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I conti dello Stato. La spesa viva sale di 5-6 miliardi rispetto al budget. Il miglioramento dei conti 2015 grazie ai minori interessi sui Bot e i Btp

Non solo le pensioni, con l’imprevisto della sentenza della Consulta, costata 3 miliardi di euro. Lo Stato, quest’anno, spenderà di più anche per la sicurezza, la scuola, la disoccupazione, le calamità naturali, e soprattutto per fronteggiare l’immigrazione. La spesa cresce, e se i conti pubblici quest’anno riusciranno a chiudere meglio del previsto sarà, nei fatti, solo per la diminuzione degli interessi sui titoli di Stato.

Il bilancio di assestamento 2015 all’esame del Senato indica un aumento della spesa di 12 miliardi rispetto agli stanziamenti iniziali dell’anno, un calo degli esborsi per gli interessi su Bot, Btp e conti di Tesoreria per quasi 8 miliardi, con la sostanziale stabilità della spesa in conto capitale. Dall’altra parte c’è un aumento nominale delle entrate di 6,6 miliardi. In realtà è cambiato il modo di contabilizzare i rimborsi fiscali, per cui bisogna sottrarre 7,3 miliardi sia alle spese che alle entrate. E il risultato non cambia: il miglioramento dei conti pubblici resta di 1,3 miliardi. Come rimane evidente l’aumento reale della spesa, pari ad almeno 5-6 miliardi di euro rispetto alla legge di Bilancio del 2015.

Più fondi per i migranti

Il «Budget rivisto», appena messo a punto dalla Ragioneria dello Stato, prevede per i soli ministeri un aumento degli stanziamenti, rispetto a gennaio, di 4,5 miliardi di euro. Il grosso riguarda le pensioni: il rimborso parziale della mancata indicizzazione, dopo la sentenza della Consulta, determina maggiori uscite di 3 miliardi per le Politiche Sociali. Cresce di 700 milioni di euro, però, anche il bilancio di previsione del ministero dell’Interno. In questo caso, a determinare la maggior spesa, sono i trasferimenti agli enti locali (251 milioni), e soprattutto l’assistenza agli immigrati, per la quale quest’anno servono 410 milioni in più. Cresce anche il budget della sicurezza e la tutela dell’ordine pubblico, di 61 milioni.

I nuovi conti della Difesa registrano i maggiori costi per 450 milioni delle missioni di pace all’estero, rifinanziate nel corso dell’anno. Il ministero dell’Istruzione vede crescere il proprio budget di 194 milioni, in gran parte per i maggiori costi sostenuti per gli insegnanti di sostegno a seguito della sentenza della Consulta del 2010. Lo Sviluppo Economico può contare su 177 milioni in più, 153 dei quali destinati agli incentivi al sistema produttivo.

Il budget della Giustizia registra una riduzione di 212 milioni: la spesa prevista per farsi carico dei Tribunali, prima sulle spalle dei Comuni, era sovrastimata ed è stata rivista. Taglio vero, invece, per Trasporti e Infrastrutture: ci sono 194 milioni in più per le opere strategiche, anche a fronte delle calamità naturali, ma 268 in meno sullo sviluppo e la sicurezza della mobilità locale e 70 in meno a strade ed autostrade. Si riduce di 9 milioni, rispetto alle dotazioni iniziali, anche la spesa dei Beni Culturali.

Tagli ai contributi Ue

Il bilancio del ministero dell’Economia, che è il più consistente, non presenta grandi variazioni. Nominalmente c’è un taglio di 15 miliardi ai fondi destinati alle autonomie locali, ma anche in questo caso si tratta di una partita contabile, perché la stessa cifra rispunta fuori, col segno meno, sullo stato di previsione delle entrate. Si segnalano, invece, la riduzione dei contributi al bilancio della Ue, che vale un miliardo di euro tondo, l’aumento degli stanziamenti a favore della Protezione civile per 446 milioni di euro, 285 milioni in meno da spendere per le opere pubbliche, 220 in più per le politiche sociali e, infine, una sforbiciata da 100 milioni di euro al capitolo dei Rapporti con le confessioni religiose.

Non ci sono solo le esigenze impreviste dell’economia a cui far fronte. Tirano più del previsto anche la spesa per il personale dei ministeri, e quella per gli acquisti. Il costo del personale (76,8 miliardi) sale di 206 milioni rispetto allo stanziamento di inizio anno, e di 1,6 miliardi rispetto al consuntivo 2014, quasi la metà dei quali imputabili al personale della scuola. Crescono, però, anche le retribuzioni delle forze di Polizia e della Guardia di Finanza, con lo sblocco degli scatti d’anzianità. Il costo medio delle retribuzioni per il personale impiegato dai ministeri è di 43.063 euro, in aumento rispetto ai 42.401 del 2014. Il più alto si registra al ministero della Salute (62.643 euro in media), il più basso al ministero dell’Istruzione, con una media di 39.430 euro. Nella fascia bassa anche i dipendenti dei Beni Culturali, con 39.336 euro, in quella più alta il personale in servizio alla Giustizia (56.737 euro) e all’Ambiente (55.568 euro). Sopra la media anche i costi per il personale dell’Economia e degli Esteri.

Sale, infine, la spesa per l’acquisto di beni di consumo: in questo caso, a far crescere il conto (100 milioni), sono le divise delle forze dell’ordine e il materiale tecnico-specialistico necessario agli Interni.

La scure sulle consulenze ma crescono gli incarichi ai professionisti I risparmi? Benzina e carta

Crollano i costi sostenuti dall’amministrazione pubblica centrale per le consulenze ed i carburanti, mentre continuano ad aumentare le spese per le prestazioni professionali e specialistiche. Dal 2009 al 2015, secondo il budget rivisto della Ragioneria, il costo delle consulenze è passato da 236 ad appena 74 milioni di euro, con una flessione di quasi 50 milioni tra il 2014 e quest’anno. La spesa per i carburanti, attribuibile prevalentemente alle forze armate e di polizia, è scesa da 429 milioni di euro del 2009 a 372 milioni nel 2014, fino ai 257 milioni previsti nel budget di quest’anno, anche se la Ragioneria avverte che il calo del 2015 non rappresenta «un’effettiva riduzione dei costi», ma riflette operazioni contabili. Scendono anche i costi di carta e cancelleria, passati da 157 milioni del 2009 ai 135 di quest’anno, mentre la spesa per le locazioni, in flessione fino al 2014, quest’anno risale: dai 912 milioni del 2009, si passa ai 736 del 2014, agli 834 previsti quest’anno. Quello che non si riesce ad abbattere, invece, à il costo sostenuto dallo Stato per le prestazioni non consulenziali commissionate ai professionisti. Dagli 898 milioni di euro del 2009, si passa ai 990 del 2011, ad oltre un miliardo nel 2012, fino ai 1.150 milioni di euro contemplati nel bilancio rivisto del 2015.

Mario Sensini – Il Corriere della Sera – 9 agosto 2015 

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