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I fragili e poi gli over 80, si parte con la terza dose. Gli scienziati: non è per tutti. Uno studio sui dati di Israele: “Riporta l’efficacia del vaccino al 95%”. Ma la Fda in Usa e l’Ema per l’Europa sono caute sull’estensione generale

Elena Dusi, Repubblica. La somministrazione della terza dose di vaccino contro il Covid parte ufficialmente oggi in Italia. Non riguarda tutti i cittadini, ma solo quelli che hanno presumibilmente una protezione immunitaria più bassa o sono esposti a rischio: pazienti fragili, over 80, ospiti delle Rsa e operatori sanitari.
Perché serve una terza dose?
Perché l’efficacia dei vaccini cala col tempo e con le varianti. Con il Covid il livello degli anticorpi si dimezza ogni tre mesi circa. Non sappiamo quando il loro numero diventi troppo basso, né si è capito se la memoria cellulare duri di più a lungo rispetto agli anticorpi. Nel dubbio si è scelto di proteggere i fragili con una terza iniezione. Le persone fragili sono sia quelle che più rischiano di morire di Covid, sia quelle con un sistema immunitario compromesso, in cui i vaccini funzionano meno. Verranno usati solo Pfizer dai 12 anni in su e Moderna dai 18. Ora in Italia ci sono 10 milioni di dosi di scorta: i vaccini non mancheranno.
Chi sono i primi della lista?
Li ha individuati una circolare del ministero della Salute del 14 settembre. Sono i cittadini “sottoposti a trapianto di organo” o “con compromissione della risposta immunitaria”. Nell’elenco, fra le altre condizioni, ci sono tumori in cura con terapia immunosoppressiva, Aids grave o altre immunodeficienze, cure con alte dosi di immunosoppressori, dialisi o insufficienza renale grave, attesa del trapianto.
La terza dose poi toccherà a tutti?
Non è detto. Per ora l’indicazione riguarda i pazienti fragili. Da metà ottobre (orientativamente) sarà la volta di ultra 80enni, ospiti delle Rsa e operatori sanitari. Queste categorie sono state le prime a essere vaccinate, dal 27 dicembre 2020. Al momento non ci sono indicazioni che gli altri abbiano bisogno della terza dose. I paesi che hanno iniziato a vaccinare prima (Israele, Usa, Gran Bretagna) vedono col tempo un calo della protezione dal contagio asintomatico dal 90% al 60% circa. Si mantiene invece la protezione dalla malattia grave (oltre il 90%). Un calo di quest’ultima si vede solo negli over 65.
Cosa deve fare chi ha diritto alla terza dose?
Le procedure variano fra le Regioni.
In molti casi i candidati alla terza dose non devono fare nulla: saranno contattati dagli ospedali che li hanno in cura o dal medico di famiglia. Ci sono però eccezioni, come ad esempio Lombardia o Friuli Venezia Giulia. Qui devono essere i cittadini a prenotarsi. L’iniezione può avvenire in hub, ospedale o studio del medico. Chi non può spostarsi da casa verrà raggiunto a domicilio.
Cosa fanno gli altri paesi?
Israele offre la terza dose a tutti. Sul New England Journal of Medicine riporta una riduzione del rischio di infezione negli over 60 di 11,3 volte e di malattia grave di 19,5 volte. Francia e Spagna hanno iniziato nelle Rsa. La Gran Bretagna sta per partire con gli over 50. Gli Usa hanno deciso di somministrare la terza dose a tutti, ma l’organo consultivo dell’Fda vuole limitare la campagna agli over 65.
L’Agenzia europea per i medicinali non vede la necessità di procedere con la popolazione generale. L’Oms sconsiglia le terze dosi per tutti anche per un problema etico: i paesi poveri soffrono di carenza di vaccini.
Ci si può vaccinare contro Covid e influenza insieme?
«Può darsi che la ripresa dei contatti questo inverno porti a una stagione influenzale sostenuta» dice Roberto Ieraci, vaccinologo della Regione Lazio. «Chi ha bisogno della terza dose contro il Covid dovrebbe ricevere anche l’antinfluenzale, che arriverà a partire da ottobre. Le due iniezioni possono essere fatte nella stessa seduta, ognuna su un braccio»

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