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I nuovi diritti degli animali. Ospedali, hotel, spiagge, supermercati e negozi aprono le porte a cani o gatti. Fine dei cartelli «io resto fuori»

Ci verrà sicuramente con più voglia di un qualunque marito e come qualunque marito non mostrerà grande entusiasmo per lo scaffale dei detersivi, ma certo troverà in fretta il banco della macelleria. Già, perché anche il cane adesso potrà fare la spesa al supermercato, da quando, pochi giorni fa, la Conad Adriatico ha deciso di aprire agli animali i suoi 334 punti vendita sparsi tra Marche, Abruzzo e Puglia.

Cani di taglia piccola e media (o i gatti, volendo, ma è noto che preferiscono il servizio a domicilio) potranno sistemarsi in un vano speciale del carrello, quelli più grandi dovranno andare al guinzaglio. Corto, a evitare incontri troppo ravvicinati con i vassoi delle polpette. I dog-cart sono già disponibili in 17 strutture, le altre si adegueranno entro pochi mesi. Peraltro i cagnolini sono già benvenuti anche da Eataly.

E con la grande distribuzione che diventa più amica degli animali (contando poi di fidelizzare i padroni, va da sé) si completa sempre più il processo di integrazione di quello che, coda a parte, è un vero e proprio componente della famiglia per 22 milioni di italiani. La carta costituzionale del quattrozampe è ormai un tomo di un certo spessore. Niente a che vedere con le libertà negate di qualche decennio fa quando, era il 26 agosto del 1978, l’allora sindaco di Sorrento dispose il coprifuoco per i cani, a cui vietò di passeggiare per le vie dalle 8 alle 22, imponendo il bisognino al buio. Appena più democratico il primo cittadino di Jesi che, nel 1992, li esiliò dal centro storico dalle 16 alle 20, con sanzioni fino a un milione di lire in caso venisse «lordato il suolo pubblico». I diritti di cani e gatti hanno fatto molta strada. Intanto sono ormai condomini a tutti gli effetti, nessuno potrà più sfrattarli da casa loro. E il classico cartello «Io qui non posso entrare» si vede in giro sempre meno.

In mancanza di una normativa nazionale unica, sono le Regioni, i Comuni o i privati a stabilire regole ed eccezioni. «Ma ormai più della metà degli alberghi e dei ristoranti italiani accolgono cani e gatti», spiega l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana Difesa Animali e Ambiente, che ha chiuso l’accordo tra Conad e federazione delle associazioni animaliste e presentato una proposta di legge quadro ora in commissione per le Attività produttive. «Nel manuale della Federazione dei pubblici esercizi c’è scritto che non esistono indizi igienico sanitari che ne impediscano l’ingresso».

Il cane moderno ormai parte per la villeggiatura, va al mare («Ci sono 190 spiagge attrezzate di recinti ombreggiati, specie in Emilia Romagna, Toscana e Liguria»), in biblioteca (a Fucecchio c’è una postazione riservata con lettino), viaggia in treno a metà prezzo, sia con Trenitalia che con Italo, a prescindere dalla taglia. E se si sposta in auto e si ferma in Autogrill, entra indisturbato e trova la ciotola d’acqua fresca. Cani e gatti fanno pet therapy per i malati, molti ospedali li accettano in visita come fossero parenti, spesso meno molesti di quelli a due zampe. A Genova, se piccini, possono entrare al cimitero. Niente da fare per le scuole. In chiesa è a discrezione del parroco.

Quanto ai mici, che non cercano compagnia ma gentilmente offrono la loro, vanno di moda i bar che nel menù prevedono fusa e grattini, secondo la moda importata dal Giappone di Hello Kitty e Chococat: a Torino ci sono il Neko Cat cafè e il MiaGola Cafè, dove i clienti possono bere e mangiare in mezzo ai felini, a Milano il Crazy Cat Cafè in zona stazione Centrale, e Roma il Romeow Cat Bistrot, quartiere Ostiense. Come vicini di tavolo, certo meno fastidiosi degli umani che gridano al cellulare o impugnano la forchetta come una zappa.

Il Corriere della Sera – 19 dicembre 2015 

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