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I disastri della posta certificata: è complicazione, non semplificazione

Lettera di un professionista al Gazzettino: una mattina persa e la Pec non funziona

Caro direttore,

l’Ordine professionale a cui sono iscritto mi ha comunicato che dal 1° gennaio 2011 scade la convenzione gratuita per la posta certificata. Perché pagare, mi sono chiesto, quando nel sito del governo si pubblicizza la pec gratuita? Accedo al sito e inizio la registrazione in tutti i suoi campi. Quando credo finalmente di aver ultimato mi compare una nuova indicazione: “Ora dovete andare in un ufficio postale per completare l’attivazione”.

Stampo la registrazione ed entro in un ufficio postale: “No mi dispiace, non ne abbiamo mai attivate, vada alle Poste centrali che è meglio…”, mi sento rispondere dal gentil impiegato. Vado alle Poste centrali. “La Pec? Ah sì, ne abbiamo sentito parlare ma non l’abbiamo mai attivata, un attimo che sento il direttore”, mi spiega stavolta la gentil impiegata. Arriva il direttore, legge le istruzioni, e dopo un quarto d’ora l’impresa è fatta: “Ora la sua Pec è attiva”. Ringrazio e torno al computer, dopo mezza mattina persa, per informare il mio Ordine del nuovo indirizzo. Ma al momento dell’invio la posta non parte. Tre tentativi, niente non va. Provo a un altro indirizzo, la posta in uscita non esce. Mi decido a contattare il numero verde del governo: un miracolo, rispondono subito, si vede che c’è la mano di Brunetta penso tra me e me. Arriva la doccia fredda: “Lei può scrivere con questa Pec solo agli enti pubblici che sono registrati nel sito ministeriale…”. E il mio Ordine ovviamente non c’è. E questa la chiamano semplificazione amministrativa?

Lettera firmata

Caro lettore, un celebre economista dava questa definizione della burocrazia: una difficoltà per ogni soluzione. La “semplificazione” amministrativa è giusta e sacrosanta. Ma nel nostro come in altri paesi, deve fare i conti con uffici che fanno della “complicazione” amministrativa la ragione stessa della loro esistenza. E quanto ciò sia vero lei l’ha provato sulla sua pelle. Anzi sulla sua mail.

Gazzettino.it

31 dicembre 2010

 

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