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I project financing costano al Veneto 145 milioni l’anno

Ciambetti: «Non ne faremo più». E Zaia chiede ai dg delle Usl di ridursi lo stipendio

Ospedali costruiti con i privati. Su costi e benefici dei project financing nella sanità si è aperto in Veneto un dibattito tra polemiche e accuse. Le opposizioni in consiglio regionale attaccano («operazioni che non si reggono finanziariamente »). Galan da governatore li portava come modello da seguire e li difende ora da ministro. Adesso la nuova amministrazione a guida leghista frena. Ma quanto costano i project financing alla Regione? I due avviati per la ristrutturazione degli ospedali di Venezia, Castelfranco e Montebelluna (uno unico), più i tre intrapresi per la costruzione dei nuovi poli di Mestre, Thiene e Monselice-Este hanno un valore totale di 744,5 milioni di euro e costano alle Usl interessate complessivamente 142.233.000 euro all’anno di canone di disponibilità. Ovvero la quota corrisposta al privato— per 21/30 anni—in restituzione dell’investimento affrontato e per la gestione dei servizi alberghieri e/o sanitari. A questa cifra vanno aggiunti i 3.550.000 euro di canone calcolato per il project che a breve consentirà la riorganizzazione della cittadella sanitaria di Treviso (costo 224 milioni, 126 di finanziamenti pubblici e 98 di privati) e che porterà la spesa globale a 145.783.000 euro. La prossima settimana verrà inoltre definito il project financing di 57 milioni di euro che, insieme ai 33 provenienti dal fondo statale per il riammodernamento sanitario, ai 9 tirati fuori dall’Azienda ospedaliera e ai 20 erogati dalla Fondazione Cariverona, consentirà il lifting del nosocomio scaligero. Ovvero la realizzazione a Borgo Trento dell’ospedale della donna e del bambino, la nascita a Borgo Roma della sezione per i pazienti di fuori città e il restauro del Policlinico.

Il ruolo principale lo interpreta l’ospedale «All’Angelo» di Mestre, costato 253 milioni di euro: l’Usl 12 ne sborsa 54,5 di canone annuo. Altri 12,6 li eroga per la realizzazione del nuovo padiglione «Jona» del civile (ospiterà Pediatria, Ostetricia e Ginecologia, Medicina, Reumatologia, Pneumologia e Nefrologia), nell’ambito di un project da 47 milioni, 20 a carico dell’azienda e gli altri del privato. Con 147 milioni (91,3 privati) l’Usl 8 di Asolo ha invece ampliato e completato il complesso di Castelfranco e ora sta restaurando quello di Montebelluna: paga un canone di 43 milioni. Altri 28.933.000 euro li corrisponde l’Usl 4di Thiene per il nuovo polo, del valore di 132.500.000 (61,5 milioni di provenienza privata), mentre l’Usl 17 di Este versa 3,2 milioni per la nascita di una struttura da inaugurare nel 2013 con un investimento di 165 milioni (64 privati). «Di per sè il project financing non è un male, non va demonizzato per partito preso, ma sui conti della sanità pesa molto—riflette l’assessore al Bilancio, Roberto Ciambetti —. Perchè dia buoni risultati va usato nell’ottica di avantaggiare la pubblica amministrazione, non il privato. Noi stiamo analizzando i vari contratti in essere, per capire se si può intervenire, almeno sulla durata. Nel futuro vorremmo evitare di ricorrere a tale strumento in sanità, per utilizzare solo risorse pubbliche».

In questa direzione si inquadrano lo stop ai progetti dei nuovi ospedali di Arzignano e Padova e la richiesta al governo, avanzata in Conferenza Stato- Regioni, di non abolire l’articolo 20 della finanziaria, ovvero il fondo edilizio sanitario. Che, per tutta Italia, vale 9 miliardi di euro (al Veneto di solito va l’8%). In quest’ottica di risparmio, il governatore Zaia ha chiesto ieri ai dg delle aziende sanitarie, attraverso l’assessore Coletto, di autoridursi lo stipendio. Avendo loro firmato un contratto di 5 anni, la Regione non può farlo di imperio. «Noi assessori ci siamo tagliati del 5% il compenso, possono farlo anche i manager—dice Coletto, ieri presente alla riunione dei dg a Montecchio Precalcino — e infatti nonci sono state sollevazioni. Se vogliono condividere con i politici la gestione della cosa pubblica, devono farlo anche nel momento del sacrificio. Potrebbero valutare una contrazione del 5-10%».A dire il vero i diretti interessati sono rimasti spiazzati, ma diranno di sì per forza, visto che sono di nomina politica. «In effetti non ci aspettavamo questa richiesta—ammette il coordinatore Valerio Alberti — anche perchè dal primo gennaio 2011 la legge Brunetta ci decurterà circa 4 mila euro all’anno dei 154 mila di busta paga. Un altro 20% sarà sottratto ai nuovi contratti, inoltre ci è stato congelato il premio di produzione (avanzano il conguaglio 2008, gli incentivi 2009 e 2010, ndr). Zaia ci ha chiesto di avanzare una proposta sull’entità della riduzione, che presenteremo a breve».

Corriere del Veneto

30 ottobre 2010

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