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I consiglieri del Pd: “Veneto Nanotech, la Regione ha fatto finta di niente per troppo tempo, ora rischiamo conseguenze pesantissime”

“Dodici milioni di euro che rischiano di essere pagati dai cittadini. Tutti i nodi di Veneto Nanotech sono arrivati al pettine e il conto del crac potrebbe essere davvero un salasso per le casse regionali: cosa intende fare adesso la Giunta Zaia dopo aver ignorato tutti i segnali d’allarme che arrivavano da più parti?”. Questo è quanto chiede il Partito Democratico in un’interrogazione a risposta immediata,  primi firmatari i consiglieri Bruno Pigozzo, Francesca Zottis e Alessandra Moretti.

“La scorsa settimana – spiegano i consiglieri – Nel corso dell’udienza sulla liquidazione della società, è stato illustrato il concordato preventivo: i creditori hanno venti giorni per approvarlo, in caso contrario verrebbe dichiarato il fallimento, con un buco di 12 milioni, invece dei 10,8 stimati in un primo momento. Il sì al concordato –  proseguono i rappresentanti del Pd – Potrebbe comunque comportare una rivalsa da parte dei creditori non privilegiati nei confronti della Regione, che è l’ente di controllo, con cause civili. È una situazione ingarbugliata, un cane che si morde la coda: Veneto Nanotech lamenta fra l’altro un credito di quasi 700mila euro nei confronti del Consorzio interuniversitario, chiuso nel 2012, che a sua volta ha un contenzioso con la Regione per dei contributi mai versati”. “Quanto sta accadendo non è un fulmine a ciel sereno – concludono gli esponenti Dem – Ma di fronte alle preoccupazioni espresse da più parti la Giunta è rimasta sorda. Avevamo evidenziato la necessità di un radicale riassetto e ristrutturazione della società per renderla più competitiva, a fronte del fatto che rappresentava un’eccellenza veneta del settore della ricerca e dell’innovazione tecnologica, ma la Regione ha preferito tirare dritto, senza preoccuparsi minimamente né del problema economico né del futuro dei lavoratori. E ora – concludono i firmatari dell’interrogazione – le conseguenze rischiano di essere pesantissime”.

21 luglio 2016 

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