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I lupi? Sui monti Lessini sono troppo pochi per poterli abbattere. Oppure trasferirli. Il vertice in provincia a Verona con il sottosegretario Degani

Lupo «blindato» in Lessinia. Anche con le deroghe che potrebbero consentire, seppur in via eccezionale, gli abbattimenti, questi ultimi quasi certamente non si applicheranno al branco che vive sulle montagne veronesi.

Lo si evince dalla anticipazioni al nuovo «piano d’azione nazionale per la conservazione del Canis lupus» di due persone piuttosto informate: Barbara Degani, sottosegretario all’Ambiente e Luigi Boitani, docente di Ecologia animale alla Sapienza (e volto noto anche in tv), nonché consulente per l’Ispra, l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. Entrambi si sono confrontati ieri, in loggia Fra Giocondo, con i sindaci della Lessinia, le associazione degli allevatori e gli ambientalisti.

Non sono entrati nel merito per quanto riguarda il branco di Slavc e Giulietta, ma dai requisiti citati per poter ricorrere all’abbattimento in deroga ce n’è uno che sembra escludere tutti i lupi dell’arco alpino. Infatti, per poter anche solo considerare l’ipotesi, occorre che il lupo non risulti a rischio in quella zona. Ed essendoci, in tutto il Nord Italia, appena 150 esemplari divisi in 23 branchi, è impossibile che si configuri questa circostanza. Insomma, abbattimenti, ma anche trasferimenti, potrebbero riguardare solo i lupi dell’Appennino.

Non solo: un’altra «condicio sine qua non» riguarda anche le misure prese per contrastare il predatore. In breve, gli allevatori si dovranno rassegnare a prevedere recinti anche in Lessinia, dove prevale il pascolo aperto, e dotarsi di cani. Per l’approvazione del piano, dice Degani, «è questione di mesi». «Ci saranno diversi passaggi, da fare – precisa – tra cui quello della conferenza Stato – regioni. La prima necessità è quella di fare il punto sullo stato di conservazione del lupo in Italia, per capire se vi sia la possibilità di effettuare delle deroghe, che è la grande richiesta di oggi e di altri territori».

Per quanto riguarda la Lessinia, prosegue Degani «si tratta di una presenza relativamente recente, ma che va ad interferire con l’attività di allevamento che qui è particolarmente sviluppata. Il problema, dunque, è quello di contemperare gli interessi di chi desidera proteggere la fauna selvatica e chi, invece, vuole tutelare l’allevamento e l’agricoltura. Sarà la Regione Veneto a dover attuare il piano, anche in considerazione che esiste la specificità del Parco naturale».

Parola a Venezia, dunque: l’atteso incontro tra l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, amministratori e allevatori è fissato per il 9 marzo a Bosco Chiesanuova. In molti lamentano l’inerzia della Regione: per Orietta Salemi, consigliere regionale per il Pd «è il convitato di pietra» per Legambiente Verona «non ha usato le risorse messe a disposizione dal progetto Wolfalps».

Soddisfatto dell’incontro, il presidente della Provincia, Antonio Pastorello, secondo il quale «abbiamo fatto valere le ragioni della Lessinia davanti a coloro che decideranno del problema: speriamo vengano riconosciute le specificità del nostro territorio». Scettici alcuni sindaci, come Lucio Campedelli (Erbezzo): «Alla fine non ci sarà nessun confronto, decideranno tutto a Roma e noi non saremo davvero ascoltati».

Davide Orsato – Il Corriere del Veneto – 23 febbraio 2016 

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