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I ricercatori al Parlamento: sulla sperimentazione animale si faccia come in Europa

«Ad oggi non esistono vere alternative all’utilizzo di animali nella sperimentazione di farmaci e di nuove terapie». A sostenerlo, invitando il Parlamento a recepire la disciplina Ue in materia senza gli emendamenti introdotti al Senato, sono una dozzina di direttori scientifici di importanti centri nazionali di ricerca tra cui Silvio Garattini, direttore del Mario Negri di Milano, che domani verrà ascoltato in commissione alla Camera.

«Il Senato della Repubblica nel recepire la Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici – scrivono gli esperti nel loro appello rivolto al Parlamento – ha approvato alcuni emendamenti, che se dovessero essere fatti propri anche dalla Camera, oltre a essere in aperto contrasto con la direttiva, penalizzerebbero pesantemente la ricerca biomedica in Italia, già in difficoltà per i continui tagli ai finanziamenti della stessa. Tra questi: il divieto all’utilizzo di animali per gli xenotrapianti e per gli studi sulle droghe, l’obbligo dell’anestesia o dell’analgesia anche quando non ha alcun senso, così come il divieto di allevamento su tutto il territorio nazionale di cani, gatti e scimmie destinati alla sperimentazione». «L’uso degli xenotrapianti, in particolare – sottolineano gli scienziati – è oggi il modello principale per qualsiasi esperimento di tumor biology/genetics e per la preclinica di drug discovery».

La Direttiva in questione è già stata recepita senza modifiche da tutti i più importanti Paesi europei attivi nella ricerca (tra cui Gran Bretagna, Francia, Spagna, Danimarca, Norvegia e Svezia). Tra questi manca solo la Germania che deve fare un percorso di approvazione più lungo, dovendo sottoporre la Direttiva al placet dei singoli land. La decisione del Senato, oltre a mettere l’Italia nella condizione di dover far fronte a una costosa procedura di infrazione, ci allontanerebbe ancor più dai Paesi più avanzati, che in controtendenza rispetto all’Italia stanno significativamente investendo nella ricerca biomedica.

«La ricerca biomedica – concludono i ricercatotri – oltre a rappresentare la speranza di vita e di una miglior qualità della stessa per milioni di persone malate, rappresenta anche una straordinaria occasione di sviluppo e di lavoro qualificato per migliaia di giovani ricercatori, altrimenti costretti a mettere a frutto altrove le competenze acquisite in Italia. Chiediamo che chi ha responsabilità di governo del Paese, ma anche la pubblica opinione, apra un razionale, trasparente confronto prima di assumere decisioni irreparabili e che il Parlamento recepisca la Direttiva Europea nella sua formulazione originale, che fu elaborata anche con il contributo delle più importanti organizzazioni animaliste europee.

hanno sottoscritto l’appello Giovanni Apolone (direttore scientifico Arcispedale di Reggio Emilia), Giorgio Crucian (coordinatore scientifico dell’Istituto Oncologico Romagnolo), Giovanni De Gaetano (direttore del Dipartimento Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Istituto Neurologico Neuromed), Silvio Garattini (direttore dell’Irccs Mario Negri), Gian Franco Gensini (direttore DAI Cuore e vasi dell’AoU Careggi), Pier Mannuccio Mannucci (direttore scientifico della Fondazione Irccs Ca’ Granda-Policlinico di Milano), Alberto Mantovani (Università degli Studi di Milano), Antonio Moschetta (direttore scientifico Irccs Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari), Pier Giuseppe Pelicci (condirettore dell’Ieo), Marco Pierotti (drettore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano), Giuseppe Remuzzi (presidente dell’International Society of Nephrology) e Umberto Tirelli (direttore del dipartimento di Oncologia Medica dell’ Istituto Nazionale Tumori di Aviano).

Il Sole 24 ore sanità – 17 luglio 2013 

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