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I salumi salvati solo dall’export. La volatilità dei listini sta mettendo a dura prova i rapporti di filiera

Il tavolo. Produttori e industriali dopo il flop del nuovo sistema di quotazione hanno chiesto una mediazione al ministro De Girolamo

I salumi made in Italy conquistano nuovi spazi sui mercati internazionali. Partito con un timido segno positivo nel 1?trimestre, l’export ha ripreso slancio nei tre mesi successivi, trainato dalla ripresa, seppur modesta, della fiducia in alcuni Paesi dell’area euro. Così, nel periodo gennaio-giugno 2013, le spedizioni hanno superato le 67.068 tonnellate per un valore di 545,5 milioni, segnando un +1,6% in quantità e +4% in valore rispetto al primo semestre 2012. I dati resi noti da Assica sono stati approfonditi nell’ambito della Fiera internazionale del bovino da latte in corso a Cremona.

«Il settore sta tirando il fiato – sottolinea il direttore di Assica, Aldo Radice – ma resiste alla crisi e chiude il semestre con una crescita dell’1,6% in quantità; un trend comunque inferiore all’andamento dell’industria agroalimentare nel suo complesso (+7%)». Primo semestre discreto per le esportazioni di prosciutti crudi (+1,7% in quantità e +3% in valore), stabili i salami, mentre frenano mortadella e wurstel.«Un risultato penalizzato dal confronto con l’ottimo primo semestre del 2012 – spiega Radice – e dalla brusca frenata del mercato comunitario dove il business è sceso dell’1,2%».

Seppur contenuta la crescita dell’export rappresenta una boccata d’ossigeno per un settore alle prese con la volatilità dei prezzi della materia prima e, soprattutto, una scarsa redditività. In sole 5 settimane, dal 12 settembre al 17 ottobre, le quotazioni dei suini da macello, quelli destinati alla trasformazione in Prosciutto di Parma e di San Daniele Dop, hanno incassato una perdita di 34 centesimi/kg, passando da 1,815 euro/kg a poco più di 1,47euro/kg. Un crollo che gli allevatori non si aspettavano, al pari dell’impennata registrata all’inizio dell’estate.

L’illusione di essere fuori dal tunnel della crisi è durata poco. Le quotazioni sono crollate e nella filiera è cresciuta la tensione. Dopo l’accordo siglato l’8 luglio scorso da tutti gli attori della filiera e dagli assessori all’Agricoltura di Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, il 3 ottobre è finalmente partita la sperimentazione per il pagamento a peso morto delle carcasse. Ma il sistema si è subito inceppato con un rimbalzo delle responsabilità tra produttori e macellatori.

Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha scritto una lettera al ministro delle Politiche agricole chiedendo la convocazione di un tavolo per sbloccare l’empasse «che arreca di ora in ora danni economici alla filiera e delegittima il lavoro che la Cun, commissione ministeriale, ha portato avanti da tempo». «Gli allevamenti sono sull’orlo del baratro», ha rilanciato dal canto suo Antonio Piva, presidente della Fiera di Cremona. D’accordo sulla convocazione del tavolo anche il presidente di Fedagri Lombardia, Fabio Perini che associa oltre un milione di capi suini. Ma Assica respinge le accuse sottolineando che in una fase di mercato calante non possano «essere imposti prezzi al di fuori del reale equilibrio tra domanda e offerta». Anche il presidente Lisa Ferrarini ha sollecitato un incontro al Mipaaf, ma non c’è ancora una convocazione. In attesa che l’«arbitro» convochi le squadre per una mediazione istituzionale l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, invita le parti a individuare gli interessi comuni, mentre Gabriele Canali, direttore del Cresis, rilancia sul coordinamento tra Organizzazioni dei produttori e distretti per dare vita a partnership forti e ben coordinate per recuperare così margini di efficienza che non riguardano solamente gli allevatori ma anche i macellatori.

Il Sole 24 Ore – 26 ottobre 2013 

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