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I macellai francesi protestano: difendeteci dai vegani. Lettera dei 18 mila artigiani al ministro dell’Interno: «Siamo vittime di attacchi e di ostilità»

I macellai francesi chiedono la protezione delle forze dell’ordine «perché finiscano, il più rapidamente possibile, le violenze fisiche, verbali, morali nei confronti di noi onesti professionisti».

È una lettera senza precedenti quella inviata il 22 giugno scorso dal presidente della Confederazione dei macellai, Jean-François Guihard, al ministro dell’Interno Gérard Collomb. Vengono elencati i più recenti atti di ostilità compiuti da «militanti vegani» nei confronti di alcuni dei 18 mila «artigiani macellai-salumieri» di Francia: sacche di falso sangue (in realtà vernice) lanciate contro i negozi; una macelleria, una pescheria, un ristorante e una rosticceria vandalizzate con scritte sui vetri e lanci di pietre nel Nord della Francia; una militante vegana che su Facebook si è rallegrata dell’uccisione, nell’attentato islamista di Trèbes, del macellaio nel supermercato dove era entrato in azione il terrorista.

«Siamo profondamente scioccati che una parte della popolazione voglia imporre all’immensa maggioranza il suo stile di vita, per non dire la sua ideologia — si legge nella lettera —. Gli attacchi contro i macellai e tutta la filiera sono né più né meno che una forma di terrorismo».

«Lasciateci lavorare in pace», chiedono i macellai. La lettera però ignora — e non può che essere così — il cuore del problema.

Gli anti-specisti sono convinti che l’appartenenza alla specie umana non legittimi i massacri, le torture e i maltrattamenti inflitti ad altre specie, composte di esseri senzienti che provano dolore, angoscia, paura, piacere, gioia come noi. «Il macellaio è una presenza naturale nelle nostre città quanto le strade e le auto — scrive la saggista anti-specista Marcela Jacub su Libération —. Percepirlo all’improvviso come un assassino, un trafficante di sofferenza, è ovviamente incongruo. Però è purtroppo frequente che costumi crudeli facciano parte di una civiltà. Poi un giorno queste pratiche diventano insopportabili. Manca ormai solo un impercettibile movimento perché le nostre abitudini gastronomiche diventino coerenti con i nuovi paradigmi di giustizia».

Jacub fa gli esempi della lotta contro lo schiavismo, la pena di morte, le discriminazioni contro gli omosessuali o le donne. Quel che veniva giudicato ineluttabile prima, a un certo punto non lo è più. Fatto salvo il sacrosanto diritto dei macellai e degli allevatori a non essere vittime di attacchi, il contrasto di fondo con gli anti-specisti sembra essere solo agli inizi.

Corsera 27 giugno 2018

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