanto accaduto nel reparto di rianimazione è vergognoso. Una vicenda alla quale ritengo non ci fosse altra risposta che la sospensione delle persone coinvolte già stabilità dalla Asl». Lo dichiara, in una nota, il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi. Riguardo sempre ai provvedimenti disciplinari, per Bonifazi si tratta di «una scelta doverosa rispetto ai pazienti e a tutti gli altri operatori del Misericordia e di quello stesso reparto che svolgono ogni giorno con passione, serietà e professionalità il proprio lavoro. Sono convinto della necessità di seri provvedimenti disciplinari per individui che hanno dimostrato di non avere rispetto di niente, nè della dignità, nè della sofferenza delle persone che si rivolgono con fiducia all’assistenza di un ospedale pubblico».

Corriere.it – 30 marzo 2011

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