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I segreti della variante Centaurus “È più contagiosa di Omicron 5”. Walter Ricciardi rilancia la tabella sulla crescita dei casi negli Stati Uniti e avverte: “Wake up” (“sveglia”)

DI ELENA DUSI, REPUBBLICA Il virus cambia ancora volto. L’ultima maschera indossata da Omicron per nascondersi ai nostri anticorpi e continuare a contagiarci si chiama BA.2.75. La sottovariante — soprannominata su Twitter Centaurus — è comparsa a maggio in India e oggi ha raggiunto una decina di Paesi del mondo. Se alcuni tratti del suo viso sono abbastanza riconoscibili, altri restano ancora in ombra. Non ci dicono quanto è cattivo il suo sguardo, né se Centaurus è pronto a una nuova galoppata per il mondo, con la tanto temuta ondata d’autunno.
Quali sono le sue caratteristiche?
«Non è una nuova variante, ma una sottovariante di Omicron: appartiene sempre alla stessa famiglia» spiega Carlo Federico Perno, virologo del Bambino Gesù di Roma. «Sars-Cov2 da tempo non fa salti evolutivi. È come se si muovesse all’interno di una gabbia. Questo dovrebbe mitigare la sua capacità di reinfettare». Fatica, ma il virus dalla gabbia prova comunque a uscire.
«BA.2.75 ha 9 nuove mutazioni sulla proteina spike e 5 al di fuori di essa» aggiunge Alessandro Carabelli, alla guida di uno dei gruppi di ricerca del consorzio inglese Cog-Uk, i cacciatori di nuovi varianti. «Sulla spike, la mutazione G446S è la più preoccupante. Secondo la letteratura, è potenzialmente in grado di rendere il virus capace di sfuggire al sistema immunitario».
Vorrebbe dire che gli anticorpi di guariti e vaccinati non riconoscono Centaurus? Con quali conseguenze?
«Una nuova sottovariante potrebbe sfuggire agli anticorpi, ma non alla memoria immunitaria» spiega Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena.
«Potremmo reinfettarci con la nuova versione della spike, ma non ammalarci in modo grave». Come nel caso dei vaccini, quel che conta è la distinzione fra la semplice infezione e i sintomi severi della polmonite, già oggi diventati rari. «Immaginiamo la spike come un filo raggomitolato fatto di centinaia di pezzettini diversi:gli aminoacidi. Se ne cambi 8, gli anticorpi, la prima linea di difesa dall’infezione, rischiano di non riconoscere più l’intero gomitolo. Il virus penetra nell’organismo attraverso le vie aeree superiori e cicontagia. A quel punto entra in azione la seconda linea, quella dei linfociti e della memoria immunitaria, che invece non si fa ingannare facilmente. Non bastano 8 mutazioni a rendere il virus irriconoscibile perloro, che sono molto efficaci nel frenare la replicazione del virus e la sua discesa nei polmoni, dove si concentrano i sintomi gravi».
È un virus più contagioso?
Secondo alcuni ricercatori Centaurus è 2-3 volte più contagioso di Omicron BA.2, ma sono calcoli pubblicati su Twitter. I virus sequenziati finora in India sono poco più di 40, più un’altra decina fra Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. In Europa ci sono una ventina di casi in Gran Bretagna, Olanda e Germania. Per il momento nessuno è in Italia. L’Organizzazione mondiale della sanità attende ulteriori informazioni prima di registrare BA.2.75 come variante sotto osservazione o preoccupante.
I sintomi sono gravi?
I pazienti osservati in India sono in maggioranza asintomatici. L’indizio che può suggerire una maggiore contagiosità è che in quel Paese i casi quotidiani sono passati da 3mila a marzo a 17mila oggi.
Come nasce il nome Centaurus?
Nulla di ufficiale: l’Oms non ha ancora classificato il nuovo virus. Un utente di Twitter in vena di protagonismo ha scritto: «Ho chiamato BA.2.75 come una galassia. Il suo nuovo nome è Centaurus. Oggi comando io per tutto ciò che riguarda la pandemia».
Centaurus ci porterà una nuova ondata in autunno?
«È difficile prevedere che performance avrà fuori dall’India» premette Carabelli. In quel Paese, a differenza di Europa e America, Omicron BA.5 è poco diffusa e il panorama è dominato da Omicron BA.2: il ramo da cui discende BA.2.75.
«Perché la nuova sottovariante causi una nuova ondata dovrebbero verificarsi diverse condizioni» riflette Perno. «Prima di tutto la nuova sottovariante dovrebbe avere una contagiosità sufficiente a scalzare BA.5». Al di là delle anticipazioni su Twitter, su questo non esistono prove né di laboratorio né epidemiologiche (relative cioè alla diffusione dei casi nella popolazione). «Non abbiamo neanche evidenze che chi si è infettato con uno dei vari Omicron si reinfetti facilmente con un’altra sottovariante» prosegue Perno. «La mia impressione è che questo avvenga raramente. Il che ci proteggerebbe da un contagio su larga scala con BA.2.75». Se invece Centaurus si rivelasse capace sia di contagiare con più efficienza rispetto a Omicron BA.5, sia di sfuggire alla marcatura degli anticorpi (questo avverrebbe, almeno in parte, anche con i vaccini aggiornati), allora rischieremmo una nuova ondata. «Ma sempre con una buona difesa della memoria immunitaria» ricorda Cossarizza. Centaurus potrebbe essere agile e furba. Ma da quel che si intravede del suo volto, non è la variante malefica che ci raffiguriamo nei nostri scenari peggiori.

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