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Terremoto. I geologi: rilevati punti di liquefazione in Polesine

Si chiamano «punti di liquefazione» e corrispondono a fratture e fessure del terreno, accompagnate talvolta da sabbia depositata ai lati

«Sono macchie biancastre abbastanza facili da individuare dall’alto: ieri mattina, durante la scossa di terremoto, stavamo sorvolando le zone del Polesine colpite e ne abbiamo rilevate diverse decine, anche recentissime», rivela Roberto Cavazzana, il vicepresidente dell’ordine dei geologi veneti reduce da un sopralluogo in elicottero condotto insieme a una squadra di colleghi volontari. Un fenomeno allarmante e finora inedito: «In effetti si tratta di conseguenze sul terreno poco note alle nostre latitudini, o conosciute soltanto dai tecnici, ma ben documentate dai sismologi in Giappone». La scoperta ha indotto i geologi ad aggiornare il loro programma di lavoro: «Anzitutto dovremo fare il punto della situazione, quantificando sia le liquefazioni che i fenomeni di espulsione di acqua dal sottosuolo e gli altri dissesti», annuncia Cavazzana «quindi cominceranno le ispezioni “a suolo”, cioè i rilievi necessari a delineare un’idea precisa del rischio attuale». Mappatura sismica da rivedere? «Sì, non tanto per quanto riguarda l’intensità massima, ma soprattutto per individuare gli effetti collaterali capaci di provocare danni nelle varie zone: le caratteristiche geologiche locali possono amplificarne pericolosamente l’entità». Sull’argomento si innesca una polemica, suscitata dallo stesso geologo che nei giorni scorsi ha lamentato una sottovalutazione del rischio sismico in Polesine, sottolineando come la Regione abbia escluso i Comuni rodigini dai destinatari di fondi per nuovi studi e messa in sicurezza degli edifici. La replica stizzita di Palazzo Balbi non si è fatta attendere: «Non c’è stata alcuna disattenzione e spiace che il vicepresidente Cavazzana sostenga il contrario», afferma l’assessore veneto Isi Coppola «il provvedimento regionale cui fa riferimento, dello scorso 17 aprile, è figlio dell’ordinanza della Presidenza del Consiglio del 29 febbraio scorso la quale stabilisce i criteri d’accesso al finanziamento che “riguardano gli interventi di prevenzione del rischio sismico nei Comuni in cui la pericolosità sismica di base, espressa in termini di accelerazione al suolo non sia inferiore a 0,125g” e individua in un apposito allegato l’elenco completo di dette località, in cui non è ricompreso nessun Comune della provincia polesana. Il documento è redatto a cura del dipartimento nazionale di protezione civile ed è basato su studi approfonditi e sullo storico dell’andamento sismico dell’intera penisola». «È altrettanto chiaro», conclude l’assessore Coppola «come fino al 20 maggio scorso la classificazione del territorio polesano a basso o bassissimo rischio sismico fosse cosa assolutamente normale per tutti, geologi compresi verrebbe da dire, e una volta di più viene confermata l’imprevedibilità dei terremoti. Nessuna volontà di fare polemiche o speculazioni, tanto meno oggi, di fronte a nuove distruzioni e nuove morti; ma certo una maggiore sobrietà e precisione, in questi momenti, non guasterebbe».

Il Mattino di Padova – 30 maggio 2012

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