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I conti del Veneto. Tra veti incrociati e costi sanità

La Corte dei conti: la rete e i posti letto eccessivi fanno lievitare i costi della sanità. Nella Verona dei troppi ospedali. La Lega governa la sanità regionale dal 2005

Al grido di “Lega sprecona” il consigliere veneto del Pdl Moreno Teso è rimato l’unico del suo partito a sparare a zero sull’articolo 22 della Finanziaria regionale del 2003. Con questo provvedimento sono stati stanziati 7,8 milioni di euro fino al 2010 a favore di sagre e piccole iniziative di paese che dovrebbero tutelare l’identità veneta, come la fiera degli osei di Annone Veneto, e invece servono a distribuire denaro a pioggia. La proposta di abrogazione del famigerato articolo 22, ribattezzato “legge delle mance”, era stata avanzata da un consigliere del centro-sinistra, Diego Bottacin, esponente del movimento Verso Nord. Oltre che da Teso era stata sottoscritta da altri quattro esponenti del Popolo della libertà critici verso l’assessore alle Politiche per l’identità veneta, il leghista Daniele Stival. Bottacin sostiene che Stivàl abbia dirottato lo scorso anno circa la metà dei fondi dell’articolo 22 (1,1 milioni) tra i comuni di Pramaggiore e Portogruaro, il suo collegio elettorale. Ma la guerra fratricida è durata qualche ora I vertici del Pdl hanno richiamato i dissidenti all’obbedienza per la ritorsione minacciata dal Carroccio di abrogare la legge 49 (altre milionate per iniziative culturali) gestita dal vicepresidente della giunta ed esponente di punta del Popolo delle libertà in Veneto, Marino Zorzato. L’unico a non mollare è stato Teso. Che denuncia: «Ognuno c’ha da difendere qual cosetta. Il ricatto è tipico della Lega. Non possiamo pensare di spendere un milione in sagre che non hanno niente di veneto. I costi della politica sono in leggi come questa». Il Veneto, ormai, è un groviglio di veti incrociati, frantumazione politica e imboscate. Lo spettacolo che va in scena in consiglio regionale ne è la dimostrazione, con la minoranza che s’insinua tra le divisioni della maggioranza. L’articolo 22 difeso da Stivàl è solo un esempio. Spiega Laura Puppato, capogruppo del Pd a palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale: «A seconda delle materie convergiamo con il Pdl o con la Lega, ma senza accordi programmatici. Sull’economia e sul lavoro ci troviamo spesso in sintonia con il Pdl, mentre sul nuovo statuto regionale la Lega si è schierata con noi». Ancora prima che tra maggioranza e opposizione il conflitto è tra potere esecutivo e legislativo. Capita che nelle commissioni le proposte di legge della giunta siano cassate da maggioranze trasversali. «La sesta commissione ha bocciato di recente la costituzione di Veneto promozione, l’agenzia proposta dall’assessore leghista Marino Finozzi e approvata dalla giunta», prosegue Laura Puppato, soprannominata “la leghista rossa”. Forse più a suo agio nei panni del comunicatore, Luca Zaia, presidente della Regione, si muove con i piedi di piombo, costretto a mediare da una parte con il Pdl, con cui c’è scarsa sintonia, dall’altra con le due anime della Lega. Ai fedeli di Umberto Bossi si contrappongono i seguaci di Flavio Tosi, sindaco di Verona ed ex assessore regionale alla Sanità. L’opposizione accusa il governatore di una imbarazzante assenza di iniziativa politica. La critica ricorrente è che Zaia fatichi a districarsi tra i vari pezzi della maggioranza. Dice Giuseppe Bortolussi, sfidante di Zaia alle ultime elezioni regionali con la lista “Bortolussi presidente”: «Il dramma di questa Regione è la mancanza di programmazione. L’ultimo piano socio sanitario risale al ’97, quello dei rifiuti industriali non è mai stato redatto e la legge sulle cave è del ’92». Bortolussi, che è l’uomo dei numeri della Confederazione generale dell’artigianato di Mestre, sorride e si fa una domanda solo apparentemente retorica: «A chi conviene l’assenza totale di programmazione? Al governatore di turno, ovviamente, che può assegnare a sua discrezione pezzi di territorio a chiunque gli aggradi». Sulla mancanza di programmazione rincara la dose anche il Pd. Spiega Laura Puppato: «E grave, a nostro avviso, che neppure i piani per l’energia e la mobilità abbiano trovato una formulazione organica». La mobilità in particolare è uno dei punti dolenti di una regione policentrica che dovrebbe essere innervata da un reticolo di reti stradali e ferroviarie. Bottacin, da componente della commissione regionale trasporti, ha approfondito il tema: «Nella regione operano 24 società di trasporto locale su acqua, strade e linee ferrate,cui corrispondono 24 differenti tariffe. La precedente amministrazione aveva studiato un sistema di trasporto integrato con il biglietto unico nell’area Padova-Venezia-Treviso, ma dall’estate 2010 la Lega ha rimesso tutto in discussione».

Il Carroccio, che miete consensi nelle piccole comunità, è culturalmente poco incline alle riforme di sistema. «La Lega è una forza di rinnovamento quando non ha nulla da perdere, ma per riformare il trasporto locale dovrebbe ingaggiare la guerra con i sindacati, quindi non muove un dito», prosegue Bottaccio L’assessore regionale al Bilancio, il leghista Roberto Ciambetti, cita invece le buone pratiche dell’amministrazione Zaia: «Questa è una regione virtuosa, abbiamo cassa per 1,5 miliardi che non possiamo spendere per i limiti imposti dal patto di stabilità. Il debito pregresso ammonta a quasi quattro miliardi. Galan aveva raggiunto il tetto massimo di indebitamento, ma noi non accendiamo più mutui». Le parole di Ciambetti certificano che gli anni delle vacche grasse sono finiti, per sempre. Nel 2010 la Regione Veneto ha avuto 400 milioni di trasferimenti dallo Stato. Nel 2011 ne erano previsti altri 450, invece ne sono arrivati 300 in meno. Roma sta trasferendo solo ora alla Regione Veneto i fondi sanitari del 2009. Conferma un burocrate regionale: «Gli 8,3 miliardi del 2011 per la copertura del fabbisogno sanitario corrente li abbiamo solo per competenza, non ancora per cassa, perché il Cipe non ha deliberato». Quella veneta è una sanità prevalentemente pubblica. Il privato convenzionato rappresenta il 6% dell’offerta ospedaliera. I tentativi di entrare in Veneto degli Angelucci e di don Verzè, veronese di Illasi, sono stati respinti. I miliardi della sanità sono una fonte inesauribile di potere: Tosi e la Lega di Verona (Francesca Martini, Sandro Sandri e l’attuale assessore Luca Coletto) hanno governato ininterrottamente la sanità regionale a partire dal 2005. Scrivono i magistrati contabili nella loro relazione del gennaio 2011: «La rete ospedaliera di Verona è oggettivamente ridondante rispetto al panorama regionale e nazionale. L’effetto di un’offerta eccessiva di posti letto lo si riscontra nel tasso di ospedalizzazzione e nei costi assistenziali». Per rilanciare la gestione della Sanità, Zaia ha nominato segretario generale dell’assessorato Domenico Mantoan, un ex medico militare ed ex direttore generale della Ulss di Thiene, gradito sia al governatore sia a Flavio Tosi. Il sindaco di Verona ha piazzato un suo uomo, l’agente di commercio Marco Vanoni, anche al vertice di Veneto Sviluppo, la Finanziaria regionale che dovrebbe finanziare le piccole e medie imprese. Al 51% della Regione, con il 49% distribuito tra gruppi bancari, Veneto Sviluppo si dibatte in una paralisi senza fine. Galan l’aveva affidata alle cure prima del suo amico imprenditore Paolo Sinigaglia, poi della sua amica imprenditrice Irene Gemmo. Nella pancia della finanziaria regionale ci sono i 200 milioni del fondo di rotazione che non si riescono a distribuire. Le aziende boccheggiano sotto i colpi della crisi, «ma la Regione non ha ancora rinegoziato con le banche il regolamento sul tasso d’interesse, scaduto da quasi un anno», spiega Vendemiano Sartor, ex assessore alle Attività produttive. Disboscare le 19 partecipate è uno degli obiettivi del governatore leghista, che pure ha studiato da presidente negli anni tra il 2005 e il 2008 in cui è stato ilvice di Galan. Il primo colpo di scure potrebbe calare sull’Avepa, 450 dipendenti contro i 61 previsti inizialmente, che assorbono più della metà dei rimborsi per gli agricoltori. Un taglieggiamento in piena regola. L’elenco degli interventi è lungo. Il cambiamento comincia sempre dalle piccole cose: qualche sagra in meno, una robusta potatura agli sprechi, un po’ di sana programmazione in più.

Il Sole 24 Ore – 20 ottobre 2011

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