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I politici non finiscono mai: l’esercito dei 144mila eletti. Dal Parlamento alle Regioni, dai Comuni ai mini municipi. E alle Province

di Roberto Turno. Se misurassero in media 175 centimetri, uno dopo l’altro creerebbero una colonna lunga 254 chilometri. Più o meno da Roma e Firenze. «Un esercito», chiosa la Corte dei conti. Che s’è presa la briga di ricontarli alla fine dell’anno scorso. Per scoprire quanto gli italiani (ed elettori) in fondo a più riprese hanno mostrato di sapere bene: i politici non finiscono mai. Rispuntano sempre. Tra vecchie leve e new entry le porte girevoli della politica sono sempre aperte per tanti. Un «esercito» di 144.591 eletti o «in carica» che occupano poltroncine varie. Dal Parlamento alle Regioni, dai Comuni ai mini municipi. E alle Province.

Posti d’oro o meno d’oro. Meritati a volte, ma non raramente immeritati. E tanti, sempre tanti, sempre troppi. Che costano ancora troppo, scrive il procuratore generale Salvatore Nottola nella memoria scritta consegnata ieri in occasione del rendiconto dello Stato per il 2013. Costi che non si tagliano mai abbastanza, aggiunge il Pg, rilevando una sostanziale «inerzia» (della politica) a fare pulizia, a praticare una sana spending review sulle sue stesse prebende. Come dire: non s’è fatto abbastanza, anzi, e ciò «non induce a un recupero di affidamento del corpo elettorale nei confronti delle rappresentanze elette». Che per prime devono dimostrare «maggior rigore finanziario». Sia per tagliare la spesa che per dare un colpo di forbice agli eletti. Nuovo Senato docet.

Tra Camera, Senato ed eletti in Europa i politici italiani sono 1.041. Altri 1.270 sono seduti nelle poltroncine regionali. Ancora 3.446 occupano quelle delle province da smantellare. E ben 138.834 stavano ancora l’anno scorso sugli scranni dei Comuni e dei loro affilatissimi municipi. Ecco l’esercito dei 144.591 eletti d’Italia. Che costavano (costano) niente male, di questi tempi poi. Per il funzionamento del Parlamento, ricorda Nottola, sono stati impiegati l’anno scorso circa 3 mld, in calo del 4% sull’anno prima, con compensi ai politici di 447 mln. Per il Quirinale 228 mln, come l’anno prima, anche se i tagli ci sono stati. Altri 458 mln se ne sono andati per far marciare la macchina di Palazzo Chigi, in crescita dell’11%. Ben 200 mln per i ministeri. E altri 3 mld per Regioni, Comuni ed enti minori. In tutto almeno 7 mld: più del bonus Irpef da 80 euro di quest’anno, due volte il vecchio sconto sulla prima casa. Che di questo siano delusi gli elettori dei loro politici?

Il Sole 24 Ore – 30 giugno 2014 

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